20 febbraio 2019
Aggiornato 07:30
Bianconi (Fi) : «In Aula mi ha chiuso la bocca un sicario del Cavaliere»

Berlusconi alla Camera toglie la parola ai dissidenti

Passato l'emendamento della discordia, Renzi e Berlusconi raccolgono i primi frutti del Patto del Nazzareno. Intanto, la fronda in Fi si infiamma. Se per Raffaele Fitto l'ex Cav si è totalmente arreso a Renzi, per Maurizio Bianconi nulla è rimasta della vecchia, gloriosa Forza Italia: per il deputato, si parli, d'ora in poi, di «Forza Renzi»

ROMA – Matteo e Silvio uniti contro tutti, anche contro parte dei propri rispettivi partiti. Si infiammano i toni tra i frondisti di Forza Italia, dopo la promessa di Berlusconi di sostegno incondizionato al premier sulla legge elettorale: una promessa, oggi, mantenuta. A scaldare gli animi, in particolare, il premio di lista e l’emendamento Esposito, che, cancellando tutti gli altri emendamenti, di fatto riscrive la legge elettorale. Eppure, nonostante le molte difficoltà, il patto del Nazareno ha raccolto oggi i primi, più evidenti, frutti: l'emendamento «della discordia», che ha fatto decadere 35 mila proposte di modifica all'Italicum permettendo una accelerazione dell'esame del testo, è passato con i voti decisivi di Forza Italia e Gal. Dai tabulati della votazione, infatti, emerge che, dei 175 voti a favore del cosiddetto super-canguro, 45 sono arrivati dal partito di Silvio Berlusconi e 4 dal gruppo Gal: senza Fi e Gal i voti a favore si sarebbero fermati a 126, cioè 18 voti in meno della maggioranza semplice necessaria per quella votazione (144 voti su 289 presenti ai fini del numero legale). Insomma, la linea Renzi-Berlusconi ha infine prevalso, e, a cantare vittoria, non sono certo i «ribelli».

BIANCONI: PARTE DEL PARTITO E’ «FORZA RENZI» - Lo scontro interno a Forza Italia è infatti proseguito oggi nell'Aula della Camera durante i lavori al ddl riforme. La deputata azzurra Elena Centemero, prima del voto su un emendamento del suo partito, è intervenuta per annunciare il voto di Fi utilizzando per intero i 5 minuti a disposizione del gruppo, e lasciando ai colleghi solamente il singolo minuto a disposizione per le dichiarazioni a titolo personale. Da qui, la «rivolta»: Daniele Capezzone ha affermato che quanto accaduto è «al di fuori ogni galateo politico e personale». A protestare vivacemente anche un altro deputato di Forza Italia, Maurizio Bianconi: «In questo gruppo la democrazia è questa: mettere un cerotto sulla bocca di chi non è d'accordo con il padrone del vapore», aggiungendo poi che è «una vergogna» e che «oramai una parte di questo partito è in maniera vistosa 'Forza Renzi'». Bianconi ha addirittura annunciato che non parteciperà alla riunione del gruppo: «Perchè partecipare alla riunione di gruppo di FI (anzi FR, Forza Renzi)? Mi si nega perfino l'elementare diritto di parola, bruciandomi il tempo per illustrare i miei emendamenti, ad opera del sicario di turno. Comportamento censurato da tutta l'aula, e messo in essere non certo per volere del capogruppo, e dunque per indicazione di chi sta sopra di lui. E allora a che pro partecipare a riunioni di gruppo o di partito dove l'unico esito obbligato è adeguarsi ai voleri imperiali?!. E questo tanto più adesso che il Nazareno ha suicidato Forza Italia a favore del PDR, Partito di Renzi, ed è ormai parte integrante di una maggioranza guidata dal segretario del maggior partito di sinistra. Cioè il contrario degli impegni, dei valori di riferimento, degli interessi generali che avremmo dovuto difendere. Se un po' di coscienza è rimasta a coloro che hanno compiuto questo misfatto di portata storica, invece di convocare tardive riunioni, facciano una cosa utile e coerente: escano dal partito, fondino Forza Renzi, in asse con gli interessi di Renzi e del suo alleato Berlusconi, lasciando a chi ancora lo vuole la tutela degli italiani che avevano confidato in noi».

FITTO: «ERRORE MADORNALE» - D'altronde, già ieri la tensione era alle stelle, durante il tormentato incontro a Palazzo Grazioli, a cui, però, non ha partecipato Silvio Berlusconi: «Non lo hanno fatto scendere – ha dichiarato uno dei frondisti - perché sapevano che avrebbe cambiato idea su questo accordo con Renzi». Un incontro al vetriolo, che non ha riportato la pace tra i fittiani e la maggioranza del partito: secondo i dissidenti, Silvio è ormai «prigioniero politico», firmatario di un accordo al ribasso con Renzi. A nulla è valso il tentativo di Paolo Romani di spiegare come tale «compromesso storico» sarebbe una vera e propria «operazione totale». Un’operazione che, cioè, riguarderebbe non soltanto la scelta del prossimo capo dello Stato, ma anche la nascita ufficiale di un «soccorso azzurro» al governo, qualcosa che andrebbe addirittura oltre l'appoggio esterno. Al punto che Renato Brunetta sarebbe intervenuto per spiegare che un tale passaggio potrebbe presupporre anche una crisi formale di governo. Eppure, pronta è giunta, oggi, la smentita di Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd: «Non c'è in vista alcun cambio della maggioranza di governo: Forza Italia è all'opposizione e ci resterà, anche dopo il voto del Quirinale». D’altronde, la posta più alta se la gioca l’ex Cavaliere, nel tentativo di recuperare la propria agibilità politica. Da qui, le dichiarazioni di ieri del capofila dei frondisti, Raffaele  Fitto: «Questo è un errore madornale», ha dichiarato il deputato pugliese, «in questo modo diventiamo il soccorso azzurro di Renzi e del suo governo. Votare la legge elettorale così come la vuole Renzi non è un graduale arretramento dal patto del Nazareno iniziale, ma è una totale resa a Renzi. Il gruppo dirigente di FI ha deciso di suicidarsi». Secondo i ribelli, infatti, questa versione dell’Italicum equivarrebbe a mettere per iscritto la sconfitta elettorale, perché «senza coalizione Forza Italia non va nemmeno al ballottaggio»: a loro avviso, «Berlusconi sta svendendo Forza Italia sull’altare del Nazareno». E quest'oggi è accaduto proprio quello che temevano.

TRA MATTEO E SILVIO, NODO QUIRINALE - Di certo, martedì prossimo Berlusconi e il premier torneranno a incontrarsi per affrontare ufficialmente il nodo del successore di Giorgio Napolitano. Stando infatti a quanto riferito ieri da Lorenzo Guerini, la questione non sarebbe stata ancora affrontata. Eppure, secondo alcune fonti, l’ex Cavaliere avrebbe portato a Renzi una rosa di nomi che contemplerebbe Amato, Casini, Mattarella e Finocchiaro. Un accordo che comprende la questione dell’agibilità politica dell’ex premier e per il quale, secondo i frondisti, Silvio sarebbe disposto a svendere anche il futuro del suo partito, oggi, più che mai, a rischio scissione. Proprio quel partito che, più di 20 anni fa, fondò per rispondere al «dovere civile di offrire al Paese una alternativa credibile al governo delle sinistre e dei comunisti». Oggi, a 20 anni di distanza, pare che quelle «sinistre» e quei «comunisti» siano diventati i suoi interlocutori privilegiati. Privilegiati anche rispetto a uomini del suo stesso partito.