20 novembre 2019
Aggiornato 19:30
A cosa servono le grandi opere

Quanto valgono i risparmi dei costi della politica? Zero

Mentre il Paese è dissanguato dalla corruzione, si stima che l’importo complessivo legato al fenomeno sia pari a 60 miliardi all’anno, i partiti discutono di riforme che porterebbero a risparmi di qualche milione di euro, briciole a confronto

La Camera dei deputati ha rinviato in commissione la proposta del Movimento 5 stelle per tagliare i costi della politica
La Camera dei deputati ha rinviato in commissione la proposta del Movimento 5 stelle per tagliare i costi della politica Shutterstock

ROMA - Il progetto Tav continua ad essere la mangiatoia d’Italia, il trogolo in cui viene gettato denaro pubblico poi dilapidato in corruzione. In genere il meccanismo delle grandi opere sembra studiato non tanto per costruire infrastrutture utili al Paese, quanto per finanziare partiti, politici, cooperative, affaristi. Un drenaggio perpetuo che ha intaccato l’Expo, il Mose, varie linee ferroviarie, autostrade, metropolitane: dove c’è una grande opera, c’è corruzione. E il fenomeno pare inestirpabile. Nonostante l’arrivo di Raffaele Cantone e il nuovo codice degli appalti studiato dall’Autorità nazionale anti-corruzione, l’Italia continua ad essere un colabrodo, un secchio bucato. I burocrati dell'Unione europea (Ue) che ci bacchettano, che ci spediscono lettere, questo stato di cose perpetuo non solo non lo capiscono, ma non lo accettano.

La corruzione vale 60 miliardi l'anno
Si stima che l’importo complessivo legato al fenomeno sia pari a sessanta miliardi all’anno. Cifra su cui si è molto dibattuto, difficilmente verificabile e derivante da estrapolazioni di calcolo. Qualcuno dice che non sia un problema, altri che sia il cancro dell’Italia. In ogni caso, al di là dell’ammontare complessivo della corruzione italiana, un dato è certo: le opere pubbliche nel nostro Paese sono le più care d’Europa, nonché le più lunghe in quanto a tempi di realizzazione. Uno studio prodotto dalla Corte dei Conti nel 2015 certificava che la corruzione genera un aumento di spesa pari al 40 per cento dei contratti per opere.

Mazzette, appalti spezzatino e favori sessuali
Finito il tempo delle mazzette e del denaro nascosto nei puff, si è passati a nuove forme di corruzione. Lo schema prevede che il politico di turno riceva favori, per lo più economici ma ci si è spinti fino all’abisso dei favori sessuali, in cambio di lavori fittizi che vengono assegnati a ditte, o cooperative, fittizie. Le quali poi lucrano sulle variazioni in corso d’opera, che portano ad una esplosione dei costi finali. Altra tecnica universalmente conosciuta: spezzettare i lavori in subappalti da «vendere» a piccole ditte, le quali avranno poi la facoltà di rifarsi aumentando il prezzo finale grazie alle varianti. Una ragione tecnica, all’interno di una grande opera, per aumentare i costi si trova sempre.

Il caso Tav Milano-Genova
Ultimo caso di tale schema giunge dalla tratta Tav della Milano-Genova. Corruzione, concussione, turbativa d'asta nei lavori di realizzazione del Terzo Valico. Sono i reati contestati a vario titolo dalla Guardia di finanza di Genova a 14 tra imprenditori e dirigenti destinatari di altrettante ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari. L'indagine dei Carabinieri sarebbe nata da uno stralcio dell'inchiesta su Mafia Capitale e riguarda appunto anche quattro soggetti che avrebbero avuto a che fare con i lavori del Tav ligure e che sono anche destinatari del provvedimento della procura di Genova nell'inchiesta sul Terzo valico.

Dove si trovano i soldi
L’ennesima prova di quanto il Paese sia attraversato da predoni che lo dissanguano getta una luce sulla discussione relativa al taglio dei costi della politica. Aspetto doveroso forse da un punto di vista morale, ma secondario sul piano materiale ed economico. Il fronte che sostiene la riforma costituzionale sostiene che il risparmio derivante dalla nuova Costituzione sarebbe di 500 milioni all’anno. Cifra sparata dal presidente del Consiglio ogni volta che può, ma bellamente menzognera. L'unica stima disponibile, quella della Ragioneria dello Stato quantifica questo risparmio in 49 milioni di euro l'anno. Se l’Italia deve risparmiare denaro, viene da supporre, sarebbe più proficuo incidere sui costi della corruzione nelle grandi opere, anzichè su una riforma costituzionale che sta spaccando il Paese. Nel caso, improbabile, che abbia ragione Renzi, la riforma comporterebbe un risparmio pari a un centoventesimo rispetto a quanto fattura la corruzione in Italia. Nel caso abbia ragione la Ragioneria dello Stato, il rapporto sarebbe pari a uno su mille e duecento. Con cinquanta milioni di euro si costruiscono 700 metri di linea ferroviaria veloce. Senza tener conto che i processi di abolizione tout court, non producono mai risparmi diretti.

La politica discute di briciole
L'abolizione delle Province doveva portare alla riduzione della spesa pubblica, ma si sta rivelando un boomerang. La Cga di Mestre recentemente ha prodotto uno studio inerente al Friuli Venezia Giulia in cui si certifica la creazione di nuovi enti intermedi che vanificano qualsiasi risparmio auspicato. E se questo accade in una delle regioni più efficienti d’Italia non si riesce ad immaginare cosa accadrebbe in altre parti dello Stivale. Lo stesso discorso è relativo al dimezzamento dello stipendio dei parlamentari. La proposta del M5s prevede uno stipendio pari a 5000 euro mensili più rimborsi spese pari a 3500 euro mensili. Con questa norma, e mantenendo l’attuale assetto costituzionale, verrebbero risparmiati 88 milioni di euro. Briciole. Purtroppo la maggioranza di governo non è riuscita a dirsi d’accordo su un norma così sentita dai cittadini, e così semplice da accettare, che non comporta alcun rischio per alcuno.

Project financing o abolizione del senato? Cassa depositi e prestiti o stipendi dimezzati?
Che la disputa abbia un fine prettamente retorico in vista del prossimo referendum costituzionale è evidente. Le cifre sono così irrisorie da risultare aleatorie. Sarebbe auspicabile che vi fosse così tanta corrida su temi ben più importanti. Qualche esempio: come si valuta in Italia il project financing? Una architettura finanziaria con cui si costruiscono le opere con soldi pubblici e poi le si regala ai privati attraverso concessioni semi-gratuite? Buona parte delle infrastrutture prossime venture saranno realizzate con questo schema. I sindaci di tutta Italia vanno in giro per il mondo a mendicare investimenti in questo modo, si sa, compresi quelli a cinque stelle di fresca nomina. Chi si batte per risparmiare gli spiccioli come valuta questo buco nero?

Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti
Nello schema di project financing, che saccheggia le casse dello Stato legalmente, ruolo primario è coperto dalla Cassa Depositi e Prestiti. Banca para-statale che viene coinvolta dal potere politico, e finanziario, ovunque vi sia una grande opera senza senso da costruire. Anzi, che funge «assicuratore finale» nello schema del project financing che molto va di moda. Si tratta di 250 miliardi che, con questa tecnica, da anni, subiscono un lento processo di erosione. Fondata da Cavour la Cdp è ormai il bancomat per le grandi opere inutili e corruttive. Di fronte a tutto questo ci vorrebbe l’animosità che si spende per «risparmiare» 50 o 88 milioni di euro. La quotidianità ci riporta a problemi molto più stringenti da affrontare, di cui la corruzione è solo a punta dell’iceberg. Nel momento in cui si propone il Ponte sullo Stretto di Messina, si manifesta in tutta la sua potenza la retorica che soggiace al tema inerenti i costi della politica. Senza dimenticare che uno Stato che non costa nulla, o costa poco, semplicemente, non vale nulla.