15 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
tempismo perfetto

Voluntary disclosure bis in arrivo dopo i Panama Papers, chi ci guadagna davvero?

Il ritorno della voluntary disclosure dopo lo scandalo dei Panama Papers è una buona chance per le casse dello Stato, perché i vantaggi derivanti dalla collaborazione volontaria sono considerevoli. Ma è anche un altro regalo per gli evasori fiscali

ROMA – Torna la voluntary disclosure. Il governo Renzi starebbe valutando la possibilità di un bis entro la fine dell'estate, forse a luglio. Il potenziale incasso sarebbe stimato intorno ai 2 miliardi di euro: un bel «tesoretto» per le casse dello Stato in tempi difficili come questi. Ma è solo una coincidenza che «la collaborazione volontaria» torni alla ribalta subito dopo lo scandalo dei Panama Papers e in piena campagna elettorale?

Il ritorno della voluntary disclosure
A volte ritornano. E' il caso della voluntary disclosure, che in una versione bis è attualmente allo studio dell'Esecutivo. Il governo sta ancora definendo i dettagli, ma sembra plausibile che il nuovo provvedimento possa partire già a fine luglio. L'anno scorso quasi 130mila contribuenti italiani hanno aderito alla «collaborazione volontaria», portando allo scoperto 60 miliardi di imponibile sconosciuto al fisco e permettendo il recupero di circa 4 miliardi di euro di evasione fiscale.

Lo scandalo dei Panama Papers
Quest'anno si parla di cifre decisamente ridotte, perché il potenziale incasso di una voluntary disclosure bis è stimato intorno a 1-2 miliardi di euro, ma queste risorse sarebbero comunque estremamente preziose per le casse dello Stato e potrebbero costituire un «tesoretto» da utilizzare in caso di necessità. Tuttavia, non possiamo esimerci dal rilevare un ambiguo tempismo da parte dell'Esecutivo: la seconda edizione della «collaborazione volontaria» arriva proprio dopo lo scandalo dei Panama Papers.

In regola con un'autodenuncia
Ricordiamo che la voluntary disclosure è la procedura che consente ai contribuenti italiani (proprio quelli che detengono illecitamente patrimoni all'estero) di regolarizzare la loro posizione con l'Agenzia delle Entrate mediante un'autodenuncia, mettendo così fine all'illecito e pacificandosi col Fisco senza essere puniti per i reati di: dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, omesso versamento di ritenute certificate, omesso versamento di IVA, riciclaggio e autoriciclaggio.

I vantaggi della collaborazione volontaria
Il contribuente «pentito» deve comunque versare le imposte dovute in maniera integrale, ma gli saranno imputate delle sanzioni ridotte (rispetto a quelle salatissime che avrebbe dovuto pagare se fosse stato pizzicato dallo Stato) come «premio onestà». La voluntary disclosure, in realtà, è stata fortemente caldeggiata anche dall'OCSE in passato, perché è un valido strumento nella lotta all'evasione fiscale: punta sulla collaborazione volontaria e sull'autodenuncia ritenendola più efficace della coercizione e serve a far rientrare i capitali dall'estero, con discreti vantaggi per l'economia nazionale.

Un (altro) regalo agli evasori fiscali
Evidentemente, dopo l'esplosione del caso Panama Papers, alcuni contribuenti italiani coinvolti nello scandalo potrebbero essere tentati da questa seconda chance. E' necessario altresì sottolineare che tenere i propri soldi in conti offshore non sempre è un reato, perché si possono detenere capitali nei paradisi fiscali legalmente, a condizione di rispettare le norme sul fisco. E non tutti i nomi più o meno illustri (sono circa un migliaio e tra questi compare anche Luca Cordero di Montezemolo) che si sono rivolti allo studio legale Mossack Fonseca hanno nascosto capitali ai sistemi fiscali dei paesi di residenza. Tuttavia, la questione è «politicamente sensibile» per almeno due ragioni: siamo in piena campagna elettorale e l'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza sono ancora al lavoro sulle carte. Con la voluntary disclosure bis non ci guadagna solo lo Stato: è un bel regalo anche per i furbetti nazionali.