9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
In un manifesto indirizzato al Governo 33 azioni da intraprendere subito

Green Act, i 10 punti di assoRinnovabili

Più sostenibilità, più indipendenza dall'estero, sostegni e investimenti massicci nelle rinnovabili per favorire crescita e occupazione, e ancora regole certe, burocrazia più snella e una politica di programmazione che rende le nostre città sempre più green

ROMA - 10 obiettivi per lo sviluppo delle rinnovabili, 33 azioni per raggiungerli. Arriva direttamente da assoRinnovabili un documento inviato al Presidente del Consiglio Renzi e ai ministri chiamati a redigere il Green Act. Un vero e proprio piano che evidenzia come le energie alternative, se adeguatamente regolamentate e sostenute, possono contribuire al rilancio dell’occupazione e alla crescita del Pil. Il documento rappresenta la naturale evoluzione del Green Paper già prodotto nel 2013, che aveva trovato la piena adesione delle principali forze politiche, a partire proprio dai partiti che sostengono il Governo attualmente in carica. «Il Green Act è l’occasione che non possiamo permetterci di perdere – commenta Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili –. Oggi più che mai dobbiamo contribuire a costruire un futuro più sostenibile e più efficiente che porti occupazione, ricchezza e benessere. Le rinnovabili possono già offrire tutto questo. Il nostro documento indica la direzione da percorrere per superare gli ostacoli che ancora ne frenano la crescita». Ecco dunque i punti del manifesto:

  1. PIÙ SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE PER RILANCIARE L’INDUSTRIA: Promuovere in sede europea una revisione del mercato europeo delle emissioni (ETS) che lo renda più efficace attraverso un’estensione ai prodotti importati da paesi extracomunitari. - Grazie al recente calo dei prezzi del petrolio, i politici vivono un «momento magico» perché avrebbero il necessario margine di manovra per eliminare i sussidi al consumo di combustibili fossili (nel 2013 sono stati 550 miliardi di dollari), per promuovere e rafforzare meccanismi come prezzi del carbonio e carbon tax al fine di finanziare la ricerca, lo sviluppo e l’implementazione dell'energia pulita. Le industrie italiane ed europee, che hanno compiuto, nel mondo, i maggiori sforzi in termini di sostenibilità ambientale dei loro prodotti, trarrebbero importanti vantaggi competitivi se venissero estesi ai paesi extracomunitari meccanismi di penalizzazione legati alle emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra. Infatti, il comparto manifatturiero europeo è quello che emette meno rispetto ad altre macro-zone economiche di riferimento: a parità di valore aggiunto, le emissioni di un bene equivalente risultano maggiori del 53% se prodotte in Nord America, del 580% se prodotte in Cina e addirittura dell’861% se prodotte in India.

  2. PIÙ INDIPENDENZA DALL’ESTERO: Adeguare gli attuali meccanismi di sostegno per raggiungere gli obiettivi europei al 2030 e favorire la transizione post- incentivi, e promuovere concretamente lo sviluppo del biometano, prevedendo criteri ragionevoli di qualità in linea (e non superiori) con quelli degli altri paesi europei e rendendo prioritario l’accesso alla rete del gas naturale – L’80% dell’energia consumata in Italia proviene da aree geografiche a rischio (Libia, Russia, Iraq ecc.). In particolare, nel 2013, per quanto riguarda l’energia elettrica, solo il 32% è stato ottenuto da «materie prime nazionali» come sole, vento, acqua, biomasse e geotermia. Oltre al fondamentale apporto delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica e termica, un contributo significativo potrebbe essere garantito dal biometano, la cui produzione troverebbe una distribuzione economica nella rete nazionale del gas naturale, in cui potrebbe essere immesso, e nei distributori a metano, a beneficio del parco auto, per numerosità, più importante d’Europa. Nonostante il Governo nel 2013 abbia adottato le misure incentivanti per il biometano, la sua produzione rischia di non decollare, sia perché mancano ancora le regole applicative del GSE, sia perché attualmente gli standard italiani di qualità del biometano sono talmente severi che non permetterebbero nemmeno al gas proveniente dalla Russia di essere immesso in rete. Alcuni operatori stranieri hanno invece potuto «giocare in anticipo» e sviluppare competenze ed esperienze che rischiano di diventare incolmabili per l’industria italiana.

  3. PIÙ RINNOVABILI PER LA CRESCITA E L’OCCUPAZIONE: varare una politica industriale che, coinvolgendo anche il sistema creditizio, privilegi e sostenga la filiera delle rinnovabili quale strumento concreto di rilancio della manifattura italiana e l’esportazione dei suoi prodotti; incrementare gli investimenti pubblici nella ricerca e nello sviluppo sperimentale, tramite le migliori Università; promuovere gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo sperimentale da parte di aziende private con strumenti adeguati, incentivare una collaborazione con le istituzioni comunitarie e nazionali coinvolte nell’adozione di bandi finalizzati al finanziamento di progetti innovativi e di sviluppo delle fonti rinnovabili – Come già avvenuto in passato per gli impianti idroelettrici, esiste oggi in Italia una filiera in grado di produrre ed esportare componenti per il solare fotovoltaico, il solare a concentrazione, il solare termodinamico, l’eolico, le bioenergie, l’idroelettrico, i sistemi d’accumulo, le smart grid e l’efficienza energetica. Bisogna necessario incrementare le risorse pubbliche e private da destinare alla ricerca nel settore dell’energia, oggi di molto inferiori rispetto a quanto impiegato, ad esempio, da Germania e Francia, e promuovere meglio l’accesso ai bandi UE finalizzati al finanziamento di progetti innovativi e di sviluppo delle fonti rinnovabili in modo da utilizzare pienamente le risorse comunitarie, troppo spesso non impiegate dal nostro Paese.

  4. ESPORTARE MADE IN ITALY: sostenere il processo di internazionalizzazione della filiera rinnovabili e costruire un nuovo sistema per la promozione delle imprese italiane all’estero – Il grande sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili avvenuto negli ultimi anni nel nostro Paese è stato possibile grazie ad uno scenario favorevole indotto dalle politiche europee di contrasto al cambiamento climatico e da una coerente politica nazionale. Ciò ha permesso la nascita e l’affermarsi di una vera e propria filiera italiana delle rinnovabili, con la creazione di un importante know-how nazionale.

  5. REGOLE CERTE: cancellare le norme note come «spalma incentivi»; trasformare la SEN in un atto programmatorio energetico di lungo periodo che impegni seriamente le istituzioni e che abbia come obiettivo primario la prosecuzione dello sviluppo delle fonti rinnovabili; dotare il settore di regole certe e stabili nel tempo, che non penalizzino gli operatori già presenti sul mercato e che attraggano nuovi investimenti; rispettare le scadenze date per i provvedimenti attuativi – Diverse misure negli ultimi anni hanno illegittimamente modificato con efficacia retroattiva i rapporti incentivanti. Ad esempio la Robin Hood Tax, recentemente dichiarata incostituzionale dalla Suprema Corte e le norme meglio note come «spalma incentivi» che hanno pregiudicato seriamente gli interessi economici del settore, il quale, compatto, ha reagito promuovendo centinaia di azioni legali interne, oltre che arbitrati internazionali. Questi provvedimenti hanno contribuito a generare sfiducia negli operatori nazionali, nonché negli investitori esteri, che chiedono, per continuare a investire nel nostro Paese, regole chiare, certe, stabili nel tempo e che, soprattutto, siano coerenti con un preciso disegno di politica energetica di lungo periodo. A questo si aggiungono gravi e numerosi ritardi nell’emanazione di decreti e regolamenti attuativi.

  6. PROCEDURE PIÙ SEMPLICI: eliminare gli adempimenti burocratici superflui; semplificare e accelerare i procedimenti autorizzativi e favorire l’adozione di norme regionali omogenee; ampliare l’uso di strumenti quali il silenzio-assenso, prevedere poteri sostitutivi e sanzionatori nei confronti delle amministrazioni territoriali, attribuiti a un organo centrale – Lo sviluppo e la competitività delle fonti rinnovabili in Italia, rispetto ai principali paesi europei, sono penalizzati dal maggior carico di burocrazia e dagli ingenti extra costi (oltre 30 miliardi di euro) che questo comporta. A questo si aggiungono l’impossibilità concreta di far valere le responsabilità della Pubblica Amministrazione, la lentezza e farraginosità dei procedimenti autorizzativi e le differenze nell’applicazione delle regole sul territorio nazionale.

  7. UN FISCO PIU’ AMICO: estendere la possibilità di rimborsi IVA trimestrali alla vendita di energia (quale ristoro del meccanismo di reverse charge); approvare una serie di tabelle specifiche per le aliquote di ammortamento massime fiscalmente consentite per l’attività di produzione energia (in aggiunta all’idroelettrico e termoelettrico); introdurre regole nazionali per la determinazione della rendita catastale degli impianti a fonti rinnovabili – Negli ultimi anni le rinnovabili sono state oggetto di grande attenzione da parte dell’erario sia attraverso l’introduzione di nuove tasse (come la Robin Hood Tax recentemente dichiarata incostituzionale) e di meccanismi ingiustamente penalizzanti (ad esempio il reverse charge per la vendita di energia, che creerà seri problemi finanziari ai produttori), sia attraverso interpretazioni restrittive di norme esistenti (come nel caso delle aliquote d’ammortamento per gli impianti fotovoltaici ad opera dell’Agenzia delle Entrate). A ciò si aggiunge il continuo e irrazionale rialzo delle aliquote IMU e TASI sugli impianti a fonte rinnovabile unitamente alla schizofrenia che caratterizza, a livello periferico, la gestione degli accatastamenti degli impianti a fonti rinnovabili.

  8. RINNOVABILI COMPETITIVE: stabilizzare per almeno 5 anni il meccanismo dello Scambio sul Posto; favorire la concreta installazione dei Sistemi Efficienti di Utenza, introducendo la possibilità di avere più clienti e agevolando l’integrazione con sistemi d’accumulo; favorire i contratti bilaterali di lungo periodo; integrare le fonti rinnovabili nel mercato – Per alcune tecnologie (fotovoltaico e, in parte, eolico) la grid parity non è più un miraggio, ma per altre sì. Alcuni strumenti possono accelerare il raggiungimento di questo risultato, senza costi per il sistema elettrico: lo Scambio sul Posto, con cui gli operatori possono accumulare virtualmente in rete l’energia prodotta in eccesso rispetto ai propri autoconsumi per poi prelevarla quando l’impianto non produce; i Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), che stentano a decollare a causa di un quadro regolatorio contradditorio; i contratti bilaterali di lungo periodo (es. 20 anni) tra i produttori di energia rinnovabile e gli acquirenti di energia (grossisti o altri soggetti); l’integrazione delle fonti rinnovabili nel mercato elettrico attraverso una revisione delle regole (es. avvicinare la chiusura del mercato al momento dell’immissione in rete dell’energia, l’accesso delle rinnovabili al Mercato dei Servizi di Dispacciamento).

  9. RINNOVARE GLI IMPIANTI ESISTENTI: eliminare i divieti di interventi sugli impianti esistenti introdotti dallo «spalma incentivi» per gli impianti non fotovoltaici; introdurre semplificazioni autorizzative per la realizzazione di interventi di rifacimento e/o integrale ricostruzione degli impianti a fonti rinnovabili esistenti; prevedere un accesso facilitato ai futuri regimi di sostegno per impianti oggetto di rifacimento e/o integrale ricostruzione; prevedere prezzi minimi garantiti per gli impianti che continuano ad essere eserciti in assenza di incentivi.

  10. UN FUTURO PIÙ ELETTRICO E PIÙ EFFICIENTE: introdurre forme di agevolazione fiscale (IVA agevolata, detrazioni IRPEF ecc.) e tariffaria per l’acquisto e l’utilizzo di auto elettriche, pompe di calore, cucine a induzione, incentivare la diffusione delle stazioni di ricarica delle auto elettriche e imporre standard uniformi e la mobilità elettrica nel trasporto pubblico locale, promuovere maggiormente l’efficienza energetica, estendendo a tutti gli interventi di efficientamento (compresi gli impianti di microcogenerazione e la sostituzione dell’amianto con impianti fotovoltaici) le norme di favore oggi in vigore (semplificatorie, fiscali, edilizie).