15 settembre 2019
Aggiornato 20:30
Relazioni Russia-Turchia

Putin torna partner di Erdogan, ma «non per sempre»

Reset estivo dei rapporti dopo un lungo inverno, iniziato a novembre 2015 con l'abbattimento del jet russo Su24. Ma il politologo Feodor Lukyanov però spiega ad askanews che c'è una logica, e ovviamente il coincidere di due opportunismi.

MOSCA - I parenti non si scelgono, i partner sì, ma non è detto che siano «per tutta la vita». Una Russia molto pragmatica si muove nella strategia di riavvicinamento con la Turchia, che ai primi di agosto dovrebbe essere sancito nell'incontro su territorio russo tra Vladimir Putin e il collega Recep Tayyip Erdogan. Apparentemente, secondo una logica di politica internazionale quasi schizofrenica: da accuse al veleno a un vis-a-vis rilassato. O, se si vuole, un reset estivo dei rapporti dopo un lungo inverno, iniziato a novembre 2015 con l'abbattimento del jet russo Su24. Ma il politologo Feodor Lukyanov però spiega ad askanews che c'è una logica, e ovviamente il coincidere di due opportunismi.
Il tentato colpo di stato è stato ad esempio molto utile a Erdogan, anche nella prospettiva del «capro espiatorio», per risolvere la crisi delle relazioni con la Russia, causata dall'abbattimento del jet: i piloti turchi che abbatterono il jet russo, da eroi nella logica del regime di Ankara sono diventati traditori, condannabili non solo agli occhi dei russi. «Ma c'è anche di più» dice. «La Russia è parte di un'opportunità. Erdogan durante l'inverno era arrivato a un vicolo cieco nelle sue politiche mediorientali, fallimentari non solo in Siria. Quindi aveva bisogno di un'occasione per rinunciarvi e disconoscere questo corso. Prima del colpo di Stato, la riattivazione delle relazioni con la Russia e con Israele erano parte di questa revisione, ma dopo il fallito golpe è sopraggiunta la possibilità di ricominciare da zero. Erdogan ha ricevuto un nuovo sostegno. E l'opportunità di una nuova politica per il Medio Oriente».

Cambio di priorità della Turchia
La politica di Erdogan in Medio Oriente si è rivelata totalmente fallimentare. «Voleva diventare l'uomo più influente in Medio Oriente, Siria compresa» spiega Lukyanov. «Voleva essere colui da cui dipendeva il destino. Ma non è andata così. Il suo coinvolgimento in Siria ha fatto sì che, la sua posizione in Turchia sia ampiamente peggiorata. E in Siria non ha ottenuto nulla. Quindi ora si è passati a una fase di abbassamento delle sue ambizioni, un maggiore distanziamento. E se prima la Turchia portava avanti i suoi interessi, mettendosi in mezzo, ora cerca l'accordo. Anche con la Russia».

Segni scomparsi di una pugnalata nella schiena
Ma è davvero possibile cancellare le tracce dell'abbattimento del jet russo? All'epoca l'accaduto venne descritto dal presidente Putin come una «pugnalata alla schiena» e all'epoca i rischi determinati da quell'avvenimento furono molto alti, non solo per l'equilibrio tra i due Paesi. Ma ora è mutata completamente la prospettiva. «Dopo il tentativo di colpo di Stato e le crescenti proteste da parte di Ue e Usa, diventa completamente plausibile che a Erdogan faccia comodo un qualche appoggio esterno, per lo meno per dimostrare agli Stati Uniti che non devono dare addosso ad Ankara, poichè Ankara ha un'alternativa», chiarisce il politologo. «La Turchia inoltre vuol togliere di mezzo l'episodio dell'abbattimento del jet russo dai nostri rapporti. Sottolinea che è stata un'azione di un pilota turco, sostenitore del golpe contro Erdogan, di un traditore, che è stata una provocazione. Ovviamente questo non è bello dal punto di vista del rapporto con i cittadini, ma è questa la tesi che emerge, ossia trovare il capro espiatorio, tanto più che da parte della leadership turca, se veramente i piloti erano del fronte dei fautori del colpo di stato, il governo pensa di aver piena autorità morale per condannarli».

A Mosca conviene. Per ora
«La velocità con la quale le relazioni si sono ristabilite dopo le scuse per l'abbattimento del jet, dimostra che per la Russia un conflitto con la Turchia non è per niente conveniente, anzi, è scomodo e inutile. Mosca ha come primo obiettivo togliere di mezzo la tensione, ma è possibile iniziare persino nuovi rapporti. Per quanto riguarda l'economia, la crisi ha colpito sia la Turchia che la Russia, ma io penso che non sia questo il tema: l'obiettivo è creare una posizione della Turchia nel nuovo spazio eurasiatico. Non come un membro dell'alleanza occidentale», e neppure dell'Unione Euroasiatica, ma come «elemento separato. Questo per la Russia sarebbe utile». Ma non significa che qualcuno vorrebbe la Turchia come «membro» della Unione Euroasiatica: «il livello di fiducia è troppo basso».

Si dice che a Putin i traditori non piacciano
Quindi serve davvero un partner come Erdogan, che si è già dimostrato poco affidabile? La domanda sorge spontanea, non solo dopo l'abbattimento del jet russo, ma anche alla luce delle successive accuse rivolte da Ministero della Difesa di Mosca, sugli appoggi turchi all'Isis, sull'estrema permeabilità del confine turco alla frontiera per i terroristi dalla Siria, e sugli strani commerci di petrolio che dalla Siria attraversavano tutta la Turchia sino al mediterraneo. Quindi serve davvero Erdogan a Putin, che notoriamente non ama i traditori? «Certo che serve un partner del genere, ma non è un partner per tutta la vita. La congiuntura politica è cambiata, soprattutto rispetto alle accuse dello scorso anno. Si parlava addirittura rivolgersi al Tribunale Internazionale, e ora? Certo non è bello, ma cosa fare? Questa è la politica del momento, russa e non solo russa. Questo io penso, non vuol dire che ora il Cremlino si fiderà di Ankara. Mosca è stata molto infastidita dalla Turchia, anzi frenata in Medio oriente, rispetto a quello che avrebbe voluto fare. I turchi hanno molto ostacolato anche il processo politico, poichè c'erano di mezzo i curdi (che la Russia voleva coinvolgere nella soluzione del conflitto siriano), mentre hanno voluto far entrare nei negoziati di Ginevra alcuni gruppi che la Russia considera terroristi».

La Russia e gli USA
Intanto, stanno cambiando anche altri equilibri per la Russia, in relazione alla Siria. In primis quello con l'America. «Cosa si sono detti Vladimir Putin e Sergey Lavrov con John Kerry a Mosca, noi non lo sappiamo. È noto già da tempo che Washington e Mosca vogliano risolvere la questione siriana, ciascuno a suo modo. È chiaro dall'inizio dell'anno, ossia da quando è iniziata questo tipo di diplomazia (del dialogo Russia-Usa). Ma l'impressione è che la posizione americana si ammorbidisce: sinora non si era mai prospettato un accordo diretto tra Russia e Usa, o una legittimazione delle azioni russe in Siria. Ora invece più attivamente si prospetta un rapporto alla pari».

(con fonte Askanews)