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Crac Cirio, Geronzi condannato a 4 anni di reclusione. Cosa successe quasi 20 anni fa

Il banchiere Cesare Geronzi è stato condannato a quattro anni di reclusione in via definitiva per il crac della Cirio e diventano definitive anche le condanne per i figli di Sergio Cragnotti

Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti.
Cesare Geronzi e Sergio Cragnotti. (ANSA CLJ)

ROMA – Il banchiere Cesare Geronzi è stato condannato a quattro anni di reclusione in via definitiva per il crac della Cirio. E diventano definitive anche le condanne a diversi anni di reclusione per i figli di Sergio Cragnotti – ex patron della Cirio -: Andrea, Elisabetta e Massimo. La Corte di Cassazione ha anche confermato la condanna (3 anni di reclusione) contro Filippo Fucile, genero di Cragnotti. Altre sentenze irrevocabili (2 anni di reclusione) sono a carico degli ex funzionari della Banca di Roma, Pietro Celestino Locati e Antonio Nottola. Anche loro coinvolti nel crac della Cirio. La Corte di Cassazione ha invece deciso un nuovo processo per Sergio Cragnotti. Il popolo dei risparmiatori truffati conta 30-40mila persone, che nel crac della Cirio hanno perso tutti i loro soldi. Ma cos'è successo quasi vent'anni or sono?

Cosa è successo nei primi anni Duemila
Il crac della Cirio è impresso nella memoria di tanti risparmiatori italiani come uno dei giorni più neri della storia recente dello Stivale. Nei primi anni Duemila, in particolare tra il 2000 e il 2002, alcune banche decisero di vendere 1,5 miliardi di euro di obbligazioni del noto marchio di pelati ai loro clienti. I promoter che lavoravano agli sportelli degli istituti di credito non ebbero problemi a piazzarli sul mercato perché rendevano molto più dei titoli di Stato (i primi il 6,9% e gli altri il 2,2%) e moltissimi risparmiatori ingolositi dai facili guadagni abboccarono come pesci all'amo. Una delle regole d'oro della finanza, però, ci ricorda che più sono alti i guadagni, più è rischioso il prodotto finanziario in questione.

Il fallimento della Cirio e della Parmalat
Regola che, evidentemente, i risparmiatori ignoravano e che le banche preferirono evitare di insegnare spacciando per sicuri e garantiti (come la nota passata di pomodoro sullo scaffale del supermercato) quei bond. Ma di lì a poco la Cirio fallì – seguita dalla Parmalat, altro gioiello della famiglia Cragnotti - e le obbligazioni in questione divennero carta straccia sublimando all'improvviso i risparmi di tutti quegli italiani ingenui. Che ruolo ebbe in questa storia il banchiere Cesare Geronzi, oggi condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione (anche se tre sono coperti dall'indulto)? Come ricorda walter Galbiati su La Repubblica, nel 1999 Geronzi impose al patron della Cirio, Sergio Cragnotti, di vendere la Eurolat alla Parmalat di Calisto Tanzi per restituire alla Banca di Roma i soldi che le doveva.

I risparmiatori traditi dalle banche
Geronzi era al corrente del dissesto finanziario della Cirio, e del suo imminente crac, perciò pensò bene di farsi restituire il denaro prima che fosse troppo tardi. La stessa idea (quella di chiudere le pendenze con un'impresa in procinto di fallire) deve essere venuta subito dopo a tutte quelle banche che, insieme alla Banca di Roma, avevano prestato parecchi soldi all'azienda di Cragnotti. Tra queste ricordiamo Unicredit, Banca Intesa e la vecchia Banca Nazionale del Lavoro (oggi Bnp Paribas). Le banche in questione si affrettarono a collocare sul mercato dei piccoli risparmiatori quegli 1,5 miliardi di euro di obbligazioni della Cirio, scaricando de facto sulle tasche degli italiani il prezzo di uno dei più grandi crac finanziari della storia dello Stivale.