16 settembre 2019
Aggiornato 18:30

Milan: Garay nel mirino, ma Sinisa vuole Romagnoli

L’amichevole prestigiosa persa contro il Lione per 2-1 ha evidenziato note liete (il terzo gol consecutivo di un Poli già pronto, oltre ai giovani Calabria e Donnarumma) ma anche diversi problemi che Mihajlovic dovrà iniziare a risolvere: il nodo De Jong in regia e soprattutto una difesa colabrodo.

MILANO - È una vita che sentiamo ripetere sempre la stessa manfrina sul calcio d’estate: il risultato delle amichevoli non conta, le gambe dei calciatori sono ancora imballate, sbagliato lasciarsi condizionare dalle facili vittorie, etc. etc. Ma Sinisa Mihajlovic è un uomo troppo intelligente per non capire che i segnali che stanno arrivando dalle prime uscite stagionali del Milan devono essere interpretati come preoccupanti segnali d’allarme. Soprattutto perché nel corso delle tre amichevoli disputate dal Milan fino a questo momento sono emersi diversi comuni denominatori e, alla luce della teoria di Agata Christie secondo cui «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», diventa indispensabile fermarsi a fare qualche opportuna riflessione.

Il problema De Jong regista
A fronte di qualche nota lieta, l’affermazione del giovane terzino Davide Calabria e la conferma del baby portiere Donnarumma (classe ’99), per non parlare dello stato di grazia di Andrea Poli, già alla terza rete consecutiva nelle prime tre uscite stagionali, continua a non convincere Nigel De Jong posizionato davanti alla difesa con impegnativi compiti di regia. Da mesi continuiamo a sostenere l’assoluta inefficacia dell’olandese in quel ruolo, causa principale della mancanza di fluidità del gioco rossonero, e chissà che non sia stato un azzardo investire tanti soldi (circa 15 milioni lordi di ingaggio) per confermare il «Comandante» ancora un triennio, anziché investire in un centrale - alla Jordie Clasie per intenderci - capace di svolgere quel ruolo con caratteristiche decisamente diverse.

Difesa colabrodo
Il problema che però sembra oggettivamente il più impellente da risolvere è l’eccessiva permeabilità della difesa del Milan. È vero che al reparto arretrato di Mihajlovic manca ancora il colombiano Zapata, ma la recente storia rossonera ci insegna che non possa essere proprio l’ex-Villareal, con i suoi frequenti e purtroppo dannosissimi cali di tensione, l’uomo capace di blindare la squadra. E allora forse sarà il caso di rivedere le teorie di Adriano Galliani, perché va bene affermare che 5 è il numero perfetto dei centrali in rosa, ma è la qualità degli elementi che lascia a desiderare.
Ragion per cui Alessio Romagnoli è sempre più nel mirino della dirigenza di via Aldo Rossi. 

Per Romagnoli la Roma potrebbe cedere
È vero che la Roma sembra essere poco propensa ad abbassare il muro dei 30 milioni eretto a difesa del suo talento, ma è opportuno sottolineare che Walter Sabatini si appresta a dover tirar fuori circa 50 milioni di euro per portare a casa Mohamed Salah dal Chelsea e Edin Dzeko dal Manchester United. Considerate le enormi difficoltà riscontrate finora dal diesse giallorosso nel vendere i vari Gervinho, Ljajic, Destro e Doumbia, è legittimo pensare che a breve Alessio Romagnoli lascerà la Roma per approdare al Milan, dove troverà ad aspettarlo il suo mentore Sinisa Mihajlovic, colui che l’ha lanciato nel calcio che conta (l’anno scorso alla Sampdoria) e che non vede l’ora di affidargli le chiavi della difesa rossonera.

Alternativa Garay
Nelle ultime ore ha iniziato a circolare anche la voce di un interessamento del Milan per Ezequiel Garay, spigoloso centrale argentino in forza allo Zenit San Pietroburgo (dopo Witsel, ancora i russi sulla strada rossonera), individuato come possibile alternativa a Romagnoli nel caso di un ostracismo reiterato da parte di Sabatini.
Le controindicazioni però sono tante: innanzitutto la valutazione data dallo Zenit a Garay, non meno di 25 milioni, dopo averlo acquistato dal Benfica per una cifra di poco inferiore ai 20 appena un anno fa; la carta d’identità, quasi 29 anni per il difensore argentino; e per finire l’ingaggio, visto che l’esperto centrale albiceleste è vincolato ai celesti della Gazprom con un contratto da 5 milioni di euro l’anno fino al 2019.
La verità, qualora Adriano Galliani decidesse davvero di voler fare un investimento così importante, è che l’ex Real Madrid sarebbe prezioso, ma accanto a Romagnoli, non in alternativa.
Così si che il Milan sarebbe quasi pronto, non prima di aver messo le mani anche su Zlatan Ibrahimovic, a tentare l’assalto alla Juventus campione d’Italia.