9 dicembre 2022
Aggiornato 04:00
L'analisi di Carlo Vedani, CEO di Alicanto Capital

Trend rialzista: sarà la volta buona?

Per la prima volta da molto tempo i mercati stanno provando a rimbalzare in maniera decisa e continuativa. Ma la FED prosegue con la crescita dei tassi, aumentando i rischi di una bolla Usa legata a una possibile discesa dei prezzi immobiari.

Analisi di borsa
Analisi di borsa Foto: Pixabay

I dati negativi sull'inflazione Usa, diffusi la scorsa settimana, avevano scosso Wall Street e, di concerto, le Borse asiatiche ed europee. Ma in breve tempo la situazione si è rovesciata, e si è verificato un forte recupero, che ha innescato un trend rialzista.

E ora, per la prima volta da mesi, i mercati stanno provando a rimbalzare: Wall Street ha visto tutti i suoi indici spiccare un balzo in avanti, con il Dow Jones che è tornato sopra i 30.000 punti. La riscossa di New York rappresenta uno dei migliori movimenti delle Borse da vari mesi.

Non è casuale che il rimbalzo avvenga proprio ora: primo, perché a un settembre negativo segue, di solito, un ottobre in crescita; secondo, perché questo mese è tradizionalmente ricco di risultati.

Tutti sperano, naturalmente, che la rimonta inneschi una fase virtuosa. Per ora, la rimonta è ancora lontana, considerato che l’indice S&P500 è ancora a -25% da inizio anno; tuttavia, si è arrestata la caduta, e questo non è poco.

Affitti Usa, rischio bolla

Non si intravede un termine, intanto, per il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve: le aspettative si concentrano su un nuovo ritocco di 75 punti, a cui probabilmente ne seguirà uno di 50. Ma con i tassi alti, molte persone non possono più permettersi di accendere un mutuo, né di utilizzare l'abitazione come valore collaterale per ottenere finanziamenti. Questi problemi, che si affiancano al rialzo dei prezzi delle case avvenuto con la pandemia, hanno spinto molti potenziali acquirenti a rinunciare al mutuo, e vari proprietari a optare per la vendita della loro casa. La serie di cessioni e di mancati acquisti ha quindi ampliato il numero di abitazioni in affitto, spingendo in alto i canoni. E, contemporaneamente, rende possibile una discesa dei prezzi immobiliari, con il rischio di un'ulteriore bolla.

Il continuo rialzo dei tassi da parte della Fed, insieme al rafforzamento del dollaro su gran parte delle valute, sta anche mettendo in seria difficoltà i paesi emergenti, che finanziano il loro debito con il biglietto verde. La moneta americana è utilizzata in circa il 90% delle transazioni mondiali in valuta estera: se quindi il trend rialzista dovesse proseguire, potrebbe presentarsi un serio rischio insolvenza in queste aree del mondo.

Il governo inglese completa la retromarcia. E la sterlina respira

In questi giorni, tuttavia, si stanno manifestando alcuni segnali di recupero sul dollaro da parte dell'euro. Ma soprattutto della sterlina, che sta approfittando del rimbalzo dei mercati britannici. Una vera inversione a U, che dipende dal licenziamento del cancelliere dello scacchiere Kwasi Kwarteng e della conseguente cancellazione del suo programma iperliberista. Non è un caso che il rimbalzo di Londra abbia preceduto Usa ed Europa.

Il nuovo ministro delle Finanze, Jeremy Hunt, ha poi dichiarato quanto era nell'aria: il governo Truss cancellerà quasi interamente le misure fiscali comunicate da Kwarteng, il cui programma si è rivelato impraticabile: l'annuncio dei tagli fiscali, affiancati a una forte spesa pubblica per ridurre il costo delle bollette a carico di aziende e famiglie, ha provocato il crollo della sterlina, convincendo i mercati a vendere i titoli di stato inglesi. Questi movimenti hanno rischiato di danneggiare anche i fondi pensione, particolarmente sensibili nei confronti dei rialzi dei tassi.

L'incognita ora è la tenuta dell'esecutivo. I piani avventati di Liz Truss e Kwasi Kwarteng hanno spaccato il Partito Conservatore e una parte dei Tories preme per un nuovo cambio al vertice, magari con un ritorno di Boris Johnson a Downing Street. Un rospo che Liz Truss difficilmente ingoierebbe a cuor leggero: più facile che la premier indica nuove elezioni (come è nei suoi poteri), consegnando di fatto le chiavi del civico 10 ai favoritissimi Laburisti.

E ottenendo, almeno questa volta, il placet dei mercati, che hanno l'abitudine di precedere, con i loro comportamenti, i cambiamenti di governo. Anche nell'attuale dinamica politica inglese che, a detta di alcuni osservatori locali, si sta sempre più «italianizzando».

Energia, timida schiarita

Ciò che è certo è che il caso inglese ha dimostrato l'impraticabilità, in questo momento storico, di qualsiasi piano di detassazione delle classi più abbienti. Rendendo di fatto impossibile al prossimo governo italiano l'introduzione della flat tax.

L'emergenza energetica e l'inflazione galoppante rendono infatti prioritarie le misure per alleggerire le bollette di elettricità e gas. Il prezzo del metano ad Amsterdam è sceso ancora, portandosi ai livelli di giugno (sotto quota 130). Ma il ribasso, dovuto ai dati sugli stoccaggi e alla diminuzione delle richieste «a qualsiasi prezzo» non è ancora sufficiente: i valori restano altissimi, cinque volte superiori a una tariffa normale. E fuori misura per qualsiasi azienda.

Le previsioni ottimistiche di alcuni esponenti del settore (come Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, e Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale di A2A) sull'ulteriore calo dei prezzi fanno ben sperare. Ma l'emergenza è ben lungi dall'essere superata, e gli approvvigionamenti per l'inverno sono tutt'altro che sicuri al 100%.

Per questo motivo, il tema energia ha priorità assoluta. Come anche il problema delle pensioni, che costringerà il governo ad approvare una riforma in fretta e furia, per evitare il rischio di un ritorno, a fine anno, della legge Fornero.

Un Nobel controverso

Mentre Jerome Powell è alla presa con i tassi di interesse, un suo predecessore è stato nominato Premio Nobel per l'Economia. Si tratta di Ben Bernanke, che fu presidente della Federal Reserve ai tempi della grande crisi del 2008, premiato insieme a Douglas Diamond e Philip Dybvig.

Il riconoscimento a Bernanke ha scatenato alcune polemiche, che hanno visto alcuni osservatori lamentare la mancata vigilanza della Fed sul bubbone dei mutui subprime e sul fallimento di Lehman Brothers. Sta di fatto, però, che l'ex presidente della Fed ha gestito bene la crisi del 2008 e ha meritato il riconoscimento per il solo fatto di aver evitato il crollo del sistema finanziario americano senza che l'erario ci rimettesse un dollaro. Anzi, guadagnandoci pure. L'azione di Bernanke ha insomma dimostrato che i salvataggi pubblici, se condotti con raziocinio, hanno un senso logico per l'economia e il tesoro di un paese.

Montepaschi in picchiata

Se condotti con raziocinio, sottolineiamo. Una caratteristica che è mancata nel caso di Montepaschi, costato moltissimo alle casse pubbliche.

Per la banca è ora il momento della verità: Mps è infatti alle prese con l'aumento di capitale. La Borsa non ha accolto bene i piani del gruppo senese, che venerdì scorso ha lasciato sul terreno il 42,11%.

Nulla di così imprevisto, però: Montepaschi sta ricalcando il percorso di Saipem, con l'azzeramento del diritto d'opzione da parte degli azionisti.

Non si intravedono, quindi, rischi sul fronte dell'aumento di capitale. Ma a pagare il conto saranno, come sempre accade in queste situazioni, i vecchi azionisti. Un gruppo molto numeroso, che comprende at large tutti i contribuenti italiani: il ministero dell'Economia e delle Finanze controlla infatti quasi il 70% della banca.