Prezzi in risalita

L'inflazione mette in crisi la Bce e Coeuré sfida Draghi: «Possibile rialzo dei tassi»

La risalita dell'inflazione fa emergere le divergenze di vedute all'interno del direttorio. Il rappresentante francese della Bce prende le distanze dal governatore centrale e sfida la sua tesi intransigente

Il governatore centrale, Mario Draghi.
Il governatore centrale, Mario Draghi. (ANSA)

FRANCOFORTE - L'inflazione rialza la testa e cambia gli equilibri dell'Eurotower. In seno alla Bce potrebbe verificarsi un "patricidio" perché il rappresentante francese dell'istituto di Francoforte, da sempre sostenitore delle scelte di Mario Draghi, sta prendendo le distanze dal governatore centrale. In un'intervista rilasciata alla Reuters ha infatti dichiarato che il ralzo dei tassi nelle terre di Eurolandia ora è «possibile».

La risalita dell'inflazione mette in crisi la Bce
La risalita dell'inflazione di fondo, che precedentemente aveva mostrato scarse fluttuazioni mantenedosi sistematicamente al di sotto dell'1 per cento, mette in crisi la Bce. Ad aprile , l'indice dei prezzi depurato da energia, alimentari e tabacchi - voci particolarmente volatili - ha mostrato infatti una accelerazione all'1,2% dallo 0,7% di marzo. E proprio questa tendenza al rafforzamento della dinamica di fondo starebbe creando non poche pressioni a carico del governatore centrale e alimentando divergenze di vedute nel direttorio. Ieri è tornato a riunirsi il Consiglio direttivo e in questi giorni molti esponenti della Banca centrale europea rilasceranno interviste a proposito della politica monetaria comunitaria. Come ha già fatto Benoit Coeuré, esponente del Comitato esecutivo di Francoforte.

Coeuré prende le distanze da Draghi
Durante un'intervista rilasciata alla Reuters e pubblicata in queste ore sul sito dell'Istituzione comunitaria, Coeuré prende le distanze dall'intransigente Mario Draghi affermando risolutamente che «il sentiero della Bce non è scritto sulla pietra». Per il banchiere francese, infatti, il rialzo dei tassi ora è «possibile» e in teoria Francoforte potrebbe procedere in questa direzione anche prima della fine dell'anno mantenendo in vigore il programma di acquisto dei bond: «Troppo gradualismo nella politica monetaria comporta il rischio di grandi aggiustamenti dei mercati una volta che la decisione sarà presa», ha sottolineato Coeré aggiungendo che l'Eurotower non dovrebbe farsi condizionare troppo dagli eventi politici, come le imminenti elezioni in Italia e Germania.

Come procederà il "sequenziamento"
Quanto alla modalità e al «sequenziamento» con cui, quando sarà il momento, la Bce procederà a ridurre gradualmente gli stimoli, Coeuré ha spiegato che se ne è discusso e se ne dovrà discutere ancora, e che fondamentalmente dipenderà da come si evolveranno i dati. Al momento, le indicazioni previsionali (foward guidance) che la stessa istituzione fornisce implicano che inizialmente andranno ridotti o terminati del tutto gli acquisti di titoli, il quantitative easing, e solo successivamente si inizierà ad aumentare i tassi di interesse. Però potrebbe verificarsi anche l'opposto, specialmente sui tassi dei depositi che le banche commerciali parcheggiano alla Bce, che sono penalizzanti dato che al meno 0,40 per cento sono un costo per le banche, ove dovesse emergere che deprimono eccessivamente la redditività del settore.

Il prossimo Consiglio direttivo avrà luogo l'8 giugno
Il sequenziamento può cambiare «sulla base di come valuteremo costi e benefici degli strumenti. In particolare sui tassi dei depositi. La discussione dovrà basarsi sui fatti e se mi chiedete se oggi vedo le basi per un cambiamento simile - ha detto il banchiere centrale - la risposta è no. Non vedo nessun motivo per cui il tasso sui depositi al meno 0,40 per cento richiederebbe un cambio di sequenziamento». Per conoscere la decisione di Draghi sul proseguimento o meno delle politiche monetarie espansive bisognerà però attendere la prossima riunione del Consiglio direttivo della Banca comunitaria, che avrà luogo l'8 giugno a Tallinn. Solo allora sapremo se la tesi dominante, quella intransigente e prudenziale del governatore centrale, avrà avuto la meglio ancora una volta.