17 novembre 2019
Aggiornato 09:30
Bail in o bail out?

Mps: un disastro europeo nato molti anni fa, usato oggi per salvare Deutsche Bank

Si sta cercando di sfruttare la crisi di Mps per salvare Deutsche Bank, la cui caduta genererebbe uno tsunami finanziario senza precedenti nel mondo? Si sta tentando di dare la responsabilità di questo guazzabuglio all’Italia, salvando politicamente Merkel e Schauble?

ROMA - I crediti marci di Monte Paschi Siena sono 10 miliardi euro. I crediti marci di Deutsche Bank sono 75mila miliardi di euro. La Bce di Draghi manda una lettera-ultimatum a Monte Paschi Siena. L’Unione europea funziona così. Con questo articolo non si difende il disastro di Monte Paschi Siena, né il goffo tentativo di trasformare in debito pubblico in guai della banca senese e quelli del sistema bancario nazionale da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi. Il fondo Atlante 1 e 2 altro non sono che questo. Si tratta di riconoscere un disastro europeo nato molti anni fa, in cui la privatizzazione del sistema bancario italiano ed europeo hanno avuto uno sviluppo malato, basato su furbate in successione, in cui ogni volta che si creava un regola parallelamente si inventava un meccanismo per aggirarla. Cosa fossero i sistema bancari nazionali, e cosa sono diventati: prima o poi la storia completa di questa truffa dovrà essere raccontata. Oggi, purtroppo, ci si deve occupare della stringente attualità in cui i nodi, e che nodi, vengono al pettine.

Vendere sul mercato prodotti in sofferenza prevede oggi una svalutazione secca dell’80% del valore nominale
Una lettera di qualche settimana fa della Bce in cui si chiedeva alla banca più vecchia del mondo di far pulizia di dieci miliardi di crediti inesigibili, circa un terzo di quanti ne hanno in pancia, ha portato ulteriore panico sia a livello finanziario che politico. Attualmente vendere sul mercato prodotti in sofferenza prevede una svalutazione secca dell’80% del valore nominale. Mps sostiene, velleitariamente, che potrebbe piazzarli con una svalutazione del 60%. Sogni, a meno che non se li prenda lo stato italiano. Si tratta di tre miliardi di euro, il triplo della capitalizzazione borsistica attuale, di differenza tra le chimere di Mps e la realtà.

Una perdita del nostro credito nazionale di 40 miliardi
Ovviamente Monte Paschi è la punta di un iceberg enorme, contro cui rischiano di schiantarsi l’Italia e l’Europa. L’esposizione con il nostro debito sovrano è pari 350 miliardi di euro, mentre le sofferenze lorde sono pari a 200 miliardi. Cifra questa già svalutata del 56% ma che il mercato, come detto in precedenza, taglierebbe ancora, portando ad un perdita complessiva del nostro credito nazionale pari a quaranta miliardi.

Ultima spiaggia il bail in?
Ma il gioco di specchi del sistema bancario europeo fa sì che non esista una prospettiva. Per le situazioni come quella di Mps la dolorosa via d’uscita dovrebbe essere il bail in approvato solo poco tempo fa, meccanismo fortemente voluto dalla Germania e in particolare dalla coppia Merkel-Schauble. Ma il disastro Deutsche Bank, che segna nuovi minimi sul mercato azionario e ormai è inquadrato nello stesso mirino che abbatté Lehman Brothers nel 2008, fa sì che i toni si ammorbidiscano per tutti.

Mentre Renzi sta a guardare, gli altri decidono per noi
In questo contesto il governo italiano non ha nulla da dire o da rivendicare e le parole di Renzi sono buone solo per i telegiornali della sera che devono tenere alta la popolarità del primo ministro. E’ umiliante vedere che tra il nostro governo e i poteri della Bce/Ue non ci sia nessuna trattativa seria. Siamo in attesa di vedere gli altri cosa decidono per noi, nel mentre guardiamo leggiamo i quotidiani che raccontano fantasiose trattative tra Renzi e chi comanda. Negli uffici che contano si sta pensando ad una maxi operazione della Bce per salvare il sistema bancario tedesco, e giocoforza quello italiano. Il vicepresidente della Ue Valdis Dombrovskis ha scandito queste sconcertanti parole: «Siamo consapevoli delle difficoltà del settore bancario italiano, dovute alla bassa redditività e all'enorme quantità di crediti non esigibili che si riflettono nell'andamento dei prezzi delle azioni. Siamo in contatto con le autorità italiane, seguiamo la situazione e siamo pronti a intervenire, se necessario». In sintesi: le regole sul bail in possono essere sorvolate, anzi si guarda ad una iniezione di denaro della Bce.

Dal bail in al bail out?
Si passerebbe quindi dal bail in (pagano azionisti e obbligazionisti) a un bail out (paga la Bce e, in parte, i governi nazionali). Perché «si deve salvare il sistema bancario italiano». Troppa grazia, troppa generosità. Ma purtroppo, di fronte a questa verità parziale, dobbiamo anche tacere e ringraziare, perché i conti che abbiamo in casa non ci permettono alcun moto di dignità. Si sta quindi cercando di sfruttare la crisi di Mps per salvare Deutsche Bank, la cui caduta genererebbe uno tsunami finanziario senza precedenti nel mondo? Si sta tentando di dare la responsabilità di questo guazzabuglio all’Italia, salvando politicamente Merkel e Schauble, che devono piegare il loro fanatismo all’evidenza del disastro che hanno in casa? Forse la strategia di Bundesbank – creare una situazione così immensamente marcia da parte di Deutsche Bank da risultare intoccabile – non ha ancora avuto pieno sviluppo, e ora sono necessari aggiustamenti di rotta? E mentre Renzi e Padoan non fanno nulla, perché non possono fare nulla, giunge la rivendicazione del rigore da parte di Jeroen Dijsselbloem, che con una dichiarazione dice chiaramente che esiste solo il bail in e qualsiasi ipotesi di ricapitalizzazione pubblica è inaccettabile. L’Unione europea necessiterebbe di bravi psichiatri, più che di bravi economisti.