21 settembre 2019
Aggiornato 21:00
Derivati di Stato

La Corte dei Conti accusa il Tesoro: «Responsabile del danno da 4 mld di euro allo Stato italiano»

Secondo la Corte dei Conti, il Tesoro - e in particolare la responsabile della gestione del debito pubblico italiano Maria Cannata - sarebbe responsabile di quanto accaduto tra il 2011 e il 2012

Il governatore della Bce, Mario Draghi, fimrò nel 1994 il contratto derivato con Morgan Stanley.
Il governatore della Bce, Mario Draghi, fimrò nel 1994 il contratto derivato con Morgan Stanley. ANSA

ROMA – Tagliente come la lama di un coltello è l'accusa che la Corte dei Conti muove al Tesoro, ritenuto responsabile del danno da oltre 4 miliardi di euro causato allo Stato italiano dai contratti derivati stipulati con la banca americana Morgan Stanley. E la Corte ci va giù pesante, definendo addirittura «sconcertante» la vicenda che si è verificata tra il 2011 e il 2012 - generando un buco nero nel bilancio pubblico nazionale - e inviando la Guardia di finanza direttamente nelle stanze del Ministero dell'Economia a raccogliere documenti riservati. Per la giustizia contabile, Morgan Stanley sarebbe responsabile al 70% degli ingenti danni causati al nostro Paese. Ma il restante 30% se lo dividerebbero nientepopodimenoché la responsabile del Debito pubblico al Mef, Maria Cannata – peraltro con un ruolo preponderante – e gli altri ex direttori del Tesoro, Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli.

Cosa è successo tra il 2011 e il 2012
Se non ricordate cosa è accaduto tra il 2011 e il 2012 nel nostro paese durante le festività natalizie, non preoccupatevi. Ecco un breve riepilogo che vi farà capire facilmente quanto gravi siano le accuse che la Corte dei Conti muove oggi al Tesoro e, in primis, alla responsabile del Debito pubblico presso il Mef, Maria Cannata. Tra il 2011 e il 2012, il governo Monti dovette versare nelle casse della banca americana Morgan Stanley ben 3,4 miliardi di dollari a causa di una piccola clausola inserita in un contratto derivato stipulato nel 1994 tra il Tesoro e la banca americana (quando direttore del Ministero era l'attuale banchiere centrale Mario Draghi).

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Quella firma per un «salasso» improvviso
Grazie a questa piccola clausola, la Morgan Stanley si riservava il diritto di chiudere anzitempo e in qualsiasi momento la sua posizione aperta col Tesoro, chiedendo allo Stato italiano moltissimo denaro. In pratica, nel 1994 il Tesoro aveva firmato con la banca americana una cambiale a tempo per un «salasso» improvviso. Ed è proprio quello che accadde durante le festività natalizie tra il 2011 e il 2012. Al governo Monti non restò altro da fare che chinare la testa e pagare seduta stante, generando un buco nero nelle casse dello Stato italiano. Ma secondo la Corte dei Conti buona parte della responsabilità dei fatti è del direttore del dipartimento del Tesoro che dal 2000 gestisce il debito pubblico italiano, Maria Cannata.

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La «negligenza» del Tesoro
Secondo la giustizia contabile italiana, il Tesoro è colpevole di «negligenza». Maria Cannata ha dichiarato più volte di non esser stata a conoscenza «di tale clausola sino al momento in cui non abbiamo dovuto assorbire il pacchetto dei contratti ex Ispa». Eppure la dirigente aveva firmato tutti i contratti e, in conflitto di interesse, anche i relativi decreti di approvazione. E ha continuato a firmarne altri altrettanto speculativi anche dopo questi fatti – ci sono molti contratti derivati assai pericolosi nella pancia dello Stato italiano -, aumentando ulteriormente i rischi per i contribuenti e il debito pubblico nazionale. Tuttavia, nessuno ha rimosso la Cannata dal suo incarico. Anzi, la dirigente continua a ricoprire il ruolo di responsabile del debito pubblico italiano.

Le responsabilità di Morgan Stanley
Come se non bastasse, anche Morgan Stanley continua a far parte dell'elenco degli specialisti internazionali che – insieme al Tesoro e abbiamo visto con quali risultati – gestiscono il debito pubblico italiano. Nonostante le accuse dirette della Corte dei Conti, che la ritiene responsabile del danno economico e finanziario inflitto allo Stato italiano per un bel 70%. Secondo la clausola sopra citata, infatti, la banca americana aveva ottenuto il diritto di recesso dal contratto derivato «Isda Master Agreement» qualora il valore della sua esposizione creditizia nei confronti della Repubblica avesse superato una soglia che variava dai 50 ai 150 milioni a seconda del rating dello Stato italiano. Secondo la Corte, la banca ha contravvenuto al suo ruolo di gestore del debito di lungo periodo e ha commesso «palesi violazioni dei principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione contrattuale».

Che fine hanno fatto Draghi & Co.
La banca ha cercato di giustificare la sua decisione con l'aumento dello spread - che portò a quel tempo anche alla caduta del governo Berlusconi e alla nascita del governo Monti -, ma secondo la Corte la motivazione non regge, perché la clausola di risoluzione non era legata allo spread: era legata al rating. Insomma, per la giustizia contabile italiana né Morgan Stanley né Maria Cannata avrebbero agito nell'interesse del nostro paese. Eppure sono ancora lì a gestire il debito pubblico italiano, con tutte le conseguenze che potete facilmente immaginare. A questo punto della storia vale inoltre la pena ricordare che nel frattempo Mario Draghi ha fatto carriera: dalla firma di quel famoso contratto nel 1994 è prima approdato a Goldman Sachs e poi è diventato il governatore della Bce. Mentre gli ex direttori del Tesoro, considerati dalla Corte dei Conti responsabili della vicenda insieme a Maria Cannata – Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli -, sono approdati rispettivamente in Morgan Stanley e in Jp Morgan.