20 giugno 2019
Aggiornato 09:30
la proposta della lorenzin

Bonus Bebč raddoppiato? Ecco cosa dimentica il governo Renzi

L'Italia non cresce e per arginare il calo demografico la proposta del ministro Lorenzin č quella di raddoppiare il bonus bebč, ma la manovra non č priva di criticitŕ e il governo dimentica un altro grande problema: quello degli asili nido

ROMA – Il Bonus bebé (forse) raddoppia. A dare l'annuncio è il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che vorrebbe inserire nella prossima Legge di Stabilità un sostegno economico di 160 euro al mese per i nuclei familiari che hanno un ISEE inferiore a 25mila euro l'anno e pari a 320 euro al mese per quelli che hanno un ISEE inferiore a 7mila. Ma siamo sicuri che sia la strada giusta per combattere il drastico calo della natalità italiana?

L'Italia che non cresce
Il problema della crescita (zero) non riguarda solo l’economia. In Italia dobbiamo fare i conti anche con un calo della natalità senza precedenti. La popolazione italiana non cresce, anzi diminuisce. Secondo l'Istat il «movimento naturale della popolazione», cioè la differenza tra nuovi nati e decessi, nel 2014 ha fatto registrare un saldo negativo di quasi 100 mila unità. Per trovare un altro picco negativo come questo bisogna fare un lungo salto indietro nel tempo e tornare al biennio 1917-1918, quando c’era la Prima Guerra Mondiale. Sono lontani i giorni dei figli del baby-boom.

La proposta del ministro Lorenzin
Per cercare di arginare questo drammatico calo delle nascite, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha proposto di inserire nella prossima Legge di Stabilità un bonus bebé «raddoppiato»: 160 euro al mese dovrebbero andare ai neogenitori che appartengono a un nucleo familiare con ISEE inferiore ai 25mila euro l'anno e 320 euro al mese dovrebbero andare a quelli con ISEE inferiore ai 7mila euro annui. Inoltre, il governo sta pensando di alzare la soglia per l'ISEE a 30mila euro al mese, così da assicurare il beneficio a molte famiglie in più ed è al vaglio dell'Esecutivo anche la possibilità di estendere il bonus bebé raddoppiato fino al quinto anno di vita del bambino (oggi spetta di diritto fino al compimento del terzo compleanno).

Quanto (ci) costa il bonus bebè raddoppiato
Una manovra del genere, però, non è naturalmente priva di costi e sulla sostenibilità dei conti pubblici italiani pende la spada di Damocle di Bruxelles. Il bonus bebè così com'è già assorbe risorse statali per circa 500 milioni di euro l'anno e se dovesse raddoppiare come proposto dal ministro Lorenzin l'esborso per le casse dello Stato arriverebbe a circa un miliardo di euro l'anno. Ma una manovra di questo tipo è compatibile con le esigenze di bilancio nazionali, risponde realmente ai bisogni dei cittadini e, soprattutto, è la strada giusta per combattere il calo delle nascite del Belpaese?

Alcune criticità della manovra
Nonostante le buone intenzioni del governo Renzi, probabilmente no. La manovra in questione presenta alcune criticità, non solo di natura contabile. Innanzitutto, destinare così tante risorse al bonus bebè non garantisce affatto che questi soldi poi giungano effettivamente a destinazione, perché lo Stato non può conoscere in anticipo il numero dei genitori che ne faranno richiesta. Potrebbe avanzare un «tesoretto» qualora nascessero pochi bambini rispetto alle aspettative, e con buona probabilità di questi soldi non conosceremo mai la successiva destinazione. Oppure potrebbero non bastare affatto per assicurare lo stesso diritto a tutti i richiedenti. Inoltre, non è detto che questo sia il modo migliore per andare incontro alle esigenze di un nucleo familiare.

Il problema degli asili nido
Una delle spese più significative che una coppia di neogenitori deve affrontare dopo la nascita di un figlio è quella per l'asilo nido: un vero e proprio lusso che in media incide sul bilancio familiare nell'ordine del 12% e che pochi possono permettersi. Secondo un'indagine dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, infatti, una famiglia italiana spende in media circa 311 euro al mese per mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale (ma la retta può arrivare a 600 euro al mese in alcune città italiane, come ad esempio Milano). Inoltre, il servizio è presente solo nel 18% dei comuni e – quando c'è - le liste di attesa sono lunghissime, così i genitori sono spesso costretti a ricorrere alla baby-sitter.

Duemila educatrici rischiano di perdere il lavoro
Conti alla mano, siamo decisamente lontani dalle cifre del bonus bebè, che ad oggi non riesce neppure a coprire la metà delle spese della retta per l'asilo nido. Il governo, invece di farsi pubblicità sponsorizzando bonus da 80 euro al mese, potrebbe avvicinarsi più concretamente ai bisogni dei cittadini e intervenire laddove risulti più necessario. Il miliardo di euro che servirebbe a finanziare la manovra del bonus bebè raddoppiato potrebbe essere in parte utilizzato per agevolare l'apertura di nuovi asili nido comunali per tutte le famiglie. Oppure per risolvere il drammatico problema delle duemila educatrici d'infanzia che oggi, nella Capitale, rischiano di perdere il lavoro dopo vent'anni di supplenze e di lasciare i bambini della loro scuola materna senza più un posto dove stare.