6 dicembre 2019
Aggiornato 05:30
Previdenza

Pensioni, al via l'Ape volontaria sponsorizzata dalla Boschi. Ma ecco quanto ci costa

L'Ape volontaria è sulla rampa di lancio e sarà operativa da ottobre con effetto retroattivo. Ma ecco quanto costerà davvero ai lavoratori italiani che aderiranno

La sottosegretaria alla vicepresidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, sponsorizza su Facebook l'anticipo pensionistico.
La sottosegretaria alla vicepresidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, sponsorizza su Facebook l'anticipo pensionistico. ANSA

ROMA – L'Ape volontaria è sulla rampa di lancio e sarà operativo da ottobre con effetto retroattivo. Si può fare richiesta per l'anticipo pensionistico entro sei mesi dall'entrata in vigore e, proprio perché ha effetti retroattivi, è riconosciuto a partire dal primo maggio 2017. Perciò coloro che hanno già maturato negli ultimi quattro mesi i requisiti per l'adesione all'ape possono fare richiesta anche per le mensilità pregresse. La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, ha sponsorizzato così la manovra dell'Esecutivo con un post Facebook: «Finalmente gli italiani potranno andare in pensione prima». Ma la verità è che non si tratta affatto di un regalo ai cittadini italiani.

Chi può richiedere l'Ape volontario
Innanzitutto possono presentare la richiesta per l'ape volontario solo i lavoratori che sono nati fino al 1954, che hanno compiuto 63 anni d'età e hanno 20 anni di contributi. Può essere richiesta dai dipendenti pubblici o privati, da autonomi o iscritti alla gestione separata e chi vorrà ottenere l’anticipo pensionistico pagherà una rata sulla pensione netta futura che va da un minimo del 2% fino a un massimo del 5,5% annuo. In singole rate mensili. Al momento del raggiungimento dell’età pensionistica, infatti, l’Inps procederà a erogare la pensione al netto della rata di ammortamento che include restituzione del capitale, interessi e assicurazione.

Quanto costa al lavoratore
L'anticipo pensionistico volontario, quindi, il lavoratore lo paga con i soldi della sua pensione. E il prezzo da pagare è alto perché può corrispondere fino a un quarto dell'assegno previdenziale, riducendo il reddito disponibile del pensionato in misura significativa. L'ape volontario, quindi – è bene ribadirlo – non è gratuito. A differenza dell'ape social che, invece, è destinata e rivolta esclusivamente a categorie di cittadini in situazioni di disagio (sottoposte a lavori usuranti o che assistono persone in difficoltà). Inoltre, secondo le stime del governo, i possibili richiedenti sono quasi mezzo milione: 300.000 nel 2017 e 115.000 nel 2018. Ma in fondi messi a disposizione non basteranno per tutti. E' stato infatti di gran lunga superato il tetto previsto per quest'anno, pari a 60mila unità. La maggior parte dei lavoratori, quindi, si vedrà rifiutare la richiesta. La graduatoria sarà messa a punto entro il 15 ottobre e, in caso di risorse insufficienti, avranno la priorità coloro che sono più vicini alla pensione di vecchiaia.