29 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Più che una lettera, quella di Bruxelles sarà una cambiale

Manovra, la blanda trattativa tra Renzi e Ue dimostra che il Parlamento non conta più nulla

Più che una lettera, quella di Bruxelles potrebbe essere una cambiale. Che prevederebbe di chiudere un occhio sulla manovra, per favorire il sì al referendum. Solo dopo, gli italiani saranno chiamati a pagare il conto

La cancelliera Angela Merkel con il premier Matteo Renzi.
La cancelliera Angela Merkel con il premier Matteo Renzi. Shutterstock

ROMA - Non si faccia il referendum del 4 dicembre. E’ una disputa inutile, superata dalla realtà. Lo «scontro» tra il Governo italiano e l’Unione europea mette in evidenza una verità taciuta dai più perché scomoda. Il prossimo referendum del 4 dicembre, costituzionale, avrà il compito di codificare una condizione in essere. Si evince dalle parole della presidentessa della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. La quale, con un candore degno di Voltaire, ha detto chiaramente che la Legge di Bilancio non è nemmeno passata dal Parlamento. Se la prassi su una legge così importante è ignorare sia la Camera che il Senato, e ingaggiare una contrattazione diretta tra Governo, anzi tra il presidente del Consiglio, e la Ue, allora si può tranquillamente sostenere che la Costituzione del 1948 è da tempo lettera morta. Laura Boldrini ha detto di non voler entrare «nel gioco delle ipotesi che possono spiegare questo ritardo. Per me è essenziale che la Camera, proprio perché è una Legge di Bilancio di nuovo impianto, abbia a disposizione tempo sufficiente per poterla analizzare, discutere e votare».

I punti di frizione con Bruxelles
Arriverà o no la lettera da Bruxelles, in cui viene messa sotto la lente di ingrandimento la manovra economica del governo Renzi? Come noto, i punti di frizione sono diversi: sulla portata, e sugli strumenti utilizzati. L’Unione europea teme che sia un manovra farlocca, dove le entrate sarebbero per lo più aleatorie e una tantum. Inoltre, secondo i burocrati europei, gli impegni di bilancio, vincolanti per tutti, sarebbero palesemente violati. Questo perché vi sarebbe un incremento del deficit strutturale nel 2017 pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo, quando l’obiettivo concordato con la Commissione europea era di ridurre il disavanzo strutturale di almeno lo 0,6%. Quasi un punto di Pil secco verrebbe saltato in nome della flessibilità.

La lettera, o meglio, una cambiale
Questo, dicono da Bruxelles, non ha nulla a che vedere con l’emergenza migranti nonché con il terremoto che ha colpito l’Italia centrale. A poche settimane dal referendum costituzionale, è improbabile che l'Unione europea avanzi critiche pesanti sull’operato del Governo: la posta in gioco è molto più ampia, e quindi con Matteo Renzi si può firmare un cambiale in bianco (LEGGI ANCHE «Perché l'America e gli altri stanno con Renzi e si «intromettono» nel nostro referendum»). Che poi passerà all’incasso nel caso in cui vinca il «Sì» il prossimo 4 dicembre. La finanziaria è chiaramente elettorale, dato che in essa vi sono fondi un po’ per tutti, dai pensionati, agli elusori fiscali: Renzi ha tentato di tenere insieme un fronte variegato per recuperare consenso tra categorie che sono sostanzialmente disinteressate al referendum. A pochi giorni dal voto, l’unica battaglia che il fronte del «Sì» può portare avanti è rivolta a coloro che sono indecisi o pensano di disertare l’urna. Verso costoro si riversa una pioggia di denaro, per lo più privo di copertura. Alla scuola viene assegnato un miliardo di euro, vengono stabilizzati migliaia di medici e infermieri, anche se in realtà si tratta di provvedimenti già previsti, e poi disattesi, nel 2015. Aumenta il fondo per il servizio sanitario nazionale, che passa da 111 a 113 miliardi di euro. Aumenta di sette miliardi il fondo pensioni.

Riprende forza il modello Hollande
L’Italia quindi tenta di percorrere un sentiero molto simile a quello francese, che, come noto, si può permettere una flessibilità nei conti a noi sconosciuta. Il principio culturale, filosofico per molti versi, è corretto: l’austerità sta affossando l’Europa e decimando la classe media. Rompere determinati meccanismi non solo è utile, ma è doveroso per salvare un sistema capitalista che sta collassando: quantomeno nei cosiddetti Paesi Brics. Quindi, seppur aleggi il pesante sospetto di accordo tra Commissione europea e Governo (flessibilità elettorale ma poi dopo il voto gli italiani pagheranno il dovuto), quanto sta accadendo è da salutare positivamente. Un flebile inizio di ritrovata indipendenza, economica e politica. Ma non la pensano così le opposizioni, che, Luigi di Maio del M5s in testa, criticano l’impostazione della manovra, e richiamano ad una linea anti-austerità più marcata. Queste le sue parole: «Io credo che si possa fare deficit in questo Paese, ma per investimenti produttivi. Invece vedo deficit per dare qualche mancia elettorale in vista del referendum per provare a far vincere il «Sì»: lo ha già fatto in passato, lo ha già fatto prima delle amministrative, ma questo modo di gestire il debito dei cittadini italiani e dei nostri figli è criticabile, e l'UE lo sa».