17 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Crisi Mps

Mps riunisce il Cda e lavora «in segreto» per il piano B

Oggi si riunisce il Cda del Monte Paschi Siena. Sul tavolo ci sono diverse alternative, ma ancora poche certezze. I risparmiatori sono a rischio bail in e il destino della banca vacilla tra la soluzione privata e quella pubblica

SIENA - Oggi si celebrerà il rito della prima della Butterly alla Scala di Milano. E a pochi passi, nella sede milanese di via Santa Margherita, si riunirà anche il Cda del Monte Paschi Siena per fare il punto sul destino della banca più antica del mondo.

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Oggi si riunisce il Cda di Mps
Oggi si celebrerà il rito della prima della Butterly alla Scala di Milano. E a pochi passi, nella sede milanese di via Santa Margherita, si riunirà anche il Cda del Monte Paschi Siena per fare il punto sul destino della banca più antica del mondo. La strada per la salvezza di Mps è sempre più ripida, soprattutto dopo l'esito referendario e le dimissioni del premier, Matteo Renzi. Ieri è andato in scena l'incontro in Bce tra i vertici dell'istituto senese e la Vigilanza europea per tirare le somme sulla situazione del progetto di ricapitalizzazione della banca dopo l'inizio della crisi di governo. Da un lato la soluzione privata sembra vacillare, dall'altro si fa sempre più concreta l'ipotesi del piano B: la soluzione pubblica.

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Risparmiatori a rischio bail in
Se l'aumento di capitale con la partecipazione di capitali privati fosse ritenuto impraticabile, l'unica alternativa, infatti, sarebbe un intervento di ricapitalizzazione precauzionale realizzato da parte dello Stato in linea con la direttiva Brrd (riguarda il caso di banche che hanno fallito lo stress test della Bce ma che non risultano insolventi). In questo caso, però, il tasto dolente della questione sarebbe il "burden sharing" in capo agli obbligazionisti subordinati della banca senese, gran parte dei quali sono piccoli risparmiatori, che sarebbero chiamati con il bail in a colmare buona parte del deficit di capitale di Mps prima dell'intervento dello Stato. Questa prospettiva è poco gradita a Roma, soprattutto dopo quanto è accaduto con le quattro banche risolte.

Dalla soluzione privata a quella pubblica
Il nuovo governo – qualunque esso sia – difficilmente riuscirebbe a far digerire ai risparmiatori italiani un altro brutto colpo. Per questo sarebbe da preferire la soluzione privata. Formalmente l'impalcatura messa in piedi da Jp Morgan e Mediobanca è ancora lì: il fondo sovrano del Qatar non ha fatto (ancora) nessun passo indietro. E in mancanza di grandi investitori stranieri, Mps potrebbe comunque provare a chiudere l'aumento di capitale entro fine anno con una operazione rivolta al mercato. Ma sarebbe un tentativo quasi disperato in un territorio del tutto inesplorato. Tra le alternative sul piatto c'è anche lo slittamento dell'operazione.

Il piano B per la banca più antica del mondo
Se di pochi giorni si rimarrebbe nell'ambito dei tempi richiesti dai supervisori chiudendo il tutto entro il 2016. Se di qualche settimana, scivolando dunque dopo fine anno, servirà invece il benestare della Vigilanza Bce. In entrambi i casi però servirebbe la ragionevole certezza che, con la crisi di governo risolta o avviata a soluzione, i grandi investitori siano disposti a metter mano al portafoglio. Se così non fosse bisognerà necessariamente passare al piano B, in via di definizione. Secondo alcuni rumors, il Mef potrebbe comprare obbligazioni subordinate in mano a investitori retail per poi convertirle in azioni e partecipando così direttamente all'aumento di capitale del Monte Paschi Siena. Sarebbe l'ultima spiaggia per la banca più antica del mondo.