Crisi cooperative

Perché il risparmio tradito delle coop rosse spaventa più del crac delle banche

A rischio ci sono ben 11 miliardi di euro: i risparmi di oltre un milioni di soci sparsi in tutto lo Stivale che hanno deciso di affidare i loro soldi alle cooperative

I soci delle Coop rischiano di perdere ben 11 miliardi di euro di risparmi.
I soci delle Coop rischiano di perdere ben 11 miliardi di euro di risparmi. (ANSA/STRIGER)

ROMA – La coop sei tu, recita un famoso slogan. Ma i soldi ora non ci sono più. E non si tratta di briciole. Perché le cooperative sono riuscite a raccogliere dai loro soci sparsi in tutta Italia la bellezza di 11 miliardi di euro. Una cifra monstre drenata dalle fasce più umili della popolazione: lavoratori, famiglie, pensionati. Circa un milione e 200 mila persone che hanno deciso di affidare i loro risparmi alle cooperative come fossero delle banche. E' il bubbone dei cosiddetti «prestiti sociali» che sta per esplodere. E il buco nero capace di fagocitare in un sol boccone il risparmio tradito potrebbe essere molto più grande di quello che abbiamo dovuto imparare a conoscere ai tempi di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara.

La manifestazione a Roma è passata sotto silenzio
La notizia è di quelle da prima pagina. Ma nessuno ne parla. Come è passata (quasi) inosservata la manifestazione che si è svolta a Roma circa un mese fa - il 18 maggio scorso per l'esattezza – quando i soci delle cooperative in difficoltà economica hanno sfilato davanti Montecitorio per chiedere l'intervento del Governo. Con la crisi delle coop, infatti, tanti rischiano di perdere tutto: risparmi, lavoro, casa. E' già successo a Reggio Emilia, dove 2.250 soci hanno perso 33 milioni di euro. E sta per accadere a Varese e Fidenza: 1450 persone rischiano di perdere 12,5 milioni di euro. Ma la lista è molto più lunga e coinvolge oltre un milione di soci in tutta Italia.

Il caso del Friuli e l'intervento della Lega coop
Vale la pena ricordare il caso del Friuli, l'unico a essere balzato agli onori della cronaca. Come ricostruisce Mario Giordano su La verità, la CoopCa e le Coop Operaie di Trieste hanno trascinato nel loro fallimento i risparmi di circa 20.000 soci per un totale di quasi 130 milioni di euro. Per evitare che il panico contagiasse anche gli altri soci delle altre cooperative, Lega coop decise di intervenire in extremis restituendo una parte dei soldi ai risparmiatori traditi. E lo stesso fece a Reggio Emilia: quando saltarono la Coop Muratori di Reggiolo e la Orion rimborsò circa il 40% delle somme depositate dai soci. Raschiando ob torto collo il fondo del barile.

Da coop a banche d'affari
Ora però i soldi sono davvero finiti. E Lega coop non potrà più arginare le perdite dei risparmiatori coinvolti nella crisi delle cooperative. Ma non è che l'inizio del domino. Le prime a fallire sono state le coop di costruzioni e quelle abitative, perché la crisi dal principio ha colpito duro soprattutto nel settore dell'edilizia. Adesso vacillano anche le coop di consumo, che registrano bilanci in caduta libera. Non solo. Come sottolineava tempo fa anche Il Sole 24 ore, «hanno scelto la strada della finanza spesse volte arrischiata o meglio indotta da intrecci politico-corporativi come proprio modus vìvendi». E il risultato è che i supermercati hanno cambiato pelle trasformandosi in holding finanziarie pronte a giocare in Borsa coi soldi dei soci-risparmiatori.

Un delirio di onnipotenza di cui faranno le spese i soci
Le coop hanno fatto peggio delle banche. Perché non sono soggette alla vigilanza cui invece sono sottoposti gli istituti bancari e gli intermediari finanziari. Niente ispezioni di Bankitalia, niente commissariamenti o segnalazioni sospette. Via libera alla raccolta di risparmio come fossero banche, ma senza seguirne le regole. Un delirio di onnipotenza che ha attirato nella trappola oltre un milione di soci. Ad oggi l'impressione è che pochi dei loro risparmi siano al sicuro. Infatti, i sottoscrittori dei prestiti sociali coop sono tutelati esclusivamente dal patrimonio della cooperativa (non dallo stato italiano o dal fondo interbancario di tutela dei depositi come invece accade per le banche) e poiché, come tutte le altre aziende, anche le cooperative possono fallire il risultato sarebbe la sublimazione del loro capitale. In poche parole, per i risparmiatori non ci sarebbe alcun modo di recuperare il denaro andato in fumo.