16 giugno 2019
Aggiornato 06:30
E' iniziata la missione tecnica di Bruxelles per esaminare le finanze greche

Alexis Tsipras e il «ritorno» della Troika

Da qualche tempo non si usa più, ormai, il termine troika. Al suo posto, ora ci sono le 3i: le «istituzioni». Eppure, la sostanza non cambia perché sono sempre la BCE, il FMI e la Commissione ad avere l'ultima parola sul futuro della Grecia. Per Giulio Tremonti «neppure Margaret Thatcher chiederebbe tanto al popolo ateniese», ma non tutti la pensano allo stesso modo.

ROMA – Da qualche tempo non si usa più, ormai, il termine troika. Al suo posto, ora ci sono le 3i: le «istituzioni». Eppure, la sostanza non cambia perché sono sempre la BCE, il FMI e la Commissione ad avere l'ultima parola sul futuro della Grecia. L'ultima tappa dell'iter decisionale è stata quella dell'Eurogruppo del 9 marzo scorso che, finalmente, ha fissato un accordo sulla procedura da seguire insieme al governo ateniese. Questo accordo prevede che dallo scorso 11 marzo una commissione tecnica esamini più precisamente il quadro delle finanze greche, per decidere in piena consapevolezza come formulare un nuovo piano di aiuti e quali riforme concordare insieme al governo di Alexis Tsipras. Per non urtare la sensibilità – già provata – del popolo ateniese, la prima riunione della commissione tecnica sarà a Bruxelles, ma sono previsti altri incontri ad Atene. Intanto, la Grecia deve sborsare questo mese 6 miliardi di euro per il rimborso dei suoi prestiti, mentre l'ultima tranche del suo piano di aiuti (i famosi 7,5 miliardi di euro che attendeva nei giorni scorsi) non potrà intascarla fino al termine della missione tecnica di Bruxelles.

TREMONTI: IL PROBLEMA NON È CHE LA GRECIA È ENTRATA NELL'UE, MA CHE L'EUROPA SIA ENTRATA IN GRECIA - Sono in tanti ad avere un'opinione sulla questione greca. Mario Monti ritiene che «la colpa della crisi greca sia dei greci», ma altri non la pensano allo stesso modo. Giulio Tremonti, senatore del gruppo Grandi Autonomie e Libertà, intervenendo nell'Aula di Palazzo Madama, dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi sul Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, ha dichiarato: «Quello che è stato fatto alla Grecia non riguarda solo la Grecia, ma il resto dell'Europa. Nel 1955, proprio ad Atene, Albert Camus ebbe a dire una straordinaria lezione sul futuro della civiltà europea, oggi l'Europa potrà avere un futuro di civiltà solo se cesserà di esaurirsi sul calcolo dei tassi di interesse. Avrà un futuro solo se ritroverà l'intensità e la cifra morale che sono state proprie del suo originario spirito politico». Ciò che è successo in Grecia, ha aggiunto Tremonti, «prima come illusione, fabbricata in Europa, e poi come depressione, non tocca solo la Grecia ma riguarda il resto dell'Unione. Il problema non è stato che la Grecia è entrata in Europa, ma che l'Europa è entrata in Grecia.»

IL RITORNO DELLA «TROIKA» - Il senatore ha proseguito, argomentando così la tua tesi: «Le cause della crisi non sono riferite all'oscuro bilancio pubblico greco, il vero dramma è venuto dall'alto della finanza privata e, a partire dall'euro, in una dimensione di euforia. Dal 2002 un enorme flusso di capitali è andato a credito dalle banche europee alla società greca, finanziando Olimpiadi, piscine, auto, non precisamente Made in Grecia, e varie illusioni. Per un decennio l'allegria è stata bilaterale: dal lato dei debitori e dal lato dei creditori che incassavano enormi flussi di interessi attivi. Fatalmente è venuta la crisi. Se falliscono i debitori, falliscono anche i creditori. Nel caso della Grecia è stato l'opposto e così gli aiuti alla Grecia hanno aiutato tutti, le banche francesi e tedesche, creditrici della Grecia, tranne che i greci». Molti istituti di credito dell'Europa centrale, infatti, si sono riempiti il ventre dei titoli ateniesi, e va sottolineato che proprio le banche tedesche hanno avuto il triste primato della detenzione dei titoli tossici più voluminosa dell'area euro. Alla fine del suo intervento, Giulio Tremonti ha concluso così: «In modo compulsivo dall'Europa si chiedono oggi alla Grecia più privatizzazioni, più liberalizzazioni. Guardando le presenti condizioni del popolo greco interventi di questo tipo non li chiederebbe neppure Margaret Thatcher». Non tutti naturalmente la pensano allo stesso modo, e ben diversa è l'opinione del Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, per il quale la Grecia dovrebbe uscire dall'Eurozona e prendersi così sulle spalle la responsabilità dei suoi errori. Di ritorno dall'Eurogruppo, e molto eloquentemente, a proposito della crisi greca e riferendosi alle decisioni prese a Bruxelles si è lasciato sfuggire ancora una volta il termine «troika».