17 febbraio 2020
Aggiornato 16:00
Calcio - Serie A

Processo al Milan: Mihajlovic e Galliani sotto accusa

Primi dissapori interni al Milan. Mihajlovic sotto accusa dopo un inizio a corrente alternata, peggio perfino del suo predecessore Inzaghi. Troppe le criticità di questa squadra, in ogni reparto: la difesa incassa troppi gol, il centrocampo non ha ancora una sua fisionomia e l’attacco paga l’inserimento di Balotelli. Berlusconi tace ma l’insofferenza monta.

MILANO - E pensare che c’è perfino chi rimpiange Inzaghi. No, non è una battuta, tra i fans del diavolo pare che qualcuno sia già pronto a rivalutare il lavoro di Superpippo da allenatore rossonero. Poco importa se quello dell’anno scorso è stato nel complesso uno dei Milan più brutti dell’ultracentenaria storia casciavit. È bastato confrontare i numeri e scoprire che dopo 6 giornate Inzaghi ha fatto più punti di Mihajlovic per far scattare la nostalgia canaglia.
Lungi dal voler alimentare certe assurde elucubrazioni, vale la pena analizzare finora il percorso di Sinisa Mihajlovic alla guida del Milan, arrivato in estate come ripiego - diciamocelo - dopo il no di Ancelotti, ma entrato subito nelle grazie di Silvio Berlusconi e dei tifosi milanisti per il suo atteggiamento autoritario e professionale.

Intollerabile un Milan così svogliato
Eppure, dopo quasi 100 giorni di lavoro, il Milan di Mihajlovic ancora non prende forma. Se però ci può stare che la squadra, da poco più di tre mesi con una nuova guida tecnica, non abbia ancora una sua fisionomia ben definita (anche se basterebbe guardare chi c’è in testa alla classifica - la Fiorentina - per rivedere anche questa teoria approssimativa), non è tollerabile invece vedere i rossoneri scendere in campo con indolenza, pigrizia e svogliatezza. Soprattutto perché in estate si è scelto il sergente di ferro Sinisa proprio per cancellare tutti i problemi di lassismo emersi troppo spesso a Milanello nelle precedenti stagioni.
A complicare ancor più la questione in casa Milan è che le criticità messe in evidenza dai rossoneri in questo altalenante inizio di stagione non riguardano solo l’atteggiamento in campo. I problemi sono tanti, in ogni reparto.

Serve un partner all’altezza per Romagnoli
Partiamo dalla difesa, ancora una volta sotto i riflettori per l’inaccettabile numero di gol incassati (9) in appena 6 partite. Sotto accusa praticamente tutti, dal portiere Diego Lopez (finora apparso un lontano parente dello scudo umano sicuro ed impenetrabile dello scorso anno), a tutti gli altri componenti della rosa, primo tra tutti quel Romagnoli, acquistato a peso d’oro e per questo nel mirino della critica. L’ex sampdoriano, protagonista involontario della sconfitta di Marassi, ingenerosamente espulso dall’arbitro Tagliavento per colpe non sue (andate a rivedere la sciocchezza commessa da Zapata che ha innescato la ripartenza genoana), non sembra aver risentito della sua supervalutazione, ma stiamo sempre parlando di un ragazzo di 20 anni. Per garantirne al meglio la crescita sarebbe necessario farlo maturare accanto ad un difensore all’altezza, affidabile, puntuale e preciso. Basti pensare a Nesta che arrivato al Milan trovò Maldini, o lo stesso Nesta che fece da chioccia a Thiago Silva. Alessio Romagnoli invece a Milanello ha trovato Zapata, Alex e Mexes, c’è bisogno di aggiungere altro?

Perché De Jong?
La questione centrocampo è ancora più ingarbugliata. Montolivo schierato da regista appare una soluzione adeguata, ma accanto a lui devono agire due incursori forti, veloci e intraprendenti. Viene facile a questo punto fare i nomi di Kucka e Bonaventura (o Bertolacci non appena sarà al meglio della condizione). De Jong si è rivelato ancora una volta inadeguato e sarebbe il caso che qualcuno (ogni riferimento a Adriano Galliani e puramente voluto) ci spiegasse il perché di quel rinnovo triennale all’olandese che al Milan costerà ben 18 milioni (con quei soldi si sarebbero potuti comprare Baselli, Jorginho e Dioussè e rinnovare la mediana per i prossimi 15 anni). Resta scoperto il ruolo da trequartista, vista l’inaffidabilità di Honda e Suso e il rendimento non ottimale di Bonaventura dietro le punte, ma per tappare quella falla c’è solo il mercato di gennaio.

Balotelli si, Balotelli no
E veniamo alle dolenti note dell’attacco, dove Balotelli ormai rappresenta croce e delizia per il tecnico Mihajlovic. Il rendimento di Supermario finora è stato più che accettabile ma appare evidente che la sua presenza in campo abbia avuto il potere di rovinare una delle coppie gol più intriganti che il Milan abbia mai avuto, quella formata da Bacca e Luiz Adriano. Il tecnico serbo è chiamato a trovare in fretta una soluzione perché è vero che il campionato non ha ancora trovato un padrone ma continuando ad alternare successi risicati a sconfitte dolorose non si va da nessuna parte.