22 maggio 2022
Aggiornato 15:30
La guerra Russia-Ucraina

Prodi: «Il domatore della tigre (russa) ora è la Cina»

L'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi: «I protagonisti di un accordo non possono che essere Cina e USA. Oggi Putin vuole negoziare dal punto di forza massima possibile, questa è oggi la sua strategia»

L'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi
L'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi Foto: ANSA

ROMA - «Forse è vero che il sonaglio alla tigre l'ha messo la Nato», anche se in realtà «l'hanno messo in tanti», ma «il problema è che il domatore della tigre ora è la Cina», quindi i protagonisti di un accordo per la soluzione alla crisi in Ucraina «non possono che essere Cina e Usa», «occorre che siano d'accordo i due grandi protagonisti» della scena mondiale, anche se non saranno direttamente loro i mediatori. Lo ha detto l'ex premier ed ex presidente della Commissione Ue Consiglio Romano Prodi nel corso del confronto online «Il dragone tra le aquile, Stati Uniti, Cina e Russia di fronte alla guerra in Ucraina», con il presidente della Commissione Esteri della Camera Piero Fassino e la giornalista e scrittrice Alessandra Longo.

«Putin vuole negoziare da punto di massima forza»

«Oggi Putin vuole negoziare dal punto di forza massima possibile, questa è oggi la sua strategia: sta massacrando» l'Ucraina «non più per cambiare il governo» come voleva probabilmente fare all'inizio, ma «per conquistare tanta roba», il più possibile sul terreno, «per poi cederne un po' senza sembrare sconfitto».

«Su difesa comune UE facciamo come con l'Euro»

«L'Europa da questa guerra» in Ucraina «sta imparando molto», soprattutto che «se non si unisce è finita». «So benissimo che» sulla difesa e la politica estera comune «l'unanimità noi non riusciremo ad averla, ma allora facciamo come con l'Euro, cioè 'chi ci sta ci sta', facciamo la cooperazione rafforzata». In questa prospettiva «la Francia deve prendere l'iniziativa e insieme a Germania, Italia e Spagna fare il nucleo di Difesa: subito arriveranno altri dieci Paesi».

«Io - ha spiegato Prodi - speravo che il riarmo tedesco avvenisse dopo la politica estera comune Ue, perché già adesso l'industria» della Difesa «tedesca si sta attrezzando come» sola «industria tedesca, e già oggi quello tedesco sarebbe il terzo bilancio di Difesa al mondo, molto più grande di quello russo. Dopo» questo passaggio «sarà molto più difficile reimpastare le cose in modo da fare la difesa e la politica estera comune Ue», quindi ecco perché «secondo me sarebbe stato meglio che i tempi di questo processo fossero diversi».

«La Francia prenda l'iniziativa»

In ogni caso «ora noi dobbiamo correre con la politica estera comune. So benissimo che l'unanimità noi non riusciremo ad averla ma allora facciamo come con l'euro, cioè 'chi ci sta ci sta', facciamo la cooperazione rafforzata. Allora la Francia - ha proseguito Prodi - deve prendere l'iniziativa e io mi auguro che Macron, che sarà all'ultimo mandato e non ha problemi elettorali, voglia passare alla storia e insieme a Germania, Italia e Spagna fare il nucleo di Difesa: subito arriveranno altri dieci Paesi, subito. Questo è essere padroni della storia. Se noi affianchiamo all'euro una politica estera comune con un esercito comune allora l'Europa avrà qualcosa da dire in qualsiasi problema futuro e se oggi avessimo fatto questo - ha concluso - oggi saremmo noi i mediatori sull'Ucraina».