4 dicembre 2020
Aggiornato 18:00
Si rafforza l'unità

Statali, contratti e pensioni: l'ultimatum dei sindacati al Governo

Lo sforzo messo in campo da CGIL, CISL e UIL per approdare a una proposta comune sui contratti, da offrire poi al tavolo con le controparti aziendali, dovrebbe dare i primi risultati verso metà gennaio, quando saranno convocati gli esecutivi unitari per varare la piattaforma sul nuovo modello contrattuale.

ROMA - Pensioni, statali e riforma della contrattazione: sono i principali temi su cui si concentrerà l'azione di Cgil, Cisl e Uil già dai prossimi giorni. L'ultimo scorcio del 2015 è stato segnato da una ritrovata unità sindacale, tornata di moda anche per respingere l'attacco sferrato dal Governo ai corpi intermedi.

Lo sforzo messo in campo dalle tre confederazioni per approdare a una proposta comune sui contratti, da offrire poi al tavolo con le controparti aziendali, dovrebbe dare i primi risultati verso metà gennaio, quando saranno convocati gli esecutivi unitari per varare la piattaforma sul nuovo modello contrattuale.

I sindacati sperano in questo modo di stoppare un eventuale intervento a gamba tesa di Palazzo Chigi, che nei mesi scorsi aveva ipotizzato, una volta chiusa la partita sulla legge di stabilità, misure per legare sempre di più le retribuzioni ai risultati dell'azienda. Per esempio, come proposto dal ministro Giuliano Poletti, non utilizzando solo l'ora-lavoro come parametro per pagare gli stipendi.

Dagli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil potrebbero però arrivare i primi problemi per Renzi. Le spine per il premier si chiamano contratti pubblici e pensioni. Sugli statali il premier e il suo esecutivo rischiano di incassare il primo sciopero dell'anno. Tre milioni di lavoratori pubblici attendono un contratto dopo più di sei anni di blocco, dichiarato illegittimo da una sentenza della Consulta. Il pubblico impiego e la scuola hanno manifestato a Roma sabato 28 novembre per un contratto dignitoso. Il Governo offre aumenti mensili di circa 5 euro a fronte di una richiesta di 150 euro.

I sindacati hanno già avvertito Renzi: la prossima iniziativa non sarà di sabato. Negli esecutivi unitari di gennaio, ha fatto intendere il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, si potrebbero decidere iniziative di protesta più incisive, compreso lo sciopero generale, la cui piattaforma rivendicativa potrebbe contenere anche richieste in tema di previdenza.

Sulle pensioni, le confederazioni sindacali sfidano il presidente del consiglio, sollecitandolo a passare dalle parole ai fatti. Dopo i ripetuti annunci dell'esecutivo nel corso del 2015 per rendere più flessibile l'uscita dal lavoro e rimediare agli errori della riforma Fornero, che però sono rimasti lettera morta, ora Cgil, Cisl e Uil sono intenzionati a dare battaglia.

La vertenza con il Governo è stata aperta il 17 dicembre con le assemblee convocate a Torino, Firenze e Bari. La richiesta dei sindacati è di rendere flessibili le pensioni per liberare posti di lavoro per i giovani. Dalle tre città è arrivato l'ultimatum: risposte entro gennaio o sarà proclamato lo sciopero. Per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ormai non è più tempo degli annunci e delle proposte fumose.

Intanto, per la Cgil di Susanna Camusso il 2016 dovrà essere l'anno di svolta per un rinnovamento radicale del diritto del lavoro, mortificato dal Jobs act e da una riduzione delle tutele dei lavoratori. Il direttivo di metà dicembre ha votato un testo di disegno di legge di iniziativa popolare che sarà ora sottoposto al giudizio dei lavoratori. La Cgil propone di far diventare legge una carta dei diritti universali del lavoro che sostituisca le attuali normative.

(con fonte Askanews)