24 giugno 2019
Aggiornato 15:00
Agricoltura

Agli agricoltori italiani solo 15 centesimi su 100: così fanno la fame grazie ai «poteri forti»

La Coldiretti denuncia la crisi economica nella quale versano gli agricoltori del Belpaese, perché la maggior parte dei profitti finisce nelle casseforti della grande distribuzione

Per ogni euro pagato dal consumatore finale, gli agricoltori italiani ricevono solo 15 centesimi.
Per ogni euro pagato dal consumatore finale, gli agricoltori italiani ricevono solo 15 centesimi. ( ANSA )

ROMA – Coldiretti lancia un altro allarme. E stavolta i numeri fanno davvero venire i brividi. Per ogni euro speso dal consumatore finale per l’acquisto di alimenti, meno di 15 centesimi vanno all’agricoltore mentre il restante 85% del prezzo del prodotto agricolo viene ripartito tra l’industria di trasformazione e la grande distribuzione commerciale. Sono cifre allarmanti perché fanno emergere fin troppo chiaramente il nodo della crisi economica che affligge tutti gli agricoltori del Belpaese, senza soluzione di continuità. Coldiretti chiede di riflettere su questa mannaia che colpisce i redditi dei protagonisti del primo anello della catena alimentare industriale, il più debole perché privo della protezione delle lobby internazionali.  

La denuncia di Coldiretti
Il presidente nazionale Roberto Moncalvo, in occasione del G7 agricolo di Bergamo e in riferimento alla Giornata Mondiale dell’alimentazione della Fao, ha denunciato lo status quo e ha sottolineato che per garantire la sostenibilità della produzione agricola è necessaria  una equa distribuzione del valore del bene finale tra tutti i soggetti economici coinvolti. Vale la pena sottolineare che il prezzo degli alimenti aumenta di quasi sette volte dal campo alla tavola proprio per colpa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera, che danneggiano agricoltori e consumatori.

L’80% dei profitti va ai colossi della grande distribuzione
Vale anche la pena evidenziare che la situazione, secondo una analisi della Coldiretti, varia da prodotto a prodotto. Ma le condizioni peggiori si registrano per i trasformati con il grano tenero, che nei campi viene pagato meno di 20 centesimi al chilo e arriva a 2,80 euro al chilo quando compriamo il pane dal fornaio o al supermercato. In questo caso l’aumento del prezzo del prodotto dal campo alla tavola si moltiplica per quasi 15 volte. Ma oltre l’80% dei profitti finiscono nelle casseforti della grande distribuzione, mentre gli agricoltori italiani fanno la fame.

Una ingiustizia da sanare
Il presidente della Federazione Coldiretti di Grosseto, Andrea Renna, sottolinea che: «Stiamo un furto di valore aggiunto che, senza alcun beneficio per i consumatori, vede sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione». In Italia per pagare un caffè al bar, l’agricoltore tipo dovrebbe mettere sul bancone 5 chili di grano o 3 chili di risone o 1,5 chili di mele o una dozzina di uova. «Una ingiustizia da sanare rendendo più equa e giusta la catena di distribuzione degli alimenti anche con interventi per limitare lo strapotere contrattuale dei nuovi poteri forti dell’agroalimentare», conclude Renna.