17 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Speciale Quirinale. Il Capo dello Stato uscente

Giorgio Napolitano: il presidente di tutti, o quasi

Alla vigilia dell votazioni del Presidente della Repubblica, conosciamo meglio il politico che negli ultimi nove anni ha rivestito la più alta carica dello Stato: Giorgio Napolitano.

ROMA - Era il 10 maggio del 2006 quando Giorgio Napolitano diventava presidente della Repubblica italiana, per la prima volta, con 543 voti su 990 votanti e 1009 aventi diritto. Con il centro-sinistra dalla sua e i berlusconiani astenuti, Giorgio Napolitano si presenta come «il presidente di tutti».

L'ANTIFASCISMO, LA POLITICA, IL PAESE - Nasceva il 29 giugno 1925, a Napoli, si laureava in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli nel 1947, ma la strada della politica l'aveva conosciuta già da tempo, Giorgio, che nel 1942, in pieno regime fascista, coltivava le sue convinzioni antifasciste. Nel 1945 iniziava a militare nel Partito Comunista Italiano, divenendone dirigente fino alla fondazione del Partito Democratico della Sinistra, nel 1991. Tra i momenti più salienti della sua vita al servizio del Paese, ricordiamo l'elezione alla Camera dei Deputati, la prima volta, nel 1953, facendone parte fino al 1996 – con una pausa durante la IV legislazione; seguita dalla Presidenza della Camera dal '92 al '94, la carica di Ministro dell'Interno dal '96 al '98, fino alla nomina di senatore a vita da parte dell'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ultimo passo prima dello scalino più alto, quello che lo avrebbe portato a rivestire la carica più alta dello Stato.

CAPO DELLO STATO, PARTE I - Il 10 maggio del 2006 viene nominato Capo dello Stato. Una volta eletto, Napolitano affida a Romano Prodi l'arduo e complesso compito di formare un nuovo Governo. Ne verrà fuori una copiosa formazione, superando il record del governo Andreotti VII che era composto da cento membri, tre in meno rispetto a quello di Prodi. 26 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari. Solo due anni, e il secondo Governo Prodi nella primavera del 2008 fa il tonfo finale, lasciando spazio al quarto Governo Berlusconi.

QUEL LODO GALEOTTO - Tornando al Presidente, la sua carriera è stata però costellata da momenti che, agli occhi dei più e dei più 'inesperti', sono apparsi come sviste, disattenzioni, ma cruciali, indelebili. Come la svista del luglio 2008, quando, a qualche mese dall'inizio dell'insediamento di Silvio Berlusconi a presidente del Consiglio, il Capo di Stato firmava quello che è comunemente conosciuto come Lodo Alfano e che altro non è che la totale cancellazione di ogni carico giudiziario pendente sulle teste di presidente della Repubblica, di Camera e Senato e del Consiglio. Angelino Alfano era allora, oltre che ministro della Giustizia, braccio destro del premier, Silvio Berlusconi, unico tra le cariche ad avere problemi con la Giustizia italiana. Polemiche su polemiche e il Capo dello Stato sarà costretto a giustificare quel gesto, affermando che il lodo in sé non è «manifestamente incostituzionale». Non la penserà così la Corte Costituzionale che nell'ottobre del 2009 silurerà la legge.

MONTI CONTRO LO SPREAD - Nel 2011 l'Italia è nel pieno della crisi economica. Con un giro di valzer, Mario Monti diventa il nuovo presidente del Consiglio: una settimana prima era stato nominato senatore a vita da Giorgio Napolitano che nel frattempo aveva accolto le dimissioni del Cavaliere Berlusconi. L'Italia è in mano al tecnico economista bocconiano e spera di tirarsi fuori dalle acque torbide di uno spread che affoga l'economia. Un paio d'anni e anche il professore dell'austerity verrà cestinato, nel 2013.

L'ECCEZIONE ALLA REGOLA - Nello stesso anno è accaduto in Italia quanto non era mai successo prima: alla naturale scadenza dei sette anni, Giorgio Napolitano viene rieletto presidente della Repubblica. Il periodo politico è tutt'altro che sereno e le forze politiche al governo pensano all'ipotesi di riconfermare un Capo di Stato apprezzato dai cittadini e stabile nella carica rivestita. Contestazioni da parte del Movimento 5 Stelle fanno sì che si cerchi una via d'uscita. Piovono nomi dal cielo e dal web: da stoica giornalista Rai Milena Gabanelli al medico fondatore di Emergency Gino Strada, fino ad approdare al giurista Stefano Rodotà. Nel corso di un'assemblea particolarmente travagliata si sceglie – dopo uno pseudo accordo con il centrodestra – la figura di Franco Marini. Ancora insoddisfazioni e tumulti, altri nomi: l'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, Anna Maria Cancellieri proposta dai montiani, e Romano Prodi, che però non raggiunge i voti utili. È in questo momento di critica impasse che si chiede apertamente al presidente uscente di accettare la candidatura a presidente entrante.

CAPO DELLO STATO, PARTE II - 738 voti e 997 votanti: Giorgio Napolitano viene eletto Presidente della Repubblica italiana. Ancora. Per la prima volta nella storia della Repubblica. Le postille arrivano subito dal vecchio Capo di Stato: sarà un mandato «di scopo», ovvero, contenuto nei «termini entro i quali ho ritenuto di poter accogliere in assoluta limpidezza l’invito ad assumere ancora l’incarico di presidente. In quattro e quattr'otto il nuovo Governo verrà affidato a Enrico Letta, altra breve parentesi di storia. 

L'OMBRA DELLA TRATTATIVA - Ad offuscare la vita tersa e brillante dell'ex partigiano è stata la questione legata alla trattativa Stato-mafia. A pochi giorni dalla rielezione vengono fatti fuori i supporti audio contenenti le registrazioni delle telefonate intercorse tra il Presidente e l'ex ministro Nicola Mancino, relative proprio ai presunti rapporti che intercorsero tra la Repubblica e Cosa nostra in ambito del periodo delle stragi degli anni Novanta. La Corte Costituzionale accetta la tesi rilasciata da Napolitano. E un'ombra spessa cade sulla figura del Capo di Stato. Verrà ascoltato nell'ottobre del 2014 dalla Procura di Palermo. Emergono elementi importanti, come il pericolo di un attentato mafioso ai danni di Napolitano e Spadolini nel 1993 e la cognizione delle istituzioni sul fatto che gli attentati della criminalità organizzata altro non erano che un modo per chiedere allo Stato di alleggerire il 41-bis.

COSA RESTA - Il lungo, lunghissimo mandato di Giorgio Napolitano è stato dunque segnato da alti e bassi. Ma la verità è che lo ricorderemo soprattutto per una cosa: la sua prolissità.