17 giugno 2019
Aggiornato 05:30
Legge di bilancio

La manovra finanziaria secondo la Lega: più margine per tagliare le tasse

Matteo Salvini riunisce al Viminale i suoi consiglieri economici per mettere a punto le proposte del partito. Bisogna mediare con il M5s, ma soprattutto con Tria

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini mentre lascia Palazzo Chigi durante il Consiglio dei Ministri
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini mentre lascia Palazzo Chigi durante il Consiglio dei Ministri ( ANSA )

ROMA – Parola d'ordine: mediare, mediare, mediare. Matteo Salvini, per una volta, dovrà mettere da parte i suoi slogan più radicali e fare appello a tutte le sue capacità diplomatiche, per cercare di ottenere il massimo dalla legge di bilancio che sarà varata nelle prossime settimane. Le posizioni della Lega dovranno infatti essere conciliate con quelle del Movimento 5 stelle, ma soprattutto con quelle del ministro dell'Economia Giovanni Tria, dell'Unione europea e dei mercati finanziari: per evitare la crisi di governo da un lato e la tempesta speculativa dall'altro. Posto che è la strada da seguire, come abbiamo cercato di spiegare qui.

Riunione al Viminale
A questo serve il vertice convocato stamattina al ministero dell'Interno tra il vicepremier e i suoi principali consiglieri economici. Ci sono Alberto Bagnai (presidente della commissione Finanze del Senato), Claudio Borghi (presidente della commissione Bilancio della Camera) e Armando Siri (sottosegretario alle Infrastrutture), che spingono per la linea dura con Bruxelles, ma anche Giancarlo Giorgetti (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e Massimo Garavaglia (viceministro dell'Economia), che invece frenano, e insistono per il rispetto dei paletti fissati da Tria. Primo fra tutti: il famigerato limite del 3% del rapporto deficit/Pil, che lo stesso Salvini ha chiarito che non sarà «sforato», ma bensì solo «sfiorato». Cosa significa questa aggiunta di una vocale? «Il punto è stabilire dove fissare l'asticella in quel margine tra l'1,4% di oggi e il tetto massimo del 3% – spiega Siri a La Stampa – È un margine che vale circa 26 miliardi». In altre parole, se nelle riunioni preparatorie di agosto si era deciso di partire da un livello dell'1,5%, ora il leader del Carroccio punta i piedi per arrivare almeno al 2%. Insomma, ad ottenere nella trattativa con la Ue il massimo possibile.

Taglio delle imposte
Del resto è stato lui stesso a promettere ieri che la manovra finanziaria «sarà un compromesso, ma per noi non potrà essere un compromesso al ribasso perché non siamo un governo tecnico. Sarà comunque una manovra economica rispettosa di tutte le regole, che farà pagare meno tasse agli italiani». Ed è proprio la riforma fiscale il primo punto all'ordine del giorno della Lega, come ribadisce sempre il sottosegretario Siri: «Bisognerà capire se il primo passo a favore delle partite Iva e le imprese prevede il regime forfettizzato del 15% per chi fattura ottantamila euro o per chi ha un reddito di ottantamila euro. Se ci si vuole limitare alla prima ipotesi significherebbe che a beneficiarne sarebbero i lavoratori autonomi con un reddito di circa ventimila euro». Non basterebbe, ma sarebbe comunque un buon inizio. E forse già questa sera il governo potrebbe convocare una prima riunione collegiale sulla prossima manovra.