6 dicembre 2019
Aggiornato 07:00

Putin da Erdogan, l'ennesimo colpo alla Nato. Preludio di un'intesa sulla Siria?

Si rafforza l'asse Mosca-Ankara, sia dal punto di vista economico-energetico, sia da quello geopolitico e di difesa. E domani si parlerà di Siria

ANKARA - Il presidente russo Vladimir Putin è volato ad Ankara oggi per incontrare il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan alla vigilia del summit trilaterale con il presidente iraniano Hassan Rouhani dedicato alla Siria. Putin e Erdogan hanno iniziato il loro incontro inaugurando in teleconferenza la prima centrale nucleare nella zona di Mersin, un progetto che dovrebbe essere completato in circa cinque anni. Segno dell'importanza delle relazioni tra Mosca e Ankara, la visita di Putin in Turchia è la prima dopo la rielezione allo storico quarto mandato da presidente. L'incontro di oggi si inserisce nella cornice di rapporti tesi tra Russia e Occidente, anche in seguito al caso Skripal. Erdogan e Putin si sono incontrato otto volte nel 2017 e hanno parlato sette volte al telefono dall'inizio del 2018. Il presidente turco ha dichiarato che Ankara non agirà contro la Russia sulla «base di accuse».

Il paradosso è servito
Quella tra Russia e Turchia è una convergenza contingente, ma che, per ora, fa il suo effetto di fronte a un Occidente inerte. In questo senso, la visita del presidente russo ad Ankara è il simbolo di un'intesa innanzitutto geopolitica, che condiziona pesantemente i destini mediorientali, e anche l'ennesimo colpo a una Nato alla disperata ricerca di una direzione. Un colpo innegabile, visto che l'oggetto della visita erano gli accordi sulla centrale nucleare, ma anche la fornitura russa di S-400 ad Ankara: Mosca, cioè, venderà alla Turchia - secondo esercito dell'Alleanza Atlantica - sofisticati sistemi missilistici. E il paradosso è servito.

Preludio a un'intesa in Siria?
Straordinarie le misure di sicurezza previste ad Ankara in occasione del summit di domani sulla Siria, che vedrà riuniti il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con i suoi omologhi di Russia e Iran, Vladimir Putin e Hassan Rohani. Anche in questo caso, si forma un conglomerato diplomatico alternativo a quello occidentale, che ha come perno gli Stati Uniti d'America e le Nazioni Unite. E sulla Siria, Erdogan sta giocando un ruolo importante, anche in questo caso davanti alla totale inerzia dell'Ovest. Sarà forse Putin a riportare il sultano turco alla ragione? Difficile dirlo: di certo, se ora in Siria Putin ed Erdogan giocano su fronti opposti - rispettivamente al fianco di e contro Assad -, la stretta di mano sancita dagli ultimi accordi potrebbe preludere al compromesso. Un compromesso che l'Occidente si mostra invece incapace di promuovere. Putin, in effetti, sarebbe il più titolato a promuoverlo. Perché nella questione curda ha sempre saputo barcamenarsi senza alimentare troppo le aspirazioni degli acerrimi nemici di Erdogan, apparentemente sostenuti dagli Stati Uniti.