23 ottobre 2020
Aggiornato 01:30
Calcio | Nazionale

Milan ancora ko: due facce di una stessa medaglia

Il day after della terza sconfitta in campionato dei rossoneri lascia la tifoseria milanista con una sensazione strana: da una parte la delusione per l’ennesima battuta d’arresto, dall’altra la percezione di qualche evidente segnale di miglioramento.

MILANO - Lasciarsi contagiare dal tiepido ottimismo respirato a tratti durante Milan-Roma oppure abbandonarsi allo sconforto più frustrante dopo l’ennesima sconfitta, la terza in sette turni di campionato, subita stavolta in casa per mano dei giallorossi di Di Francesco? Il dubbio amletico attanaglia da qualche ora a questa parte il popolo milanista, da quando cioè l’arbitro Banti di Livorno ha sancito con il triplice fischio la fine delle ostilità tra la squadra di Montella e la Roma corsara di Dzeko e Florenzi.

Il dubbio dei tifosi
Perchè quello che ha raccontato la partita di domenica pomeriggio si presta a diverse intepretazioni: da un lato c’è l’ineluttabile resa dei conti che, numeri alla mano, certifica una crisi seria e oggettivamente preoccupante da parte del Milan; dall’altro però è innegabile che qualche piccolo segnale di risveglio rispetto alle precedenti sconcertanti prestazioni dei rossoneri si è visto. Oddio, ci voleva poco considerando il tono delle esibizioni a Marassi e all’Olimpico contro la Lazio, ma anche a San Siro contro il Rijeka in Europa League, ma comunque c’è stato.

Segnali di risveglio
Vincenzo Montella, commentando il prezioso gol di Cutrone al 94’ contro i croati, che aveva evitato a lui e alla sua combriccola di ragazzotti un’impietosa crocifissione, aveva vaticinato una sorta di potere taumaturgico a quella segnatura, annunciando che sarebbe stata la rete della svolta, quella che avrebbe fatto cambiare l’atteggiamento generale nel prosieguo della stagione.
Ebbene, pur senza apprezzabili e sensibili segnali di miglioramento, contro la Roma il Milan è sembrato più squadra di altre volte. Ha lottato alla pari con la Roma per un’ora abbondante di gioco e, se a quel punto avessimo dovuto decretare un vincitore ai punti, probabilmente la palma l’avremmo data proprio ai rossoneri.

Cosa non va
Eppure sono tante le cose che ancora non funzionano. Una tenuta difensiva ai confini dell’inquietante, una condizione fisica - almeno per qualcuno dei rossoneri - a dir poco approssimativa, una manovra ancora ben lontana dal poter offrire garanzie e soprattutto una serie di errori individuali troppo brutti per essere veri.
Senza contare la questione tattica che ancora deve considerarsi irrisolta alla luce dell’inadeguatezza del Milan visto finora e soprattutto delle soluzioni scelte da Montella che finiscono per svilire - o addirittura relegare ai margini - alcuni pezzi pregiati della rosa ancora di difficile collocazione.

La sosta porti consiglio
Parliamo naturalmente delle colonne della vecchia guardia Suso e Bonaventura che in tanti avrebbero voluto in campo contro la Roma, quei tanto che però contro la Sampdoria li avevano additati come i principali responsabili della disfatta rossonera. La verità è che con questo nuovo assetto tattico ancora in evoluzione - noi oseremmo dire in «involuzione - troppi calciatori del Milan si ritrovano ad agire fuori ruolo, cosa che inevitabilmente finisce per penalizzare la manovra. Borini esterno di fascia, Calhanoglu interno di manovra, Musacchio e Romagnoli del tutto spaesati in una difesa a 3, per non parlare proprio di Suso e Bonaventura, finora utilizzati sempre in zone di campo a loro ignote.
Auguriamoci che la sosta porti consiglio a mister Montella. Come dice Mirabelli, c’è ancora tutto il tempo per risalire la china, ma per farlo servono idee chiare e soprattutto solide. Tutto quello che al momento l’allenatore rossonero non ha dimostrato di avere.