14 luglio 2020
Aggiornato 21:01
Guai per Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo alza i costi dei conti correnti e chiede a un cliente 960 euro per un plico

A partire dal mese di agosto sono previsti rincari sui conti correnti di proprietà dei clienti di Intesa Sanpaolo fino a un massimo di 120 euro l'anno, ma anche l'Afb punta il dito contro la banca

Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo.
Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. ANSA

TORINO – Guai in vista per i correntisti di Intesa Sanpaolo. Sono previsti rincari fino a 120 euro l'anno per i clienti del gruppo bancario. A partire dalla metà di maggio, infatti, sono state inviate delle lettere ai proprietari dei depositi e dei conti correnti presso la banca per comunicare le nuove condizioni contrattuali, che prevedono un aumento dei costi dal mese di agosto. Ma non tutti i correntisti sono stati ancora informati, perché i detentori di conti a zero spese possono trovare la comunicazione esclusivamente on line sul sito della banca. E per loro l'aumento imprevisto dei costi del conto corrente non sarà affatto una bella sorpresa.

Rincari per i correntisti di Intesa
Gli aumenti previsti per i costi dei conti correnti dei clienti di Intesa Sanpaolo variano in base alle specificità dei conti correnti e quindi non saranno omogenei. Dipenderanno dalla data di apertura e dal livello medio di giacenza. Secondo quanto comunicato dalla banca, non dovrebbe essere previsto nessun rincaro fino alla giacenza massima di 2000 euro. In tutti gli altri casi non dovrebbe superare i dieci euro al mese per un massimo di 120 euro l'anno. Intesa Sanpaolo rende noto che le nuove condizioni interesseranno circa il 30% delle posizioni.

L'Afb punta il dito contro la banca
E che la decisione dell'istituto sarebbe stata determinata dai tassi negativi applicati dalla Bce per la liquidità in eccesso, che penalizzerebbero troppo i bilanci della banca con sede a Torino. Di certo una pessima notizia per i risparmiatori italiani. Ma Intesa Sanpaolo desta l'attenzione dei media in queste ore anche per un'altra vicenda alquanto spinosa. Come riporta Andrea Greco su Repubblica.it, l'Arbitro bancario finanziario, infatti, ha puntato il dito contro l'istituto di credito per aver costretto un correntista a pagare ben 960 euro per ottenere la documentazione completa di alcuni contratti in derivati che aveva sottoscritto con la banca.

I clienti hanno diritto alla piena informazione
Il contraente in questione è l'azienda Nizzoli trasporti srl, e voleva verificare l'osservanza delle norme stabilite dal Tuf e dai regolamenti Consob. Intesa Sanpaolo, probabilmente al fine di dissuadere il cliente dall'effettuare le opportune verifiche, ha imposto il pagamento di 10 euro a foglio, subordinando la consegna del plico di 96 fogli al pagamento di 960 euro. Una cifra decisamente troppo elevata. L'Arbitro ha chiarito infatti che «la banca non può subordinare la dazione dei documenti al pagamento della somma richiesta, nel rispetto del diritto del cliente alla piena informazione», come da art. 119 del Tub. La decisione dell'Arbitro non è vincolante, ma se la banca non la rispetta la spinosa vicenda può essere resa pubblica così da arrecare all'immagine dell'istituto di credito coinvolto un danno reputazionale.