16 giugno 2019
Aggiornato 23:30
Parte con una spina nel fianco la UE energetica

«Gazprom non obblighi gli europei ad approviggionarsi in Turchia»

Il commissario europeo per l'Unione energetica, Maros Sefcovic ha messo in dubbio il progetto russo «Turkish stream», che mira a bypassare l'Ucraina per trasportare gas dalla Russia all'Europa attraverso la Grecia. Ha detto di non essere convinto della «sostenibilità economica» della decisione di Mosca. Intanto si incontrerà con i Paesi ex South stream (con l'aggiunta di Atene), Italia esclusa

BRUXELLES - «L’attuale politica energetica è insostenibile in ogni suo aspetto e necessità urgentemente di una riforma. Nonostante l’agenda sia molto ambiziosa, il momento giusto è ora. Noi in queste settimane lavoreremo per assicurare un approccio coerente tra le varie aree politiche connesse all’energia, tra le quali senz’altro risulteranno cruciali: il clima, i trasporti, il settore industriale, la ricerca, la politica estera, l’encomia digitale e l’agricoltura». Con queste parole il vice presidente della Commissione europea, Maroš Šefčovič, ha presentato, il 4 febbraio scorso, le linee guida per la creazione dell'Unione energetica. Durante la conferenza stampa, il commissario per l'Unione energetica ha messo in dubbio il progetto russo «Turkish stream», che mira a bypassare l'Ucraina per trasportare gas naturale dalla Russia all'Europa attraverso la Grecia.

TURKISH STREAM INSOSTENIBILE - Il politico slovacco ha detto di non essere convinto della «sostenibilità economica» della decisione di Mosca, aggiungendo che Ue e Russia devono riprendere «una discussione più razionale». Il commissario ha detto di aver incontrato alcuni rappresentanti del governo russo e e di avergli spiegato che la maggior parte dei contratti firmati da Stati occidentali con Gazprom hanno fra le loro clausole «articoli molto chiari sul punto di consegna (del gas all'Europa, ndr) e dubito che nella maggior parte dei casi il punto di consegna sia sul confine Grecia-Turchia». Šefčovič ha aggiunto: «Forzare i Paesi europei» a comprare gas russo dal confine fra Turchia e Grecia invece di utilizzare le infrastrutture già presenti in Ucraina, «farebbe abbandonare un sistema perfettamente funzionante e affidabile, mentre si dovrebbero investire miliardi di euro in uno nuovo, un costo che verrebbe pagato in fin dei conti dai proprietari di case e aziende europei».

QUALI ALTERNATIVE? - A chi gli ha chiesto quali alternative possano esserci a «South stream» (il gasdotto che Gazprom ha abbandonato lanciando il «Turkish stream»), il commissario ha risposto che il 9 febbraio prossimo si terrà una riunione a livello ministeriale dei «Paesi membri dell'Ue della regione», dove si inizierà una «scrupolosissima discussione su come ri-creare il paesaggio energetico del sud-est Europa». Secondo Šefčovič, «questa parte dell'Europa non è ancora adeguatamente integrata nel sistema energetico europeo. C'è ancora un gran bisogno di grandi progetti infrastrutturali». A quanto si apprende da EurActiv, questo meeting si svolgerà, a porte chiuse, a Sofia in Bulgaria. Ci saranno i ministri di Austria, Croazia, Grecia, Ungheria, Romania, Slovenia e Slovacchia, mentre la Serbia sarà informata delle conclusioni in un secondo momento, in quanto non facente parte dell'Ue. L'Italia non sarà rappresentata anche se era coinvolta nel progetto di «South stream» (mentre Atene non lo era). Sull'agenda ufficiale della Commissione europea invece è possibile leggere solamente che Šefčovič e il commissario per l'azione per il clima e l'energia, Miguel Arias Cañete, parteciperanno a un incontro «ad alto livello riguardo la connettività del sud est europa (Cesec) a Sofia». Il nostro Paese sarà rappresentato invece nel primo incontro a Baku, capitale dell'Azerbaigian, il 12 febbraio tra i paesi del Trans anatolian gas pipeline Tanap e del Trans adriatic pipeline (Tap) per fare il punto sull'avanzamento dei lavori per l'apertura del Corridoio Sud.

L'UNIONE ENERGETICA - Intanto anche nella giornata odierna a Riga, capitale della Lettonia, si è tenuto un incontro per la stesura di un piano per l'Unione energetica, che sarà presentato il 25 febbraio prossimo. Secondo il commissario Arias Cañete si tratta di un progetto «ambizioso che delineerà una nuova direzione ed una visione a lungo termine più chiare per quanto riguarda le politiche europee sul clima e l’energia. Non si tratta di un semplice rimpasto di vecchie idee, bensì di  misure concrete che serviranno a rendere realtà le attuali previsioni». Il piano conterrà la posizione dell’Ue sull’accordo globale sul clima di Parigi, così come le proposte legislative per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici dell’Unione entro il 2030. Alla base delle riflessioni c'è la consapevolezza di importare dall'esterno circa il 55 per cento del fabbisogno energetico, mentre il 90 per cento delle forniture casalinghe «non è pienamente efficiente, le infrastrutture «devono essere rinnovate» e il mercato energetico interno «è ancora lontano dal suo pieno completamento», ha spiegato Šefčovič. Nel comunicato ufficiale Bruxelles ha scritto: «Più di 60 anni dopo la creazione della Comunità del carbone e dell’acciaio, oggi la Commissione ha stabilito un piano per la riorganizzazione delle politiche energetiche europee e da il via libera ai lavori per l’Unione europea dell’energia».

I 5 PILASTRI - Secondo quanto riportato dall'agenzia Agi, l'Unione dell'energia dovrà basarsi «su cinque pilastri, a cominciare dalla sicurezza energetica, per continuare poi con il mercato interno dell'energia, l'efficienza energetica, la decarbonizzazione dell'economia, e la ricerca». Nel documento visionato dall'agenzia di stampa è scritto che per quanto riguarda le fonti di approvvigionamento esterne, «la sicurezza energetica sarà rafforzata diversificando ulteriormente il portafoglio di fornitori, intensificando la cooperazione regionale (..), stabilendo partenariati strategici sull'energia con paesi produttori e di transito». Nel testo è specificato che è fondamentale a questo scopo «rafforzare il ruolo dell'Unione europea e dei suoi membri nei mercati globali dell'energia».