22 maggio 2019
Aggiornato 08:30
Crisi Mps

Mps, la perizia tecnica sui derivati è al vaglio della Procura Generale Milano

Sono in corso approfondimenti investigativi sulla banca senese per accertare quale impatto abbia avuto sui conti dell'istituto la contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria

MILANO - Una perizia tecnica per accertare quale impatto avrebbe avuto la contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria sui bilanci di Mps, dal 2012 fino alla semestrale del 2015, se l'operazione fosse stata effettuata «a saldi chiusi» anziché «a saldi aperti», dunque considerando le operazioni come derivati del credito: vendita di protezione sul default dell'Italia a Deutsche Bank e Nomura, le controparti del Monte nelle due operazioni. Il documento, redatto da Francesco Corielli, professore associato di metodi matematici per le scienze economiche dell'università Bocconi di Milano, e Roberto Tasca, ordinario di Economia degli intermediari finanziari all'Università di Bologna, è già approdato sulla scrivania del sostituto procuratore generale di Milano Felice Isnardi che sta conducendo nuovi accertamenti investigativi su banca Mps, indagata ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa per reati commessi dai propri dirigenti.

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I quesiti posti ai consulenti
Diversi i quesiti posti ai consulenti. Il calcolo dello scostamento dei valori dell'utile lordo e del patrimonio netto rispetto a quelli effettivamente rappresentati in bilancio e in relazione al superamento delle soglie di non punibilità: 5% per l'utile lordo e 1% per il patrimonio netto. Poi, la metodologia di calcolo e la rappresentazione del Var (Value at risk) in bilanci e relazioni e nel prospetto informativo per l'aumento di capitale del 2015 nonché il ricalcolo effettuato dalla banca stessa. Il Var sostanzialmente indica per i portafogli di attività finanziarie la perdita massima giornaliera.

L'impatto di Alexandria e Santorini sui bilanci di Mps
Infine, l'impatto della contabilizzazione a saldi chiusi di Alexandria e Santorini ai fini del via libera della Ue agli aiuti di Stato (Monti-bond, per 4 miliardi) concessi a Mps sulla base di un piano di ristrutturazione e finalizzati a coprire il deficit patrimoniale emerso dopo gli stress test dell'Eba. Ferma restando la necessità di un aiuto di Stato in virtù della rilevanza sistemica della banca senese, la rappresentazione a saldi chiusi di Santorini e Alexandria, avrebbe potuto mostrare come il deficit patrimoniale di Mps potesse derivare in misura minoritaria dalle perdite registrate in Santorini e Alexandria, che peraltro nel tempo, con la discesa dello spread portano un contributo positivo al risultato netto, quanto piuttosto dalle svalutazioni degli avviamenti (Antonveneta) e dalle rettifiche sui crediti.

Perché la banca avrebbe potuto essere nazionalizzata
Inoltre, con la contabilizzazione a saldi chiusi, sarebbe probabilmente emerso un Var superiore al limite di 15-25 milioni fissato dalla Ue. I soldi pubblici al Monte, comunque a titolo oneroso, forse potrebbero aver coperto un deficit patrimoniale dovuto più alla cattiva gestione e posizioni rischiose in derivati, dunque fattori interni alla banca, piuttosto che a soli fattori esogeni come la crisi del debito sovrano e il relativo crollo dei prezzi dei Btp. Se vista da questa angolazione, la banca avrebbe potuto, in base alle norme Ue, anche essere nazionalizzata. Il fascicolo, trasmesso a Milano da Siena a fine luglio scorso per ragioni di competenza territoriale, oltre all'istituto di credito vede indagati l'ex amministratore delegato Fabrizio Viola e l'ex presidente Alessandro Profumo.

L'udienza è fissata per il 15 marzo
Ma i magistrati milanesi titolari dell'inchiesta, i pm Mauro Clerici, Stefano Civardi e Giordano Baggio, ai primi di settembre presentarono richiesta di archiviazione sia per le persone fisiche che per l'istituto di credito. Poi però la Procura Generale ha deciso di svolgere alcuni accertamenti investigativi sulle eventuali responsabilità penali della banca, così come previsto dall'art. 58 della stessa legge 231. L'incarico ai due periti è stato conferito il 27 ottobre scorso e la perizia depositata il 10 gennaio. Se dagli approfondimenti emergessero profili penalmente rilevanti, la Procura Generale potrebbe teoricamente avocare il fascicolo e assumere la titolarità dell'indagine al posto della Procura. Il quadro sarà più chiaro il 15 marzo, giorno dell'udienza fissata davanti al gip Livio Cristofano per la discussione nel merito sull'archiviazione chiesta per Viola, Profumo e Banca Mps. Contro la richiesta dei pm si sono infatti schierati il Codacons e una serie di piccoli azionisti della banca. Se la procura generale milanese intende davvero avocare l'indagine, sarà quella la sede per farlo.