27 giugno 2019
Aggiornato 07:00
Il sultano ha dovuto inghiottire un boccone amaro

Erdogan da Putin, sulla Siria è la Russia a dettare le condizioni

Il capo del Cremlino ha specificato che le relazioni tra Russia e Turchia sono state del tutto recuperate, ma è lui a giocare in una posizione di forza. Ed è il 'sultano', per ora, a dover mandare giù il boccone amaro

SOCHI - Dopo l'escalation di tensione registrata tra Russia e Turchia a seguito dell'abbattimento del jet russo e il successivo reset, le relazioni tra Mosca e Ankara entrano in una nuova fase. Subito dopo l'incontro tra Vladimir Putin e Tayyp Recep Erdogan avvenuto giorni fa a Sochi, il capo del Cremlino ha sottolineato come i rapporti tra le due potenze siano stati recuperati pienamente. In effetti, Russia e Turchia ricoprono un ruolo fondamentale nella crisi siriana, al punto che, insieme all'Iran, sono state le organizzatrici dei colloqui tenutisi ad Astana, in Kazakistan. Eppure, al momento è certamente la Russia a condurre i giochi. E il sultano sa bene che di non essere nella posizione per rifiutarsi di ingoiare qualche boccone amaro.

Zone sicure in Siria
E' accaduto anche nell'ultima riunione, in cui Mosca e Ankara hanno concordato la creazione di zone sicure in Siria per rafforzare il cessate il fuoco. Lo ha annunciato proprio il presidente russo  Putin, nel corso della conferenza stampa tenuta con l'omologo turco al termine dell'incontro. «La nostra posizione comune è che la creazione di aree di de-escalation dovrebbe portare a una maggiore pacificazione e al rafforzamento del regime di cessate il fuoco», ha detto Putin, precisando che si tratterebbe di zone con divieto di sorvolo aereo. Il leader russo ha quindi ricordato di aver discusso di tale questione anche con il presidente americano Donald Trump, nel colloquio telefonico avuto ieri, affermando che Trump appoggia l'introduzione di tali aree.

Ma sui curdi Erdogan è isolato
Secondo quanto riportato dal sito russo Sputnik, Putin ha poi ricordato che la questione è stata già discussa anche con le autorità di Damasco e Teheran e che sia la Russia che la Turchia aspettano che siano i partecipanti ai colloqui di pace in corso ad Astana ad adottare la decisione finale sulla creazione di zone sicure. Ciò che meno sarà piaciuto ad Erdogan del colloquio, però, riguarda i curdi. Perché per il momento né Vladimir Putin, né il presidente americano Donald Trump sembrano disposti a barattare esplicitamente il destino dei curdi con l'amicizia del sultano.

Un boccone amaro per il sultano
E' dunque lui, Erdogan, a doversi adattare in questa fase in cui, sul nodo siriano, sembra prospettarsi un'intesa, perlomeno parziale, tra Mosca e Washington. Per il sultano non è il momento di fare rivendicazioni: il rischio sarebbe quello di essere isolato. E, al momento, non se lo può permettere. Anche perché Putin non ha ancora tolto l’embargo su alcuni prodotti che Mosca ha posto dopo l’abbattimento del jet nel novembre 2015, l’economia turca non vanta più gli indici di crescita di una volta e, dopo il referendum, gli occhi della comunità internazionale sono tutti puntati su di lui.