4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Calcio - Serie A

Milan, Inzaghi si gioca la panchina e punta tutto su Cerci

In caso di ennesimo stop, quella contro il Verona potrebbe essere l’ultima volta di Inzaghi sulla panchina del Milan. Il tecnico è apparso sereno e concentrato ma il dato di fatto è che la squadra gioca male e non tira più in porta. E domani sarà Cerci a guidare l’attacco rossonero.

MILANO - Quello che è apparso davanti ai giornalisti per la conferenza stampa di presentazione di Milan-Verona è sembrato un Filippo Inzaghi rinfrancato, rigenerato, pronto a tutto nella partita più importante della sua ancor breve carriera da allenatore. La sensazione di essere sull’orlo del burrone, maturata durante una settimana di critiche feroci piovute da ogni parte e soprattutto dai tifosi, deve aver regalato al tecnico quella placida e beata incoscienza di chi sa di non avere più nulla da perdere.
E chissà che non possa essere davvero questa la medicina per guarire un Milan malato nella testa più che nelle gambe. Perché non è così azzardato ritenere che una squadra, vittima finora di tutte le insicurezze, le debolezze, le paure del proprio allenatore, ora che il tecnico è con le spalle al muro, riesca come d’incanto a ritrovare spensieratezza, allegria e brillantezza di gioco.

INZAGHI: IMPORTANTE LA PRESENZA DI GALLIANI - L’importante ora è non lasciarsi condizionare dalle critiche e dal momento negativo, che ormai aleggia sul Milan inquietante come la nuvola di Fantozzi, e vivere come se fosse davvero l’ultima occasione per dimostrare quanto si vale. La richiesta di spiegazioni pretesa da Galliani nei confronti di tutti i responsabili dello staff tecnico sembra sia stata metabolizzata con savoir faire da Inzaghi che non ha mancato di far pervenire all’ad la sua personale gratitudine: «Ho trovato molto positivo il fatto che il dottor Galliani e il presidente siano sempre vicini alla squadra. Galliani in questi giorni è venuto per rafforzare la mia posizione e cercare di capire le cause che ci hanno portato pochi punti, è stato un discorso molto positivo e speriamo che già da domani si vedano i risultati». 

QUESTO MILAN NON TIRA PIÙ IN PORTA - La verità però, evidenziata da numeri impietosi, è che questa squadra, malgrado un pacchetto di attaccanti, trequartisti e mezzepunte tra i più ricchi - per numeri e qualità - dell’intera Serie A, non tira più in porta. Quello che nelle prime sette giornate del campionato italiano è stato il fiore all’occhiello del Milan, un attacco spumeggiante e prolifico, in grado di segnare valanghe di gol (8 solo nelle prime due gare), è diventato un reparto asfittico e misero, capace di produrre nelle prime 9 partite del 2015, la miseria di appena 29 conclusioni verso la porta avversaria, di cui 9 nella sola partita contro il derelitto Parma fanalino di coda.
Questo vuol dire che negli altri confronti, il Milan ha tirato 4 volte contro Sassuolo e Atalanta, 1 col Torino, 2 con Lazio, Empoli e Cesena e Chievo e 3 con la Juventus. Va da sé che vincere, magari con l’obiettivo di giocar bene e fare spettacolo, senza tirare in porta, al momento appare ancora un’utopia. «Giocavamo in modo diverso - la spiegazione sommaria di Inzaghi -. Ora però penso che bisogna mettere in campo la voglia di far bene e sono sicuro di aver preparato la partita contro il Verona nel modo giusto».

SABATO TOCCA A CERCI - La medicina individuata dal tecnico rossonero si chiama Alessio Cerci, chiamato a risollevare le sorti del Milan schierato accanto a Menez e Destro. Una scelta frutto soprattutto dell’emergenza a centrocampo che ha messo ko sia Montolivo che De Jong e costretto Inzaghi ad arretrare Bonaventura in mediana, accanto a Poli e Essien. La buona notizia è che Abate sembra pienamente recuperato e di sicuro sarà convocato. Se non dovesse essere giudicato idoneo a scendere in campo dal primo minuto, davanti al portiere Diego Lopez toccherà ancora una volta a Bonera e Antonelli sulle fasce, con Alex e Bocchetti al centro della difesa.

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