19 agosto 2019
Aggiornato 16:00
Politiche europee

Lo spettro deflazione in soccorso di Draghi

Goldman Sachs non ha dubbi: la Bce avvierà il programma di acquisto di titoli di Stato già dal prossimo 22 gennaio. Per altri analisti la decisione rimane, ma potrebbe slittare a marzo, archiviate le elezioni greche. Il vero nodo rimane come Francoforte porterà avanti il piano di quantitative easing, senza irritare troppo la Germania

ROMA - Goldman Sachs non ha dubbi: la Banca centrale europea (Bce) avvierà il programma di acquisto di titoli di Stato (quantitative easing) già dal prossimo 22 gennaio. La banca d'affari ha diffuso una nota ai clienti dove l'economista Dirk Schumacher ha scritto che «la sorpresa al ribasso dell'inflazione dell'Area euro a dicembre probabilmente ha aumentato il senso di urgenza sul Consiglio della Bce affinché fornisca una risposta».

INFLAZIONE NEGATIVA A DICEMBRE - L'economista di Goldman Sachs si aspetta «un'espansione dell'attuale programma di acquisto di asset con un focus sul debito sovrano. Prima la Bce rimuove tutte le incertezze, maggiore sarà l'efficacia del nuovo programma» per stimolare l'economia dell'Eurozona. L'analisi è stata diffusa nel giorno stesso in cui la Bce ha registrato, per la prima volta dal 2009, un'inflazione negativa: a dicembre, secondo la stima preliminare di Eurostat, i prezzi al consumo hanno segnato un meno 0,2 per cento su base annua, a fronte del più 0,3 per cento registrato a novembre.

PERICOLO DEFLAZIONE - Per Goldman Sachs inoltre, a mettere fretta a Draghi che da tempo ha espresso la sua intenzione di lanciare il quantitative easing nonostante l'opposizione di Berlino, si aggiunge «il continuo calo dei prezzi del petrolio nelle ultime due settimane che ha aumentato il rischio di un ulteriore indebolimento dell'inflazione». Il fine ultimo dell'Eurotower infatti, come recitano i suoi statuti di tedesca memoria, è proprio quello di mantenere una inflazione inferiore ma vicina al 2 per cento. Ora che il dato è caduto addirittura in territorio negativo, Francoforte dovrebbe quindi adottare nuove misure per favorire una ripresa dei prezzi dalla situazione attuale. Anche gli analisti di Ubs hanno modificato le loro previsioni, contando su un’accelerazione dell'ipotesi quantitative easing, mentre Carsten Brzeski, di Ing-DiBa, ha sostenuto che «è impossibile per la Bce non agire, questo mese»

COMMISSIONE UE, NESSUNA DEFLAZIONE - Dalla Commissione europea hanno tentato di stemperare i toni: un dato «temporaneamente negativo» dell'inflazione «va distinto dalla deflazione», ha dichiarato la portavoce Annika Breidthardt, che ha sottolineato il fatto che per parlare di effettiva deflazione serve un calo ampio e generalizzato dei prezzi, che si autoalimenta. La portavoce ha proseguito spiegando che «i cali delle materie prime seguiteranno a pesare, ma poi con la ripresa economica l'indice dovrebbe riprendersi». Nel breve termine «la bassa inflazione continuerà - ha detto durante l'incontro di metà giornata con la stampa - ma poi risalirà con ripresa».

DRAGHI, NOSTRO MANDATO È STABILITÀ - Nei giorni scorsi, il 2 gennaio, il governatore della Bce aveva ammonito in un'intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt: «Il rischio di non rispettare il nostro mandato sulla stabilità dei prezzi è più alto rispetto a sei mesi fa». Draghi aveva spiegato che Francoforte si trova in una «fase di preparativi tecnici per modificare le dimensioni, la velocità e la composizione delle nostre misure di inizio 2015, se dovesse essere necessario reagire a un periodo troppo lungo di bassa inflazione». Il presidente della Bce aveva quindi definito come «limitato» il rischio deflazione, ma prospettando comunque un «lungo periodo di crescita debole» per l'Eurozona. Infine il numero uno di Francoforte si era detto «cautamente ottimista» sul fatto che le misure adottate dalla banca saranno sufficienti per riportare alla crescita nel 2015 tutti i paesi della zona euro.

BNP, QE È COSA FATTA - Oggi poi non c'è solo Goldman Sachs a puntare sull'imminente lancio del programma di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce. Per gli analisti di Bnp Paribas «è cosa fatta», anche se rimane aperto il dibattito su diversi aspetti, in particolare sull'ipotesi che alla fine siano le Banche centrali nazionali a ricomprare i titoli acquistati dalla Bce. Secondo gli esperti della banca francese, questa mossa da una parte annacquerebbe l'efficacia del quantitative easing, ma spianerebbe i conflitti interni al direttorio dell'Eurotower, dove non potrebbe più essere agitato lo spettro di azzardo morale da parte di Paesi poco virtuosi.

UNICREDIT, QE A MARZO - Per Marco Valli di UniCredit invece è più probabile che la decisione sul quantitative easing slitti almeno a marzo, quando nuovi dati sull'inflazione in calo potrebbero rafforzare il ragionamento di Draghi. Inoltre la decisione arriverebbe dopo le elezioni in Grecia del 25 gennaio prossimo, dove il favorito Tsipras vorrebbe rinegoziare il debito. Anche l'economista di UniCredit ritiene probabile che per evitare scontri con i falchi nel direttorio i titoli di Stato acquistati finiscano nei bilanci delle banche centrali nazionali.

NOMISMA, BCE AGISCA SUBITO - Anche il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis, invita Draghi a non perdere tempo: «la Bce si muova con misure massicce e prolungate di immissione di liquidità, indipendentemente dalla richiesta delle banche. E’ il quantitative easing di cui tanto si parla e che deve essere di dimensione adeguata. Questa è una condizione necessaria per ritrovare la via della ripresa. Dato però il ritardo con cui ci si arriva e la trappola depressiva in cui ci si trova impantanati, non è detto che sia una condizione sufficiente», ha spiegato su formiche.net.

BUNDESBANK, DEFLAZIONE POSITIVA - Le uniche voci fuori dal coro vengono dalla Germania. Per il governatore della Bundesbank Jens Weidmann la deflazione per qualche mese non deve destare preoccupazioni: se il prezzo del petrolio continuerà a scendere ne gioveranno le economie dei Paesi importatori di greggio.

LE INDISCREZIONI SUL QE - Intanto il giornale olandese Financieele Dagblad ha pubblicato alcuni rumors provenienti da fonti interne all'Eurotower, in cui vengono illustrati 3 possibili piani per l'acquisto dei titoli di Stato da parte di Francoforte. La prima opzione prevede che Francoforte compri titoli di Paesi aderenti alla moneta unica, già emessi sul mercato, in proporzione alle quote di partecipazione delle singole banche centrali al capitale della Bce. Come seconda via invece, la Bce dovrebbe limitarsi a comprare titoli di quei Paesi più solidi finanziariamente, quelli con rating AAA. Questa mossa ne affosserebbe i rendimenti e spingerebbe gli investitori a cercare la remunerazione per il proprio capitale in titoli più rischiosi e quindi più redditizi. Infine l'ultima opzione è quella già accennata, dove sarebbero le banche centrali nazionali a comprare titoli di stato del proprio paese, sempre rispettando le quote di partecipazione alla Bce.