24 aprile 2019
Aggiornato 20:30
Nel Giorno della Memoria

Putin accusa l'Occidente: «complici dei nazisti» in Ucraina

Il presidente russo ha paragonato la situazione dei civili nelle repubbliche separatiste ucraine a quella degli ebrei sterminati ad Auschwitz. Il numero uno del Cremlino ha definito «inaccettabile qualsiasi tentativo di mettere a tacere gli eventi, distorcere, riscrivere la storia», come a suo dire sta facendo il governo ucraino spalleggiato dalle potenze della NATO

MOSCA – Oggi 27 gennaio, Giorno della Memoria, il presidente russo, Vladimir Putin, ha paragonato la situazione dei civili nelle repubbliche separatiste dell'est Ucraina a quella degli ebrei sterminati ad Auschwitz. Parlando dal Museo dell'Ebraismo a Mosca, Putin ha detto che nel Donbass si «uccide a sangue freddo», mentre l'Occidente pur di ottenere il «dominio del mondo» si fa «complice dei nazisti».

PUTIN, OCCIDENTE COMPLICE DEI NAZISTI - Il numero uno del Cremlino ha continuato definendo «inaccettabile qualsiasi tentativo di mettere a tacere gli eventi, distorcere, riscrivere la storia», come a suo dire sta facendo il governo ucraino spalleggiato dalle potenze della Nato che vorrebbero avere il controllo di tutto il mondo. «Spesso dietro questi tentativi c'è il desiderio di nascondere la propria vergogna, la vergogna della viltà, l'ipocrisia e il tradimento, nascondendo la propria complicità tacita, passiva o attiva con i nazisti», ha insistito il leader russo che ha deciso di non partecipare al 70esimo anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell'esercito sovietico. Putin ha proseguito spiegando che «la storia indica i tratti terribili che possono assumere le pretese umane di dominio del mondo, quali tragedie si possono scatenare forando la pressione sugli stati sovrani, in mancanza di rispetto per i loro popoli». A mo' di esempio il presidente russo ha ricordato il «caso della tragedia di oggi nel Sud-Est dell'Ucraina, dove per mesi a sangue freddo sono stati uccisi cittadini inermi in Donbas, Lugansk e altre città del Paese».

ESERCITO UCRAINO LEGIONE STRANIERA NATO - Se quella di oggi è stata una dichiarazione esplicita, già nei giorni scorsi Putin aveva sollevato la questione di combattenti ultra-nazionalisti fra le fila delle forze fedeli a Kiev. L'esercito ucraino costituisce la «Legione straniera della Nato», aveva detto il presidente russo, aggiungendo che queste forze vengono utilizzate dagli occidentali per «contenere» la Russia. «Di fatto, non si tratta di un esercito, ma di una Legione straniera, nel caso attuale, una Legione straniera della Nato che non ha come obiettivo la difesa degli interessi nazionali dell'Ucraina», aveva dichiarato il leader del Cremlino da San Pietroburgo. «Si tratta di un altro obiettivo geopolitico: contenere la Russia. Si dice spesso: l'esercito ucraino, l'esercito ucraino. In realtà, chi combatte nei suoi ranghi? Ci sono reparti regolari delle forze armate e in gran parte cosiddetti battaglioni di volontari nazionalisti», alludendo a quelle formazioni come il battaglione Azov (braccio militare del partito di estrema destra Pravy Sektor, Settore destro) dove militano diversi stranieri tutti accomunati da chiare simpatie nazional-socialiste, fra cui anche degli italiani come il 53enne torinese Francesco «Xavier» Fontana. Da parte sua l'Alleanza atlantica aveva bollato come prive di senso (nonsense), le dichiarazioni di Putin, per bocca del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

GLI USA MOSTRANO GLI ARTIGLI - Questa escalation nei toni da parte di Mosca è attribuibile al ritorno ad un clima di Guerra fredda, che negli ultimi giorni ha conosciuto un forte crescendo da parte di Washington, che ha aperto le ostilità su più fronti, da quello economico a quello militare. Ieri l'agenzia di rating americana Standard & Poor's ha declassato il rating sul debito sovrano a lungo termine russo a livello considerato speculativo, ovvero «junk» (spazzatura), con outlook negativo. La notizia è stata letta dalla Russia come un attacco diretto del governo americano, presa su «ordine diretto di Washington», ha detto oggi un alto diplomatico russo. «Il fatto che questa decisione sia stata presa adesso non è sorprendente: per una strana coincidenza, corrisponde ad una nuova ondata di isteria antirussa», ha dichiarato il vice ministro degli Esteri, Vassili Nebenzia, all'agenzia Ria-Novosti. «Non ho nessun dubbio sul fatto che sia stata presa non su suggerimento ma su ordine diretto di Washington», ha concluso. E' notizia delle ultime 24 ore poi che l'Fbi ha arrestato a New York di un cittadino russo, Evgeny Buriakov, con l'accusa di passare informazioni economiche sensibili al proprio Paese. L'imputato sarebbe il vice rappresentante della filiale statunitense della banca russa per il commercio con l'estero Vnesheconombank, ma questa informazione non è confermata ufficialmente. Le autorità statunitensi hanno anche accusato altri due cittadini della Federazione Russa, Igor Sporyshev e Victor Podobnovo di agire, insieme con Buryakov, per i Servizi segreti russi. Ma i due sono attualmente al di fuori degli Stati Uniti.

OBAMA PUNTA IL DITO CONTRO MOSCA - Inoltre lo stesso presidente americano, Barack Obama aveva puntato il dito contro Mosca, accusandola indirettamente di essere responsabile del bombardamento che ha ucciso 30 civili nella città portuale di Mariupol, l'ultima città dell'est ucraino rimasta nelle mani del governo. «Siamo profondamente preoccupati per l'ultima violazione della tregua» aveva detto Obama da Nuova Delhi, accusando «i separatisti, con sostegno russo, equipaggiamento russo, finanziamento russo, addestramento russo e truppe russe». L'inquilino della Casa bianca aveva aggiunto che avrebbe «intensificato le pressioni sulla Russia», di concerto con gli «alleati europei», esaminando ogni opzione tranne quella militare. «Se Putin e la Russia sono determinati a impegnarsi in un conflitto militare in Ucraina, le loro forze sono molto superiori a quelle ucraine», aveva spiegato Obama aggiungendo: «La questione è se proseguire su una strada che è negativa non solo per la gente ucraina, ma anche per la gente russa».

KIEV, RUSSIA PAESE AGGRESSORE - Intanto il parlamento ucraino ha dichiarato la Russia «Paese aggressore» e ha bollato le due repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk come «organizzazioni terroristiche». Lo ha riferito l'agenzia Interfax-Ukraine aggiungendo che i deputati della Verkhovna Rada hanno esortato nella mozione (approvata con 271 voti su 289) la Comunità internazionale a fare altrettanto. Dal canto suo l'Unione europea ha annunciato che valuterà il possibile varo di nuove sanzioni contro la Russia, a causa della «responsabilità» di Mosca nel «deterioramento della situazione nell'Est dell'Ucraina». Una decisione in tal senso è attesa per il vertice informale dei ministri degli Esteri comunitari del 12 febbraio. Per l'Italia il capo della Farnesina, Paolo Gentiloni ha chiarito che l'Ue ha «il diritto e il dovere di chiedere» a Mosca «un impegno serio per evitare l'escalation» in Ucraina «e rispettare gli accordi di Minsk». Secondo Gentiloni sarà questo il «messaggio molto forte» che, «potrebbe arrivare dal Consiglio affari esteri Ue di giovedì» dedicato alla crisi in Ucraina.

LE DIFFICOLTÀ DELL'ECONOMIA RUSSA - Per la Russia il varo di nuove sanzioni sarebbe un durissimo colpo per le finanze dello Stato che già da diversi mesi non versano in condizioni idilliache. La fuga di capitali dal Paese nei primi tre mesi dell'anno ha già superato i livelli del 2013 (oltre 60 miliardi di dollari), con il crollo del rublo che ha costretto la banca centrale russa, a sorpresa, ad alzare ancora un volta i tassi d'interesse di riferimento. Nel 2014 Mosca ha conosciuto deflussi netti di capitali per 151,5 miliardi. Intanto il governo ha annunciato che «quasi 30 banche» del Paese saranno salvate grazie al piano di aiuti pubblici da 1.000 miliardi di rubli, oltre 13 miliardi di euro, deciso a seguito del crollo della valuta nazionale. I nomi degli istituti coinvolti verranno resi noti nei prossimi giorni, ha riferito il ministro delle Finanze Anton Silouanov. Nei mesi scorsi il rublo è andato a picco su tutte le maggiori valute mondiali a seguito dei recenti crolli dei prezzi petroliferi (metà del Pil russo è costituito dalle entrate derivanti dalla vendita di gas e petrolio). Questa caduta ha gravemente compromesso le prospettive economiche del Paese per cui ora viene attesa una pesante recessione sul 2015. Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi) il Pil russo subirà una recessione del 3 per cento quest'anno e nel 2016 vedrà diminuire il proprio prodotto interno lordo di un ulteriore punto percentuale. Le cifre, fornite in un parziale aggiornamento del World Economic Outlook, sono rispettivamente di 3,5 e 2,5 punti punti più basse rispetto a quelle dell'ottobre del 2014. Si tratta delle riduzioni più marcate tra i Paesi elencati. Per conto suo Mosca può contare su circa 500 miliardi di rubli di riserve, accumulate nei suoi due fondi sovrani. Una boccata d'ossigeno certo, ma basteranno per la buona riuscita del piano anticrisi annunciato oggi dal premier Dmitrij Medvedev?