17 novembre 2019
Aggiornato 19:00

Arrivabene sbotta con i commissari: «Siamo in F1 o al Colosseo?»

Il team principal della Ferrari critica aspramente la gestione della gara, dal contatto alla partenza tra Valtteri Bottas e Kimi Raikkonen fino al tamponamento di Sebastian Vettel a Lewis Hamilton, che ha dato la stura alla successiva ruotata costata una penalizzazione al campione tedesco

Il team principal della Ferrari Maurizio Arrivabene
Il team principal della Ferrari Maurizio Arrivabene Ferrari

BAKU – Ai microfoni di Sky Sport, al termine del Gran Premio dell’Azerbaigian, il team principal della Ferrari Maurizio Arrivabene.

Visto come è andata a finire, Vettel ha chiuso comunque davanti a Hamilton ed è sempre davanti nella classifica piloti; questo è già un buon punto.
Si, è già un buon punto. Però, facciamo l’analisi della gara, non vogliamo recriminare, perché non è nel nostro stile, ma partendo da quello che è successo tra Bottas e Raikkonen, arrivando, poi, all’episodio di Vettel (con Hamilton, ndr), siamo in Formula 1 o al Colosseo? Se siamo al Colosseo, basta dirlo, basta fare una famosa direttiva tecnica e tutti ci allineiamo. Detto questo, ci siamo battuti e, purtroppo, i fatti non ci hanno dato ragione. In Austria ci riproveremo più determinati di prima, anche perché parliamo poco, ma lavoriamo molto.

Ti aspettavi, nel caso di Vettel e Hamilton, con il tedesco penalizzato, che fosse presa una decisione differente? Come giudichi che questa penalità sia arrivata in coincidenza con l’ingresso ai box di Hamilton?
Criticare troppo può sembrare inelegante, oppure una scusa da parte nostra. Detto ciò, avete descritto voi la situazione esattamente com’è, cioè, nel dubbio non diamo ragione alla Ferrari. L’importante è guardare avanti e fare le cose per bene e una bella dimostrazione c’è stata anche oggi, nel momento in cui i ragazzi si sono gettati sulla macchina di Raikkonen, preparandola in men che non si dica, rimandandola fuori, approfittando della bandiera rossa. Questa è la Ferrari, questa è un squadra che non molla mai e continueremo a non mollare mai, ammesso che si parli di sport.

Sul contatto Vettel-Hamilton in regime di safety car; Lauda ha detto che chi è davanti ha diritto a fare l’andatura, ma l’atteggiamento tenuto da Vettel non è stato quello di un quattro volte campione del mondo.
Lauda può dire quello che vuole, a volte parla per se stesso, a volte parla anche per noi, o per chissà cosa. Come ho detto prima, noi stiamo zitti, lavoriamo e lasciamo parlare Lauda. Lui ha i suoi punti di vista, noi i nostri e ci rivediamo in Austria. Lui continuerà a parlare, noi continueremo ad ascoltarlo. Perfetto. Ci sono ancora dodici gare.