27 maggio 2024
Aggiornato 06:00
Lo spettacolo migliora, ma a danno dello sport

MotoGP ad Assen con il dubbio gomme: la Michelin stravolgerà anche questo GP?

I continui e imprevedibili cambiamenti di fronte delle ultime gare sono stati condizionati più dagli pneumatici che dalle moto o dai piloti. Sulla carta, quella olandese dovrebbe essere una pista meno severa per le coperture, ma anche stavolta non mancano le incognite della vigilia

I tecnici della Michelin al lavoro sulle gomme della MotoGP
I tecnici della Michelin al lavoro sulle gomme della MotoGP Foto: Michelin

ASSEN – C'è l'entusiasmo della Ducati, lanciatissima sulle ali delle due vittorie consecutive di Andrea Dovizioso. Ci sono i timori della Yamaha, che invece nelle ultime gare ha fatto molta più fatica del previsto ad affacciarsi nelle prime posizioni. C'è la prudenza della Honda, che da buona formichina continua ad accumulare piazzamenti e punti preziosi. Ma soprattutto, sul paddock della MotoGP che si appresta a tornare in pista questo weekend nell'università di Assen, aleggia ancora l'incognita della Michelin, la vera variabile impazzita che ha condizionato tutta questa prima parte della stagione.

Impossibile fare previsioni
Già, perché se la M1 è passata da monopolizzare la prima fila della griglia di partenza a Le Mans a doversi giocare le prequalifiche a Barcellona e, viceversa, la Desmosedici ha riscattato la crisi iniziale con due successi di fila, c'entrano certamente i meriti e le colpe delle rispettive squadre, ma più che altro l'incostanza di rendimento delle gomme. «Con le vecchie Bridgestone c'era praticamente un solo pneumatico che andava bene per tutti – analizza Danilo Petrucci a nome di tutti i piloti – La Michelin, invece, a ogni gara porta troppe varianti diverse da provare». Le coperture vengono continuamente modificate e il tempo per adattare l'assetto spesso non c'è, con sole tre sessioni di prove libere da 45 minuti a disposizione. Figuriamoci se poi si mette a piovere, come è molto probabile che capiti in Olanda. Risultato: una moto che si trova molto bene con una mescola su uno specifico circuito rischia di non trovare il bandolo della matassa cambiando composizione chimica e asfalto. E ogni Gran Premio si trasforma in una roulette. In sette anni di Bridgestone (dal 2009 al 2015), infatti, avevano vinto sempre gli stessi cinque piloti (Jorge Lorenzo, Marc Marquez, Casey Stoner, Dani Pedrosa e Valentino Rossi), con singole incursioni dei soli Andrea Dovizioso e Ben Spies. In un anno e mezzo di Michelin, invece, sul gradino più alto del podio si sono già alternati in nove (oltre a Lorenzo, Marquez, Pedrosa, Rossi e Dovizioso anche Cal Crutchlow, Jack Miller, Maverick Vinales e Andrea Iannone), portacolori di ben quattro marchi diversi.

Facile ma non troppo
Per lo spettacolo, certo, è una manna. Ma, dal punto di vista sportivo, siamo sicuri che vinca sempre il migliore o piuttosto il più fortunato a puntare sulla gomma giusta? La domanda è stata naturalmente rimbalzata al fornitore francese, che ha accolto le obiezioni e già da tempo si è messa al lavoro per risolvere i suoi problemi. Per ora grossi miglioramenti non si sono ancora visti, ma in vista di Assen sembra esserci maggiore ottimismo: si tratta infatti, come chiarisce lo stesso Bibendum, di «una pista non molto impegnativa per l'anteriore, a differenza di altre visitate recentemente (vedi Jerez e Barcellona, ndr), perciò si è optato per un design simmetrico, disponibile nelle varianti morbida, media e dura». Per la gioia di chi, come Marquez, aveva lamentato la confusione che derivava dalla scelta di mescole asimmetriche, che però il gommista transalpino si è ostinato a portare comunque anche in Olanda, per quanto solo al posteriore. «Abbiamo realizzato gomme che garantiscono aderenza e durata in condizioni di asciutto e anche bagnato – promette il responsabile Piero Taramasso – e ci aspettiamo un weekend emozionante». Eppure, a ben guardare, «questo asfalto è incoerente – prosegue il tecnico – e il misto di vecchia e nuova superficie offre diversi livelli di aderenza e abrasione: la nuova sezione è più scivolosa, la vecchia usura di più la gomma, quindi per i piloti è molto difficile trovare un feeling costante nel corso del giro». Andiamo bene. Perfino su una pista non troppo severa con gli pneumatici, insomma, i punti interrogativi non mancano. Non ci resta che sperare in bene. E augurarci che a sfidarsi per il titolo mondiale siano sempre i piloti, piuttosto che le gomme.