20 febbraio 2020
Aggiornato 13:00
Lo storico incontro a Cuba dallo straordinario valore geopolitico

Francesco scioglie il gelo con Mosca (e Kirill). E l'Occidente dov'è?

L'incontro a Cuba tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill di venerdì è stato storico per diverse ragioni, non solo confessionali. Perché la diplomazia vaticana ha fatto ciò che le leadership occidentali avrebbero dovuto fare da tempo, anziché optare per le nuove cortine di ferro

MOSCA - Già all'indomani dell'incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill a Cuba, i media di tutto il mondo hanno sottolineato la portata storica di quell'evento. Un'importanza storica innanzitutto a livello religioso e confessionale, visto che i leader delle rispettive chiese non si incontravano e parlavano da oltre 1000 anni. Frammenti di quella tensione sono rimasti, ad esempio, nella decisione di non riavvicinarsi in Europa, ma su un terreno «neutro»: di qui, la storica scelta di Cuba, reduce dallo scioglimento dei ghiacci con l'Occidente e simbolo di un mondo il cui baricentro si sta sempre più spostando. Ecco perché la portata di questo evento è ancora più ampia a livello geopolitico: in quell'abbraccio tra i due leader religiosi era implicito tutto il disagio di un Occidente che sembra aver perso definitivamente la bussola.

Il significato geopolitico dell'incontro
Così, dopo l'incontro di Francesco con Putin nel 2013 prima e nel 2015 poi, questo fondamentale avvenimento sembra aver chiuso un cerchio che l'Europa e gli Stati Uniti non riescono proprio a chiudere. Perché il risvolto geopolitico è evidente: il Pontefice riconosce la centralità della chiesa russa e della Russia stessa come attore globale. Le riconosce, per di più, in un momento storico in cui le relazioni tra Mosca e l'Occidente si stanno sgretolando, con, sullo sfondo, una nuova corsa agli armamenti, una vera e propria escalation, e continue incomprensioni su ogni dossier aperto sul tavolo: Siria in primis. Non è un caso che i due uomini di fede abbiano preso una ferma posizione comune su questioni come l'Ucraina, la Siria e il Medio Oriente in generale. Questo impegno fa eco all'avvertimento già in passato più e più volte ripetuto da papa Francesco: che una «terza guerra mondiale» viene combattuta «a pezzi» nel mondo. Quell'abbraccio sostituisce e anticipa il passo che, in tempi tanto duri, l'Occidente e la Russia dovrebbero avere il coraggio di compiere, cooperando (questa volta concretamente) per rendere il mondo un luogo più sicuro e per allontanare definitivamente lo spettro della nuova «guerra fredda» che aleggia sulle loro relazioni.

Il Cremlino ride (e Obama tace)
In tale prospettiva si spiega anche la malcelata soddisfazione del Cremlino per questo incontro. Il premier russo Medvedev ha esortato a prendere esempio dall’Avana come metodo attraverso il quale «due parti possano avvicinarsi l’una all’altra», invece di cedere a una deriva che rischia di far sprofondare in una nuovo gelo. Si è spinto più in là l'ambasciatore russo presso la Santa Sede Avdeev, convinto che nei «lunghi anni di meticoloso lavoro» che hanno portato all’incontro «un ruolo molto positivo» lo abbia giocato «il rapporto personale tra il presidente Putin e Papa Francesco, come pure le buone relazioni bilaterali tra Federazione russa e Vaticano». Non che papa Francesco sia un ammiratore di Mosca: per prudenza, dopo queste affermazioni il Pontefice ha sentito di dover riequilibrare la situazione dicendo che «anche la Russia fa i suoi interessi». Di certo, però, è in lui vivida la consapevolezza di quanto sia necessario, oggi, non cedere alla tentazione delle cortine di ferro. 

Le responsabilità dell'Occidente
Il Vaticano, insomma, ha fatto diplomazia come la dovrebbe fare l'Occidente, asserragliato dietro a un muro di sanzioni che non fanno altro che aggiungere gelo al gelo. Nel testo congiunto dei due leader si parla di dialogo interreligioso, di pace tra le chiese e di pace in Ucraina: per la Russia, tematiche tutt'altro che retoriche. «Non siamo concorrenti ma fratelli», hanno affermato, anche se per ricostruire l’unità è stato necessario vedersi nel Nuovo mondo, «lontano dalle antiche contese del Vecchio Mondo». Le due Chiese hanno quindi chiesto alla comunità internazionale di fermare il genocidio dei cristiani, «la violenza e il terrorismo» nel mondo, la sofferenza di tutte le minoranze. Tutti dossier su cui Mosca e l'Occidente dovrebbero cooperare in prima linea. Così, quell'abbraccio storico è il simbolo di una conquista, ma anche di una mancanza: quel vuoto lasciato dalle leadership occidentali, che non può e non dovrebbe essere colmato solo dal Vaticano. Si può dire che Francesco abbia aperto una strada: sta all'Occidente la responsabilità di seguire l'indicazione. O di fare orecchie da mercante, proseguendo sulla via dell'inutile gelo.