18 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Se il greggio costa meno forse l'ambiente ci guadagna

Petrolio: il crollo del prezzo avrà conseguenze positive o negative?

Dallo scorso 14 giugno, il prezzo del petrolio si è più che dimezzato, arrivando a costare meno di 50 dollari al barile di greggio Brent, che è il riferimento mondiale del settore. Si tratta si un cambiamento significativo, che avrà molteplici conseguenze sulla nostra economia, non ultime quelle sull'ambiente che ci circonda.

ROMA - Dallo scorso 14 giugno, il prezzo del petrolio si è più che dimezzato, arrivando a costare meno di 50 dollari al barile di greggio Brent, che è il riferimento mondiale del settore. Si tratta si un cambiamento significativo, che avrà molteplici conseguenze sulla nostra economia, non ultime quelle sull'ambiente che ci circonda.

CROLLO DEL PREZZO DEL GREGGIO: E' UN MALE O UN BENE? Il crollo del prezzo del petrolio avrà importanti conseguenze sull'economia mondiale, e alcune di queste potrebbero essere addirittura inaspettate. Per anni, gli economisti hanno argomentato che il costo troppo alto delle materie prime – e del petrolio, in primis – era un problema: perché gravava enormemente sulle finanze dei consumatori, colpendo duramente l'economia reale. Auspicavano, perciò, un abbassarsi dei prezzi. Oggi, però, gli stessi economisti che l'avevano tanto desiderato, profetizzano che anche il crollo del prezzo del greggio porterà con sé dei mali incurabili, gettando nel panico gli ignari consumatori. Come sempre, in medio stat virtus: l'ottimo paretiano (che in economia rappresenta la più efficiente allocazione delle risorse), è una condizione assai difficile da raggiungere e a noi comuni mortali non resta che cercare di capire i vantaggi e gli svantaggi (sempre in termini economici: il rapporto costi/benefici) di ogni situazione. Dunque, cosa comporta il crollo del prezzo del petrolio e quali saranno, per esempio, gli effetti di questo cambiamento sull'ambiente?

BRUTTE NOTIZIE PER LA SALUTE DEL PIANETA - Innanzitutto, alla base del cambiamento dello status quo c'è stato un improvviso incremento dell'offerta di prodotto sul mercato, determinato dalla scoperta delle nuove tecniche di estrazione come il fracking, che hanno reso il prodotto più economico. Per la legge del mercato (secondo la quale la domanda di un determinato prodotto aumenta quando il suo prezzo diminuisce), il crollo del prezzo del greggio ne ha anche determinato l'aumento della quantità utilizzata come carburante. L'abbassamento del costo delle materie prime, infatti, tende a stimolare l'attività economica. Questa non è certamente una bella notizia per il pianeta, perché le nuove tecniche di estrazione possono essere devastanti per il territorio in cui vengono realizzate. Ma non solo. Ci saranno, probabilmente, ripercussioni anche per quanto riguarda gli investimenti nelle fonti di energia alternative, che diminuiranno a fronte dell'abbassamento del costo del greggio. Secondo Deborah Gordon (esperta di clima ed energia del Carnagie endowment for international peace di Washington), infatti «il rincaro abbatte la domanda di petrolio e favorisce le fonti alternative di energia, mentre il ribasso ne incrementa la produzione e il consumo».

LA TESI DI JAMES LEATON - Tuttavia, c'è anche chi crede che la situazione attuale possa avere delle conseguenze positive sull'ambiente perché scoraggerebbe altri investimenti: la ricerca di altri giacimenti e i costi iniziali per affrontarne la produzione e l'estrazione iniziano a diventare un pessimo affare, soprattutto nelle piattaforme in mare. A sostenere convintamente questa tesi è il gruppo britannico di esperti di finanza, energia e clima, Carbon Tracker: secondo il loro direttore, James Leaton, sarebbero a rischio più di mille miliardi di dollari investiti dai colossi petroliferi per progetti di estrazione previsti nei prossimi dieci anni. Questi investimenti hanno un punto di pareggio di almeno 95 dollari al barile, ma se – come sembra probabile – il prezzo del greggio resterà basso, potrebbero essere cancellati. La ExxxonMobil, la Royal Dutch Shell e la Total hanno già annunciato tagli al personale e un ridimensionamento del piano di investimenti iniziale. Perciò, sono in molti a credere che il 2015 possa essere un anno terribile per il petrolio, ma anche estremamente incoraggiante per il pianeta: perché la volatilità del prezzo del greggio potrebbe convincere il sistema economico mondiale a guardare ad altre fonti di energia ecosostenibili come quella solare.