25 gennaio 2022
Aggiornato 09:30
Campioni nel manifatturiero e abbiamo scoperto la green economy

Realacci: «Ripartiamo dall'Italia che non conosciamo»

Ermete Realacci, presidente di Symbola, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per spiegarci come l'Italia può vincere la crisi e (ri)trovare il suo posto nel mondo. Perché nel sangue degli italiani scorrono qualità, istinto, e talento.

ROMA - Ermete Realacci, presidente di Symbola, ha rilasciato un'intervista a Diariodelweb per spiegarci come l'Italia può vincere la crisi e (ri)trovare il suo posto nel mondo. Perché nel sangue degli italiani scorrono qualità, istinto, e talento.

Il dossier della sua Fondazione, Symbola, descrive un'Italia fatta di talenti, che eccelle e può sconfiggere la crisi. Quali sono i settori più importanti?
«L'Italia deve affrontare delle sfide non facili, in un contesto internazionale che – all'indomani della manifestazione di Parigi – è ulteriormente complesso. C'é però un male antico di cui l'Italia è vittima, ed è quello di non valorizzare i suoi punti di forza. Se guardiamo il nostro paese con un occhio meno distratto e non subalterno alle agenzie di rating, scopriamo che l'Italia ha un'enorme capacità di poter trovare il suo posto nel mondo. Non possiamo costruire il futuro, senza avere una visione, una prospettiva: c'è una bellissima frase di Seneca che recità così «Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare». Ecco che, se andiamo a guardare i dieci selfie descritti nel dossier di Symbola, scopriamo i punti di forza dell'Italia e troviamo la bussola per intraprendere la giusta direzione. Innanzitutto, si parla sempre dell'Italia come di un paese non competitivo, ma non è così. L'Italia è uno dei cinque paesi al mondo (gli altri sono la Germania, la Cina, la Corea del Sud e il Giappone) ad aver un surplus nella manifattura superiore ai 100 miliardi di dollari. La manifattura è uno dei nostri punti di forza.»

Quindi qual è il potenziale della nostra economia da valorizzare e da sfruttare?
«L'Italia ha un grande vantaggio di cui non si parla. Se alla Corea del Sud togli la Samsung, che da sola rappresenta circa un quarto del Pil nazionale, non resta quasi nulla. In Italia, invece, i nostri punti di forza sono molto ben distribuiti, determinando una grande capacità di adattamento nei confronti dei mercati e della domanda. Per esempio, siamo il secondo paese al mondo (dopo la Germania) nella produzione di macchine utensili. E siamo leader nel mondo con 77 prodotti nell'agroalimentare. Un altro dato: le imprese che hanno investito nella green economy (sono un quinto delle imprese italiane) sono quelle che esportano ed innovano di più; oltre ad aver prodotto da sole nel 2013 oltre il 40% dei nuovi posti di lavoro. In un mondo che si globalizza sempre di più, la domanda di qualità si rafforza e incrocia molto l'idea che l'Italia emana di se stessa fuori dai confini nazionali. L'importante è sì fare i conti coi problemi nazionali, ma soprattutto non imbalsamare i talenti di cui invece disponiamo.»

Cosa può fare, e cosa dovrebbe fare, il governo per coadiuvare lo sviluppo di questi settori e far sì che diventino il volano della nostra ripresa?
«Ogni settore ha i suoi problemi, molti sono afflitti da un eccesso di burocrazia, dai mali dell'illegalità e della corruzione; ma manca anche quella visione d'insieme di cui parlavo prima. Renzi e il suo governo fanno bene a ricordare all'Italia che non è Calimero, non è destinata a un declino né ad essere il fanalino di coda di altri. Fanno bene a cercare di cambiare gli umori del paese. E' da poco morto un grande cantautore napoletano, che secondo me ha scritto uno dei più begli omaggi a Napoli che io conosca (Napulé) e ci sono dei versi di quella canzone che potrebbero tranquillamente essere rivolti all'Italia intera. Renzi e il suo governo rappresentano un importante cambio di passo, che però deve tradursi anche in provvedimenti concreti. Per esempio, si sta parlando del «green act»: ecco, che questo sia un tassello da mettere in atto con profitto.»

Lei ha anche scritto un libro a questo proposito, che s'intitola «Green Italy – Perché ce la possiamo fare»: perché ce la può fare l'Italia?
«Per tante ragioni, ma anche perché a volte in Italia si fa la cosa giusta per istinto, senza una politica vera e propria. Mi diverte ricordare che tra i settori in cui l'Italia è leader nel mondo, e sono tantissimi (ci sono mille settori nel manifatturiero in cui l'Italia è prima, seconda o terza nel mondo), c'é anche quello delle giostre: gli italiani sono dei grandi giostrai. Sono costruite soprattutto in Veneto, e i bambini di Pechino, Shanghai, Copenaghen, Los Angeles, giocano su giostre italiane. Vinciamo sui tedeschi, in questa produzione, perché le nostre giostre sono le più leggere e consumano la metà dell'energia. E' uno dei casi in cui nessuno ha detto loro di costruire giostre, ma sono stati i cromosomi antichi degli italiano a portare a questi grandi risultati. Una delle metafore per spiegare cosa l'Italia deve fare è l'esperienza di ciò che è accaduto per il vino: nel 1986 il mondo del vino in Italia attraversò una grave crisi, perché aveva scelto una strada sbagliata fondata sulla quantità e il basso prezzo. Alcuni produttori piemontesi usarono nella produzione del vino del metanolo, che causò la morte di alcune persone e ne rese cieche delle altre. Dopo il crollo delle vendite che ne seguì, finalmente si scelse la strada della qualità , e senza che la politica lo chiedesse i produttori da soli hanno cambiato rotta. Oggi produciamo la metà del vino rispetto agli anni Ottanta, ma vale molto di più e realizziamo un fatturato sette volte maggiore. La qualità e l'innovazione sono i punti di forza dell'Italia, coi quali possiamo trovare il nostro spazio nel mondo.»

E come possiamo tutelare il nostro Made in Italy dalla concorrenza sleale e dalla contraffazione?
«Ogni settore ha i suoi problemi, ma c'è bisogno innanzitutto di capire che la tua domanda è un problema da affrontare: e molto a lungo non è stato affatto così. E poi sottolineare con forza il fatto che, in un'Italia che deve fare l'Italia, il tema delle etichettature e dei controlli internazionali è fondamentale e ineludibile. La difesa del Made in Italy è la vera scommessa sulla quale puntare.»

Un'ultima domanda: cosa si aspetta dal governo Renzi e di cosa abbiamo ancora bisogna per vincere la crisi?
«Innanzitutto di riconoscere qual è la missione dell'Italia: la missione dell'Italia è fare l'Italia. Dobbiamo intercettare la domanda di qualità che c'é nel mondo e farle parlare italiano. Puntare sull'innovazione senza perdere la nostra identità e i nostri cromosomi. Il governo, a sua volta, deve riconoscere che questa è la missione e portarla avanti con tutti gli strumenti possibili.»