6 dicembre 2019
Aggiornato 05:30

Milan, la lunga stagione degli addii

La finale di Coppa Italia persa contro la Juventus ha probabilmente segnato il momento conclusivo della carriera rossonera per molti calciatori del Milan. Da Balotelli a Menez, passando per Alex, Mexes, Diego Lopez, Boateng, Luiz Adriano e forse anche Bacca e Niang, sono in tanti che saluteranno la compagnia. A Milanello si riparte dai giovani.

MILANO - Per il Milan l’epilogo della stagione è stato il peggiore possibile. L’ideale, ovviamente, sarebbe stato alzare la Coppa Italia al cielo ed accedere alla prossima edizione dell’Europa League, dando quindi un senso a questo anno sventurato appena concluso. Ma anche una netta sconfitta rimediata contro la Juventus sarebbe stata tollerata dalla tifoseria rossonera, perché sarebbe servita a sbattere sotto gli occhi di Berlusconi e Galliani la sconfinata e incomprensibile raffica di errori compiuti nell’ultimo quadriennio.

Invece così, con un insuccesso doloroso al termine di una prova finalmente decente, il rischio più grosso è che qualcuno possa sentirsi legittimato a mantenere la situazione così com’è perché in fondo in fondo «ce la siamo giocata alla pari con la Juventus». 

Un divario abissale

La verità emersa dalla finale di Coppa Italia invece racconta tutt’altro. Per quanto i calciatori rossoneri si siano impegnati, per quanto mister Brocchi sia riuscito ad azzeccare alcune mosse, per quanto quella vista all’Olimpico sia stata una delle versione juventini più brutte della stagione, alla fine la differenza l’ha fatta il divario tecnico abissale tra le due rose. Troppi i rossoneri inadeguati, troppi i casi mediatici montati ad arte per regalare un’aura di solennità ad una squadra che vale la settima piazza, troppa la pochezza tecnica complessiva del Milan per tenere testa ai pentacampioni d’Italia e alla fine il successo bianconero si è rivelato l’unico risultato possibile.

Il Milan dei giovani

E poi il talento, la classe e la giovane età di alcuni dei diamanti cresciuti a Milanello. Innanzitutto Donnarumma, autentico fenomeno e unica nota davvero lieta della stagione rossonera, ma anche Calabria, Locatelli e perché no, anche Mattia De Sciglio, finalmente tornato contro la Juve ai livelli di qualche anno fa, quando sotto la guida di Massimiliano Allegri era arrivato in Nazionale nell’anno del suo esordio in serie A. Oltre naturalmente ad Alessio Romagnoli e Josè Mauri, cresciuti altrove, ma comunque preziose risorse per il Milan del futuro.

Talenti a cui aggiungere l’esperienza e la maturità di Bonaventura, Abate, Antonelli, di capitan Montolivo, fresco di rinnovo triennale, che all’Olimpico contro la Juventus ha offerto finalmente una prestazione da leader uscendo alla fine con i crampi ma tra gli applausi scroscianti e sentiti di tutto il popolo rossonero, e perfino di Andrea Bertolacci chiamato ad un riscatto immediato dopo la deludentissima prima annata milanista. 

Addii pesanti

Con l’addio pressoché scontato di elementi rivelatisi autentici pesi morti per la squadra (Balotelli, Menez, Boateng, Mexes, Alex, Diego Lopez) resta da decifrare il futuro di molti stranieri attualmente in bilico. Ci riferiamo al giapponese Honda, nel complesso positivo ma mai realmente efficace ed affidabile, di Zapata, al massimo un discreto rincalzo, di Niang, la cui cessione in Premier League potrebbe garantire denaro fresco da reinvestire sul mercato, e soprattutto di Bacca e Luiz Adriano, i due attaccanti arrivati la scorsa estate con l’etichetta di salvatori della patria e purtroppo non sempre all’altezza della situazione.

30 milioni per Bacca

Il colombiano, malgrado i 18 gol segnati in campionato, spesso e volentieri ha lasciato a desiderare per un atteggiamento indolente in campo e per l’assoluta mancanza di partecipazione al gioco della squadra; il brasiliano invece, dopo il maldestro tentativo di cessione ai cinesi di gennaio, ha perso smalto e fiducia finendo la stagione in panchina. Considerati i quasi 40 milioni spesi meno di un anno fa per portarli a Milanello, la speranza è che una loro eventuale cessione consenta a Galliani quanto meno di incassare la stessa cifra, altrimenti si tratterebbe di un altro fallimento dell’ad, l’ennesimo.