16 ottobre 2019
Aggiornato 02:00

Higuain: la sagra degli orrori, ma le colpe vanno date a chi merita

Botta e risposta sul diariodelweb.it tra accusatori e difensori della nuova proprietà rossonera. La mossa di lasciar andare Higuain è giustissima, la verità è che il Milan, ancora oggi, è costretto a pagare per altri errori.

Tutta la rabbia di Gonzalo Higuain
Tutta la rabbia di Gonzalo Higuain ANSA

MILANO - Sono giorni caldi in casa Milan. La sconfitta in Supercoppa Italia ha fatto male ma ancor di più fa discutere tutto quanto sta accadendo in via Aldo Rossi, sia dal punto di vista della gestione del club che per quanto riguarda le questioni di mercato. Legittimo rimembrare vecchi successi e antiche ambizioni, ma che questo Milan non sia più neppure lontano parente di quello che fino al 2007 ha dettato legge in Italia, in Europa e nel mondo è un fatto acclarato. E se siamo arrivati a questo punto non è certo colpa della nuova proprietà. È indubbio che anche negli ultimi mesi ai piani alti degli uffici al Portello siano stati commessi degli errori di valutazione, ma le colpe che i tifosi rossoneri stanno ancora scontando sono quelle della premiata ditta Berlusconi/Galliani, capaci di smembrare una creatura vincente costruita con amore e passione per un quarto di secolo e ridurre quello che fino a poco tempo fa era il club più titolato al mondo a una sorta di macchietta, una parodia triste e avvilente della squadra che ha fatto innamorare l’universo pallonaro.

Le vecchie colpe

Se anzichè distruggere scientificamente quanto di buono era stato fatto fino a quella maledetta estate del 2012, quando l’intera squadra fu smantellata con la cessione di Ibrahimovic e Thiago Silva e la dismissione in blocco di Inzaghi, Seedorf, Nesta, Van Bommell, Gattuso, Zambrotta etc. etc., Berlusconi e Galliani avessero provveduto per tempo a rifornire i serbatoi di Milanello di adeguato propellente - giovani in grado di sostituire le colonne leggendarie ormai vicine alla pensione - adesso non saremmo arrivati a questo punto.
Se la Fininvest, nell’infausta primavera del 2017, non avesse ceduto il club in mano ad un manipolo di gargarozzoni cinesi di discutibile provenienza e ancor più incerta matrice finanziaria, mettendo di fatto un patrimonio del calcio mondiale in mano a incapaci e arruffoni, oggi non saremmo qui a lamentarci per la finaccia fatta dal Milan.

Il progetto Higuain

Tutto questo non per sollevare l’attuale proprietà e naturalmente i vertici dirigenziali da responsabilità, anzi. Siamo consapevoli che errori ne siano stati commessi anche negli ultimi sei mesi e il caso del Pipita è lì impietoso a ricordarcelo. Partiamo dal principio e da una considerazione che a luglio era difficile poter anticipare: il progetto Higuain probabilmente non avrebbe mai dovuto vedere la luce, a maggior ragione con un centravanti argentino così poco motivato e maldisposto a sputare sangue per la sua nuova maglia. Un rapporto deflagrato nelle ultime settimane, dopo la famigerata notte di San Siro contro la Juventus, ma che aveva già dato fin dall’inizio della stagione segnali inquietanti. Si, perchè malgrado quelle frasi che ancora rimbombano negli antri scuri del Museo di Casa Milan («La dimensione del Milan la capisci quando ci entri dentro. Varchi la soglia di Milanello e ti viene la pelle d’oca») l’insofferenza di Gonzalo nei confronti dei suoi compagni e dell’ambiente in generale è apparsa subito chiara dall’inizio. Sbracciate, strepiti, richiami, ogni passaggio sbagliato, ogni ripartenza abortita, ogni suggerimento non recepito rappresentava l’occasione per dar vita alla sagra di improperi del 9 rossonero. Fin dalle prime giornate di campionato. Segni inequivocabili di un  malessere profondo covato fin nelle viscere dall’attaccante, scacciato dal trono bianconero all’arrivo di Cristiano Ronaldo a Torino.

Costi eccessivi

Se a tutto questo aggiungiamo i costi dell’operazione, 18 milioni di prestito oneroso, a cui aggiungere 36 di riscatto, e circa 20 milioni lordi l’anno di stipendio lordi a stagione per almeno un quadriennio, ecco spiegato perchè il Milan non ha perso l’occasione di spedire Higuain al Chelsea appena è arrivata la chiamata di Sarri. Un’operazione del genere avrebbe avuto una sua logica solo con un Pipita tirato a lucido e pronto a issarsi sulle spalle il peso di una squadra giovane e inesperta, non con un centravanti bolso e ingobbito capace solo di caricare sul groppone dei compagni il peso della loro inadeguatezza. Ecco perchè oggi dico che l’addio dell’argentino potrebbe rivelarsi utile per il Milan: innanzitutto per limitare i costi (in quattro anni Piatek guadagnerà meno di Higuain in una sola stagione) visto che c’è sempre l’Uefa con il fiato sul collo di Gazidis, ma anche per liberare psicologicamente quei ragazzi forse inibiti dalle tante aspettative che la presenza di Higuain imponeva. Restituire leggerezza, freschezza e voglia di correre e lottare ad un gruppo che sembrava incupito nelle ultime settimane come il suo presunto condottiero.

Voltiamo pagina

E allora basta lagne, basta piagnistei, basta critiche, voltiamo pagina e cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno. Questo Milan deve essere analizzato in prospettiva: tutti d’accordo sul fatto che la rosa attuale presenti ancora tanti ed evidenti limiti tecnici, ma si tratta di una squadra giovane, con enormi margini di crescita. Il fatto di fissare il raggiungimento della Champions League come uno scudetto non deve essere considerato una diminutio, ma la necessaria conseguenza di tutte le nefandezze commesse negli ultimi dieci anni e di cui non può pagare oggi solo Elliott, tra l’altro impossibilitato a spendere e spandere per i noti vincoli imposti dal fairplay finanziario. Ripartiamo dai vari Piatek, Djaló, Groeneveld, ma soprattutto dai nostri ragazzi: Romagnoli, Conti, Cutrone, Donnarumma, Calabria, Caldara, Paquetà, Suso, Kessiè. La corsa verso lo scudetto del quarto posto inizia lunedì pomeriggio a Genova, ecco l’obiettivo da non fallire.