28 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
Calcio - Serie A

Milan, sfuma il sogno Emery: non ci resta che Brocchi

Berlusconi, oggi ricoverato al San Raffaele ma solo per un controllo al cuore già fissato da giorni, continua a tentennare sulla cessione del Milan ai cinesi. Così facendo tutti gli obiettivi di mercato iniziano ad evaporare: primo fra tutto il tecnico andaluso Unai Emery, entrato nel mirino del Psg malgrado il tentativo di Galliani di portarlo al Milan.

MILANO - Addio alla suggestione Unai Emery. Il tecnico andaluso, vincitore delle ultime tre edizioni dell’Europa League alla guida del Siviglia, sta per diventare il nuovo allenatore del Paris Saint Germain, con buona pace di Galliani, che l’aveva bloccato dopo aver avuto l’ok dai nuovi potenziali acquirenti, e del popolo rossonero, finalmente ringalluzzito all’idea di poter ripartire da un personaggio di tale caratura e spessore internazionale.

Ecco quindi materializzarsi la prima nefasta conseguenza dell’indecisione di Silvio Berlusconi riguardo la cessione del pacchetto azionario di maggioranza dell’Ac Milan alla cordata di imprenditori cinesi guidata da Sal Galatioto e Nikolas Gancikoff.

No a Giampaolo e Pellegrini

Sfumata la pista che porta a Marco Giampaolo (l’ex tecnico dell’Empoli è stato ufficiosamente lasciato libero di cercarsi un’altra sistemazione), resta ancora in piedi l’opzione Manuel Pellegrini, con tutti i punti interrogativi - e sono tanti - del caso. Innanzitutto il fatto che quello dell’ex allenatore del Manchester City non è un nome in grado di scaldare una piazza come quella rossonera ormai congelata dalle ultime annate melmose e sconfortanti del Milan. E poi la richiesta di stipendio dell’ingegnere cileno, 6 milioni di euro netti a stagione, non proprio in linea con i recenti standard del club di via Aldo Rossi.

Non ci resta che Brocchi

Azzerate tutte le possibili - e credibili - alternative per la guida tecnica rossonera della prossima stagione, resta in piedi solo Cristian Brocchi, fresco condottiero dell’armata Brancalone Milan alla disfatta di fine campionato (sesto posto regalato al Sassuolo, finale di Coppa Italia persa e accesso all’Europa League evaporato).

Logico che a questo punto inizi a serpeggiare tra i sempre più perplessi osservatori esterni la sensazione che dietro tutti questi tentennamenti di Silvio Berlusconi ci sia il tentativo di mantenere in piedi il fallimentare status quo vigente a Milanello, a dispetto dei devastanti risultati degli ultimi mesi rossoneri.

Il vero obiettivo di Silvio

Sembra così delinearsi in maniera nitida il vero obiettivo dell’imperatore di Arcore, a conferma di quello che proprio dalle pagine del diariodelweb.it avevamo individuato come il nuovo slogan di Casa Milan: cambiare tutto per non cambiare nulla. Secondo i desiderata di Berlusconi il club di via Aldo Rossi dovrebbe essere ceduto ai cinesi, i quali però a loro volta dovrebbero mantenere lo stesso numero uno rossonero come presidente onorario, la figlia Barbara a gestire le faccende legate al marketing e lo storico braccio destro Galliani ad occuparsi di mercato. Con il fido Brocchi in panchina. 

Attenzione ai cinesi

Qualcuno poi dovrebbe farci capire - e soprattutto spiegarlo ad un sempre più sconclusionato Berlusconi - perché alcuni degli imprenditori più ricchi del pianeta dovrebbero investire quasi un miliardo di euro per acquistare un club di calcio prestigioso come il Milan e farlo poi governare dalla vecchia dirigenza. E attenzione, perché con queste premesse non è affatto da escludere che prima o poi i misteriosi cinesi abbandonino il campo di battaglia, lasciando il presidente rossonero a fare da solo la conta dei danni della sua insensatezza. Povero vecchio Milan!