21 maggio 2019
Aggiornato 06:30
Premier a tutto campo

Il governo compie un anno e Renzi rilancia

Prossimi impegni la riforma della scuola (basta considerare gli insegnanti «l'ultima ruota del carro» ma ci sono anche «quelli che non sono all'altezza della loro missione») e la riforma della Rai per la quale «si partirà a marzo» e non è escluso, nonostante la volontà «se possibile» di mettere in pista un ddl, il Decreto Legge.

ROMA - Il governo compie un anno e Renzi rilancia: prossimi impegni la riforma della scuola (basta considerare gli insegnanti «l'ultima ruota del carro» ma ci sono anche «quelli che non sono all'altezza della loro missione») e la riforma della Rai per la quale «si partirà a marzo» e non è escluso, nonostante la volontà «se possibile» di mettere in pista un ddl, il dl.
Parole che scatenano subito un putiferio. Si risente Forza Italia per l'attacco a Gasparri («La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma è un pezzo dell'identità culturale ed educativa del Paese. E allora - dice il premier - non può essere disciplinata da una legge che si chiama Gasparri»), il Movimento cinque stelle passa al contrattacco sulla possibilità di ricorrere a un decreto: «La riforma la fa il Parlamento, non Renzi».

Polemica con Boldrini sul Jobs Act
Non basta. C'è lo strascico di polemiche sul Jobs act, c'è la situazione in Libia e la minaccia del terrorismo. Il premier vuole parare tutti i colpi. Sul Jobs act e sulla presa di posizione critica della presidente della Camera viene preceduto dal vice segretario Debora Serracchiani che bolla come «eccessiva rispetto al suo ruolo di garanzia» l'uscita della Boldrini. E' subito polemica con il capogruppo a Montecitorio di Sel Arturo Scotto non disponibile «ad accettare lezioncine dalla Serracchiani».
Ci torna anche Renzi sulla questione. Premette di «voler lasciare da parte la Boldrini che ha un ruolo di garanzia» e poi passa oltre: «Noi andiamo avanti», quelle parole sono «un problema suo, non nostro».

La Democrazia è ascoltare e poi deciderre
Landini? Tagliente anche il commento sul leader della Fiom che rompe gli indugi e si dice «pronto a sfidare democraticamente Renzi». Landini «dopo la sconfitta con Marchionne», dopo quella nel sindacato («Non credo che Landini abbandoni il sindacato, è il sindacato che ha abbandonato lui») si butta in politica, osserva Renzi, «non è il primo» ma certo «è difficile pensare che tutte le manifestazioni non fossero propedeutiche all'entrata in politica».
Renzi non accetta l'accusa di essere un uomo solo al comando, di decidere da solo: questo vale per la scuola - «abbiamo ascoltato tutti» il resto sono «pagliacciate» dice davanti alla protesta, durante l'iniziativa del Pd sulla scuola, di alcuni insegnanti precari - per il Jobs act, per tutto. Perchè «la democrazia - ripete - è ascoltare e poi decidere, altrimenti non è democrazia, è palude, immobilismo, quello che per decenni ha bloccato l'Italia».

Noi conosciamo come stanno le cose in Libia
Infine il grande tema della Libia e del terrorismo internazionale dopo l'ultima minaccia dell'Isis a Roma. Renzi prima di tutto vuole «tranquillizzare gli italiani» perchè «noi conosciamo come stanno le cose in Libia e siamo in grado di intervenire». Serve buonsenso prima di tutto: «Diciamo no all'esagerazione, non siamo sotto attacco, niente fughe in avanti - ricorda -. Al tempo stesso non dobbiamo sottovalutare niente».

Fonte AskaNews