19 novembre 2019
Aggiornato 10:30
Banche italiane in crisi

Così le grandi imprese hanno messo in ginocchio le banche italiane

Secondo i dati pubblicati dalla Cgia di Mestre i killer degli istituti di credito del Belpaese potrebbero essere le grandi imprese italiane, che hanno contratto ingenti debiti con le banche in crisi senza mai restituirli e danneggiando l'economia nazionale

ROMA – Le banche italiane sono il tallone d'Achille dell'economia nazionale. Nel loro ventre si sono accumulati 186,7 miliardi di euro lordi di sofferenze sui prestiti. Una cifra monstre che zavorra la ripresa e àncora la crescita economica a un flebile zero virgola. Ma chi sono questi grandi debitori che ricevono prestiti dalle banche e non li restituiscono?

Chi sono i killer delle banche italiane
I killer degli istituti di credito del Belpaese potrebbero essere le grandi imprese italiane. E' in corso un corto circuito tra economia reale ed economia finanziaria che rischia di mandare in tilt l'intero sistema bancario togliendo liquidità alle piccole e medie imprese che spesso sono la parte migliore dell'economia nazionale. In pancia agli istituti di credito dello Stivale, infatti, si sono accumulati circa 186,7 miliardi di euro lordi di sofferenze: prestiti deteriorati che alcuni debitori hanno contratto con le banche senza poi restituire il dovuto. E secondo l'impietosa fotografia scattata dalla Cgia di Mestre, come riporta in dettaglio il magazine online ofcsreport, l'81% dei crediti inesigibili è ascrivibile ai giganti economici italiani: le grandi imprese nazionali.

La distorsione italiana del sistema del credito
Nel rapporto tra banche e imprese quelle di grandi dimensioni hanno sempre fatto la parte del leone a discapito di quelle più piccole. I finanziamenti più consistenti vengono concessi per lo più con un massiccio ricorso al credito relazionale (ovvero i soldi – quelli veri - vengono prestati soprattutto ai soci, agli amministratori delegati dei grandi gruppi imprenditoriali), ma questa tipologia di clientela si è dimostrata anche la più inaffidabile e la meno solvibile. Non a caso l'81% dei crediti deteriorati che si trova nel ventre degli istituti di credito in difficoltà è riconducibile proprio a questa categoria di debitori. I dati pubblicati dal centro studi di Mestre sono aggiornati a settembre 2016 e mettono in luce una distorsione tutta italiana del sistema del credito.

Meno soldi per le piccole e medie imprese italiane
Un'anomalia che, come abbiamo visto, ha avuto e continua ad avere nefaste conseguenze sull'economia nazionale. In pratica i soldi delle banche finiscono nelle tasche dei debitori meno affidabili e non trovano più la via del ritorno generando vere e proprie voragini nei bilanci degli istituti di credito. Vale la pena sottolineare a questo proposito che le sofferenze derivanti dai crediti concessi per cifre superiori al milione di euro, in valori numerici, sono raddoppiate dal 2011 al 2016. E questo dato si riflette nel fatto che contemporaneamente le banche hanno chiuso i rubinetti della liquidità per il credito all'economia reale (famiglie e imprese): solo nell'ultimo anno gli impieghi alle imprese italiane sono diminuiti di 21,3 miliardi di euro. Mentre le grandi imprese dilapidano le risorse economiche nazionali, le imprese più piccole continuano ad avere grandi difficoltà di accesso al credito.

La lunga lista dei debitori delle banche in crisi
E questa gigantesca zavorra di sofferenze in pancia alle banche italiane zavorra la ripresa e strozza la crescita economica nazionale. Si tratta di un vero e proprio corto circuito: lo Stato salva le banche in crisi con i soldi dei cittadini, ma gli istituti di credito continuano a dilapidare le risorse economiche concedendo prestiti senza garanzie a ricchi debitori insolventi. Questa, probabilmente, è stata la spirale negativa che ha innescato e alimentato anche la crisi del Monte Paschi Siena. La lista dei debitori insolventi di Mps, infatti, è molto (molto) lunga. All'apice compare il nome di Carlo De Benedetti (presidente del gruppo editoriale l'Espresso, renziano doc e tessera numero uno del Partito democratico), che secondo Il Sole 24 Ore avrebbe ottenuto dalla banca più antica del mondo 600 milioni di euro per la sua società di famiglia, Sorgenia.

La trasparenza e la risposta di Pier Carlo Padoan
Ma la lista, come dicevamo, è molto lunga e sebbene qualche nome sia riuscito a filtrare finendo sulle prime pagine dei giornali, la maggior parte di essi continua a essere ignota. Da qui l'accorato appello di Renato Mason, segretario della Cgia di Mestre: «La fiducia nei confronti delle banche salvate con il contributo dei soldi pubblici si riconquista anche attraverso la pubblicazione dei nomi, degli importi non ancora restituiti e della quantità di aiuti di cui questi istituti si sono fatti carico sino a ora per le ristrutturazioni di queste aziende insolventi». Un appello rilanciato nelle scorse ore anche dal Movimento 5 stelle sul blog di Beppe Grillo. Le parole del governo, tuttavia, non lasciano ben sperare poiché il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha recentemente dichiarato che «la trasparenza è un valore, ma bisogna distinguere tra debitori sfortunati e debitori scorretti». Un «ma» pesante come un macigno se il compito di passare il setaccio dovesse essere affidato ai soliti noti. Le responsabilità dei grandi debitori insolventi del paese difficilmente emergerebbero dall'oscurità dell'omertà.