21 febbraio 2019
Aggiornato 22:30
La rivincita del Premier sul capogruppo alla Camera di Forza Italia

Renzi a Brunetta: «Il re dei fannulloni in Parlamento»

E' scontro tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta. L'esponente di Fi aveva espresso la volonta - in attesa dell'elezionedel nuovo Capo di Stato - di fermare i lavori inerenti la Legge elettorale, ma la risposta del premier è stata che non ci si ferma perché «siamo chiamati a rispondere ai cittadini».

ROMA - «Brunetta che diventa il re dei fannulloni dopo averli contestati è una sorta di assurdità». Così il premier, scherzando, si prende la rivincita sul capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, «corsi e ricorsi della storia» - aggiunge il presidente del Consiglio, col sorrisetto sulle labbra. Il richiamo è alla volontà espressa dall'opposizione di sospendere i lavori del Parlamento, quelli relativi alla legge elettorale, fino alla nomina del nuovo presidente della Repubblica.

IL SENSO DI URGENZA - «Noi abbiamo bisogno di tempo per discutere», dice Brunetta. «Certo – continua Renzi –​ è legittimo che le forze politiche abbiano il tempo di discutere, […] ma i tempi non sono dettati dalla fretta, ma da un sano senso di urgenza, che deriva dal fatto che noi siamo lì, non perché abbiamo dato appuntamento a quella data, ma perché siamo chiamati a rispondere ai cittadini». Un senso di urgenza che sembra catturare Renzi e i suoi proprio in questo particolare e quanto mai complesso momento per la Repubblica. Da una parte, quindi, il Governo che vuole a tutti i costi darsi da fare sulla Legge elettorale, per senso di dovere verso i cittadini italiani, dall'altra la scelta reclamata non solo da Forza Italia, ma anche da Sinistra Ecologia e Libertà, di fermarsi fino all'elezione del nuovo Capo di Stato, per mettere un punto – momentaneo, s'intende – alle dispute tra forze del Governo sulla Legge, in un momento di passaggio così delicato.

LA METAFORA DI BRUNETTA - «Ho letto che qualcuno vorrebbe sospendere i lavori del parlamento – continua il premier, intervenendo alla Direzione nazionale del Partito Democratico –. Ieri Brunetta ha detto una cosa straordinaria: 'Se arrivasse un marziano e vedesse che la Camera e il Senato discutono di riforme e legge elettorale alla vigilia dell'elezione del nuovo capo dello Stato che parole potrebbe usare?'. Non so i marziani, i terrestri potrebbero dire: stanno lavorando, stanno tenendo fede all'impegno preso con i cittadini». Insiste, il presidente del Consiglio, nel canzonare la decisione espressa dal capogruppo dei deputati di Fi.

LA GUERRA DEI TWEET, SOLO DI BRUNETTA - La risposta dell'ex ministro della Funzione Pubblica, però, non si lascia attendere. Brunetta risponde a suon di tweet alle parole del premier e appena ascoltato il discorso alla Direzione del Pd, scrive: «Ringrazio Matteo Renzi per le continue citazioni. Onori, però, la scommessa persa e mi mandi la Montblanc». Ma le accuse si fanno più pesanti e dopo pochi minuti l'esponente di Forza Italia sferra un secondo attacco: «Matteo Renzi dice che sono il re dei fannulloni? Per uno che non ha mai lavorato, nemmeno alle dipendenze di suo padre. Ci vien da ridere!». Non c'è due senza tre, sembra che il vecchio ministro del Governo Berlusconi abbia particolarmente a cuore la vicenda e così invia un terzo cinguettio: «La battuta di Matteo Renzi? Lo dico con un sorriso. Per uno che non ha mai lavorato in vita sua... appare paradossale...». Ma non finisce qui, perché Renato Brunetta non ci sta proprio alle canzonature del presidente del Consiglio, lui che da professore universitario proprio non può sentirsi chiamare «fannullone»: «Caro @matteorenzi, basta con continue battute, per di più infantili. Il Paese merita di meglio. E vedremo chi la vince… #cambiaghostwriter». Prima di lasciare lo smartphone da parte, però, un dubbio atroce assale Brunetta, che non può fare a meno di comunicare al mondo la sua perplessità: «Chi informa @matteorenzi in maniera così deviata? Io non ho chiesto sospensione lavori, solo tempo per discutere per il Colle. O non si può?».

LA RAGIONE STA NEL MEZZO - Da una parte lo zelo di un presidente del Consiglio troppo attento a difendere i propri passi, col rischio di chiudersi col suo entourage ad ascoltare l'eco della sua voce. Dall'altra l'ostinata presenza di un'ombra un po' sbiadita del protagonista di una pagina di politica ormai andata. Ma solo perché over 40.