31 ottobre 2020
Aggiornato 08:30
deja vu

Grecia, nuove misure di austerity per Tsipras e il suo Paese devastato dalla povertà

Il Parlamento greco ha approvato le riforme: tagli alla spesa pubblica per 3,6 miliardi di euro, aumento dell'Iva e una pericolosa clausola di salvaguardia. La speranza di Tsipras è di indurre i creditori a concedere un "debit relief"

ROMA – Deja vu. Il Parlamento greco ha approvato questa notte le nuove misure di austerità per presentarsi con i «compiti a casa» in regola all'Eurogruppo di martedì. Il premier Alexis Tsipras sta tentando il tutto per tutto nella speranza di ottenere l'accordo sulla ristrutturazione del debito. Ma l'ennesimo aumento delle tasse per oltre undici milioni di cittadini greci sarà sufficiente a salvare il paese e a placare gli appetiti dei creditori internazionali?

Il Parlamento greco ha approvato le riforme
Nel cuore della notte, mentre ad Atene si svolgevano altre manifestazioni di protesta e i trasporti pubblici venivano paralizzati ancora una volta, il Parlamento greco ha approvato le misure di austerità. Un testo di circa 7.000 pagine che prevede l'ennesimo aumento delle tasse per gli undici milioni di cittadini greci, l’introduzione di un fondo per le privatizzazioni e un meccanismo di salvaguardia che scatterà nel caso in cui gli impegni assunti dal governo ateniese nei confronti dei creditori internazionali non dovessero essere rispettati.

Tagli alla spesa pubblica per 3,6 miliardi di euro
Martedì, alla riunione dell'Eurogruppo, andrà in scena un copione già visto: un paese economicamente in ginocchio e sull'orlo del baratro che presenta umilmente i «compiti a casa» alle istituzioni comunitarie nella speranza di ottenere il sospirato accordo sulla ristrutturazione del debito sovrano. E, anche stavolta, per gli undici milioni di cittadini greci il prezzo da pagare sarà molto alto: ulteriori tagli alla spesa pubblica per 3,6 miliardi di euro e 1,8 miliardi di tasse da pagare in più rispetto allo scorso anno.

L'aumento dell'Iva e gli altri provvedimenti
Non solo aumento dell'Iva dal 23 al 24% su diversi prodotti di uso quotidiano (tra i quali ci sono anche il caffè, le sigarette elettriche e la benzina), l'introduzione di una tassa di soggiorno e l'abolizione delle agevolazioni fiscali per le isole greche (che trainano con il turismo locale l'economia del paese), ma anche l'istituzione di una clausola di salvaguardia che mette i brividi e che più d'ogni altro provvedimento ha fatto infuriare le opposizioni parlamentari e preoccupare i comuni cittadini.

La clausola di salvaguardia
In base ad essa, infatti, scatterà un meccanismo di correzione automatica dei conti pubblici – cioè ulteriori tagli alla spesa pubblica pari a circa il 2% del Pil - qualora il governo non riuscisse a conseguire l'obiettivo di un avanzo primario del 3,5% del prodotto interno lordo nel 2018. Secondo le opposizioni, in testa i socialisti di Pasok, i conservatori di Nuova Democrazia e l’estrema destra di Alba Dorata, Alexis Tsipras starebbe letteralmente ipotecando il futuro del paese. Secondo altri, invece, il premier ateniese starebbe tentando il tutto per tutto al fine di ottenere la ristrutturazione del debito greco.

La speranza di Alexis Tsipras
Secondo alcune indiscrezioni, infatti, la possibilità di un alleggerimento del debito sarebbe stata discussa proprio recentemente, in occasione del G7 delle Finanze che si è svolto in Giappone. Il Fondo monetario internazionale, d'altronde, reclama da tempo un»debit relief», poiché ritiene insostenbile l'attuale indebitamento del paese, giunto al 177% del Pil. La proposta del Fondo di Washington è quella di fissare gli interessi dell’attuale piano di salvataggio all’1,5% posticipandone il pagamento al 2040. In questo modo la Grecia potrebbe investire le risorse risparmiate per sostenere la sua crescita economica.

All'orizzonte (forse) c'è il debit relief
E' il momento giusto per Nel frattempo, l'Eurogruppo di martedì dovrebbe concedere al paese un’altra tranche del piano di aiuti da 86 miliardi di euro e forse, i ministri delle Finanze riuniti a Bruxelles metteranno le basi per affrontare anche il nodo del debito. Il momento appare propizio per aprire i negoziati, perché l'Europa deve affrontare altre importanti sfide come l'incognita Brexit, l'emergenza immigrazione e il pericolo Isis. La Commissione europea potrebbe ritenere opportuno adottare un approccio più conciliante anche nei confronti della Grecia per non versare altra benzina sul fuoco scoppiettante del destino comunitario. La salvezza del paese passa necessariamente per un taglio del debito, e forse, questa volta, altre variabili politiche saranno determinanti per indurre l'Ue a scrivere la parola fine sulla crisi greca.