28 settembre 2022
Aggiornato 10:31
Il 2015 sarà l'anno della svolta.

Dopo la crisi, l'UE vira verso la crescita economica. L'Italia cammina, la Spagna corre

Finalmente, forse, la ripresa. Dopo l'annuncio del Centro studi Confindustria dei giorni scorsi, arrivano altri segnali incoraggianti per quanto riguarda la battaglia nazionale contro la recessione e la disoccupazione. Ma se l'Italia procede nella giusta direzione, a sorprendere sono ancor di più i cugini spagnoli: che corrono verso una crescita del 2,5% del Pil. Siamo davvero fuori dalla crisi?

ROMA – Finalmente, forse, la ripresa. Dopo l'annuncio del Centro studi Confindustria dei giorni scorsi, arrivano altri segnali incoraggianti per quanto riguarda la battaglia nazionale contro la recessione e la disoccupazione. Ma se l'Italia procede nella giusta direzione, a sorprendere sono ancor di più i cugini spagnoli: che corrono verso una crescita del 2,5% del Pil. Siamo davvero fuori dalla crisi?

VERSO LA RIPRESA, IN ITALIA E IN EUROPA - L'avevano già detto quelli del CsC. Il 2015 sarebbe stato l'anno della svolta. L'anno della ripresa. Grazie ai prezzi più bassi – soprattutto quello del petrolio – e all'iniezione di liquidità in arrivo nel sistema europeo delle banche centrali col quantitative easing, si prevede una crescita del 2,1% del Pil. E dovrebbe andare perfino meglio nel 2016. Anche sul fronte della disoccupazione i dati ci lasciano ben sperare. A novembre, il tasso di disoccupazione aveva toccato il massimo storico nazionale, pari al 13,4%, poi aveva ripreso a scendere. Oggi gli ultimi dati confermano la tendenza positiva: a gennaio, la disoccupazione è scesa al 12,9%. A dare la notizia è l'Istat, che tira un sospiro di sollievo davanti a dati così incoraggianti, tanto da superare di gran lunga le migliori aspettative: si credeva che la spinta propulsiva del Jobs Act avrebbe tardato a manifestare i suoi effetti, poiché gli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni devono ancora entrare in vigore. Invece, sul mercato del lavoro italiano la schiarita è già all'orizzonte. E anche a livello europeo i segnali sono positivi: a dicembre il tasso di disoccupazione nella zona euro è sceso all'11,4% da 11,5% di novembre. Era il tasso più basso dall'agosto 2012. E oggi si registra un bel 9,9%: un bel successo! Per l'Unione è la prima volta che il tasso di disoccupazione scende sotto il 10% da ottobre 2011.

L'ITALIA CAMMINA, MA LA SPAGNA CORRE - Se l'Italia sembra iniziare a ritrovare la strada della crescita, i nostri cugini spagnoli hanno saputo fare di meglio. I dati dell'economia spagnola, infatti, sorprendono le stime in positivo: il Pil della Spagna è cresciuto dello 0,7% nel quarto trimestre 2014 dopo il +0,5% del trimestre precedente. A comunicarlo è l'istituto nazionale di Statistica Ine, aggiungendo che su base annua il tasso di crescita è stato del 2% dopo il +1,6% precedente. I dati sono di gran lunga migliori delle stime degli economisti, che puntavano rispettivamente su una crescita dello 0,6% per il trimestre e dell'1,9% su anno. Per l'intero 2014 il Pil spagnolo ha segnato un rialzo dell'1,4%. Non solo, l'economia spagnola crescerà probabilmente del 2,5%, o ancora di più, nel corso di questo 2015, se tassi di cambio e prezzi del greggio rimarranno sui livelli attuali. E' quanto ha anticipato il ministro dell'Economia, Luis de Guindos, in un'intervista al periodico spagnolo Expansion: »Se greggio e cambi restano su questi livelli, vedremo un ulteriore mezzo punto percentuale di crescita, sebbene questa sia considerata una stima cauta», ha dichiarato. Le stime attuali del governo sono di un'espansione del PIL del 2%, anche se il ministro ha detto che l'esecutivo spagnolo rivedrà le previsioni il prossimo aprile.

E FUORI DALL'UE? - Anche fuori dall'Europa, la crisi economica internazionale sembra iniziare a lasciare il posto a segnali di ripresa. Questa mattina, i dati giapponesi hanno avuto tutti il verso giusto e il segno positivo. La produzione industriale è aumentata rispetto a novembre, il tasso di disoccupazione è sceso al 3,4% della popolazione attiva, e le vendite al dettaglio sono aumentate per il sesto mese consecutivo. I prezzi anch’essi sono aumentati, che è una buona notizia per un paese che deve combattere la deflazione. L’anno, insomma, è cominciato bene per il Governo Abe 2, ma le elezioni che hanno confermato la maggioranza per il primo ministro hanno soprattutto dato mandato per la ‘terza freccia’ della ‘Abenomics’: le riforme strutturali per eliminare sussidi, liberalizzare i servizi e snellire gli adempimenti. E qui la partita è ancora da giocare. Ma, più in generale, la partita è ancora da giocare per quanto riguarda tutta l'economia globale: se è vero che i segnali positivi che arrivano dagli Istituti di statistica internazionali lasciano ben sperare, è anche vero che dovranno essere confermati mese per mese, e soprattutto avallati, supportati e sostenuti da una buona politica intergovernativa. E questo vale sia dentro che fuori l'Eurozona.