12 novembre 2018
Aggiornato 21:30

Altro che golpe: l'Italia rischia addirittura la crisi greca (e la troika)

L'attacco incrociato delle istituzioni europee al governo evoca la minaccia più grave di tutte: lo spettro del possibile commissariamento del nostro Paese
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (Armando Babani | EPA)

ROMA – Dalle minacce ora si è passati agli ultimatum. Agli attacchi contro il nostro Paese del commissario europeo al Bilancio, il tedesco Gunther Oettinger, e di quello agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici («L'Italia è un problema, deve essere credibile») eravamo ormai abituati. Ma se perfino un italiano, solitamente misurato, come il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi dà voce ad un giudizio aspro, addirittura infastidito, allora questo è il segno di un vero cambio di marcia: «Purtroppo le voci che abbiamo ascoltato hanno già fatto danni – ha attaccato il banchiere – I tassi di interesse sono saliti per le imprese e le famiglie. È rimasto un problema prevalentemente italiano».

Allarmi e avvertimenti
Un autentico fuoco incrociato, quello al quale abbiamo assistito ieri, da parte dei principali responsabili economici delle istituzioni continentali. Il cui destinatario unico è la maggioranza Lega-M5s, che proprio in questi giorni sta mettendo a punto la manovra di bilancio: «Stiamo aspettando i fatti – ribadisce Draghi – E i fatti principali sono la bozza di legge Finanziaria e la discussione parlamentare. A quel punto i mercati, i risparmiatori e gli investitori daranno i loro giudizi». L'Italia, insomma, resta saldamente nel mirino della grande finanza. E non potrà contare (questo il messaggio inviato da Ue e Bce) su nessuna mano da parte dell'Europa: né per sfondare la quota del deficit dell'1,6-1,7%, né per beneficiare di un allungamento del quantitative easing. Tutte le richieste del governo Conte, dunque, vengono sprezzantemente respinte al mittente. L'Unione boccia il cambio di rotta, in maniera economica, dei giallo-verdi e ritorna ad evocare lo spettro della tempesta finanziaria in autunno, contro il quale non sembra intenzionata ad offrire alcun sostegno. «Draghi è uno che parla poco e mai a caso – analizza Alessandro Sallusti sul suo Giornale – Se ha usato parole così forti e inedite significa solo una cosa. Cioè sa che in Europa hanno posato il dito sul bottone che può fare esplodere l'Italia e lui non è più in grado di difenderci come in passato».

La fine della sovranità
Il rischio all'orizzonte, a questo punto, non è nemmeno più quello di un golpe economico come quello che affondò Berlusconi nel 2011. È addirittura quello di una crisi pari a quella che investì la Grecia tra il 2015 e il 2016, la cui conseguenza inevitabile sarebbe l'arrivo della troika, un sostanziale commissariamento del nostro Paese. Per evitare il quale sono prontamente scattati sull'attenti i tecnici moderati: il ministro dell'Economia Giovanni Tria e quello degli Esteri Enzo Moavero, insieme al Quirinale e al governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Sono loro, infatti, i soli possibili mediatori tra Roma, Bruxelles e Francoforte: «Il punto fondamentale è ormai abbastanza chiaro – spiega Repubblica – L'Unione europea non si fida della maggioranza giallo-verde, non vede in Di Maio e Salvini due interlocutori credibili». Sullo sfondo resta però un piccolo dettaglio: Di Maio e Salvini hanno vinto le elezioni e le politiche che portano avanti sono quelle scelte dal popolo italiano. Che piaccia o meno all'Unione europea, al Fondo monetario internazionale o alle agenzie di rating.