28 settembre 2022
Aggiornato 12:00
Conti pubblici

Dall'UE maggiore flessibilità, ma rimane il vincolo del 3%

Gli Stati membri potranno operare «temporanee deviazioni» ai bilanci, a patto che si tratti di Paesi in recessione o comunque in difficoltà economiche e che la «sforatura» al Patto di Stabilità e Crescita riguardi piani di investimenti. Per l'Italia significa nessuna manovra aggiuntiva.

BRUXELLES - L'Unione europea (UE) ha rinunciato in parte al dogma della rigidità nei conti pubblici. Ieri, terminato il semestre a guida italiano, la Commissione europea ha sancito nelle «linee guida per incoraggiare riforme strutturali e investimenti», che gli Stati membri potranno operare «temporanee deviazioni» ai bilanci, a patto che si tratti di Paesi in recessione o comunque in difficoltà economiche e che la «sforatura» al Patto di Stabilità e Crescita riguardi piani di investimenti. Resta comunque il limite del 3 per cento sul rapporto deficit-Pil.

MAGGIORE FLESSIBILITÀ - L'esecutivo comunitario ha poi posto tre condizioni agli Stati che vorranno utilizzare maggiore flessibilità nelle casse pubbliche. Quei Paesi che si trovano nella procedura «preventiva» del Patto di Stabilità hanno la facoltà temporanea di deviare dai loro obiettivi di medio termine per favorire gli investimenti a tre condizioni. Per prima cosa il Pil deve essere in calo o la crescita deve risultare di almeno 1,5 punti percentuali più bassa rispetto al suo potenziale. In secondo luogo, come già detto, non si può superare il limite del 3% sul rapporto deficit-Pil. Infine, si deve registrare un effettivo aumento degli investimenti.

RIFORME ENTRANO IN CONTEGGIO - Nel testo diffuso da Bruxelles, viene comunque sottolineato che i Paesi aderenti all'Unione dovranno fare «uno sforzo di bilancio maggiore nei momenti migliori e uno sforzo inferiore in tempi difficili». In secondo luogo, l'esecutivo comunitario ha fatto sapere che terrà conto nelle sue valutazioni dell'impatto fiscale positivo delle riforme avviate dagli Stati membri, purché siano «strutturali», abbiano «effetti positivi sul lungo termine sui bilanci» e vengano «effettivamente attuate». Inoltre i governi potranno sottoporre le riforme al giudizio della Commissione anche prima di vararle se presenteranno «un piano preciso con un cronoprogramma credibile per la loro attuazione».

LE DEVIAZIONI AL PATTO DI STABILITÀ - Poi c'è la questione posta dai vincoli del Patto di Stabilità, che non è stato modificato. Per i Paesi in linea, la Commissione valuterà le riforme prima di raccomandare al Consiglio possibili deviazioni temporanee dall'obiettivo di bilancio di medio termine (che non dovranno essere superiori allo 0,5% del Pil). Per chi invece si trova al di fuori dei parametri del Patto, ma comunque ha preso la via del risanamento di bilancio ma necessità di tempo per rispettare il limite del 3%, la Commissione potrebbe raccomandare di concedere una dilazione ai termini, chiedendo a garanzia uno specifico piano di riforme strutturali.

EFSI ESCLUSI DA LIMITE 3% - Infine le somme versate dai vari Paesi al Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi) previsti dal Piano Junker da 315 miliardi di euro, non rientreranno nel computo de limite del 3%. Se uno Stato quindi sforerà la soglia del rapporto deficit-Pil a causa dei contributi nazionali all'Efsi, che comunque dovrà essere «contenuto e temporaneo», non sarà avviata una procedura per deficit eccessivo.

LA SODDISFAZIONE DI PADOAN - La notizia è stata accolta con entusiasmo dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha sottolineato quanto siano «indispensabili» gli investimenti, «per promuovere il rilancio dell'economia e creare posti di lavoro. Le nuove indicazioni forniscono inoltre importanti incentivi all'implementazione delle riforme strutturali». Padoan ha quindi rivendicato una «manina» italiana dietro la decisione della Commissione: «Gli investimenti e le riforme strutturali, che insieme all' integrazione del mercato interno sono state le priorità indicate dal governo italiano come obiettivi del semestre, oggi giocano un ruolo ancora più rilevante nella definizione delle strategie di crescita. La flessibilità viene anche applicata nella valutazione del ciclo economico attraverso un utilizzo meno rigido del meccanismo dell'output gap». Un'altra buona notizia per l'Italia, ha ricordato il titolare di via XX settembre, è che le riforme strutturali «vengono riconosciute come uno strumento fondamentale delle regole di bilancio e nella misura in cui sono rilevanti ai fini della crescita e quindi della sostenibilità del debito. Il governo italiano giudica favorevolmente l'importanza attribuita alla presentazione da parte degli Stati membri di un preciso e dettagliato timing di attuazione delle riforme strutturali». Quindi il ministro ha continuato: «Come da tempo auspicato dall'Italia, le nuove indicazioni della Commissione prevedono un'interpretazione più flessibile della clausola degli investimenti, incluso il contributo al cofinanziamento dei progetti europei».

NESSUNA MODIFICA ALLA FINANZIARIA - L'ottimismo di Padoan è giustificato dal fatto che ora la manovra finanziaria italiana, sulla quale la Commissione aveva sospeso il proprio giudizio a novembre, potrà entrare in vigore senza la necessità di portare correzioni. Per la dead line di marzo infatti, il nostro Paese dovrebbe, grazie alle nuove regole, apportare modifiche per uno 0,25% del Pil, al di sotto dell'aggiustamento previsto dello 0,3%. Il ministro, ai microfoni del Gr,1 ha spiegato che parlare di una manovra aggiuntiva è «fuori luogo», e che «l'esame di marzo non è un problema, al di là del nuovo meccanismo di valutazione delle regole». Il titolare dell'Economia non ha poi risparmiato l'ultima stoccata, ricordando che l'Italia «è uno dei non molti Paesi» europei che «rispetta» il vincolo del 3% e quindi si trova «in posizione migliore» rispetto ad altri.