24 settembre 2021
Aggiornato 04:30
Calcio & Finanza

Cessione Milan, Berlusconi medita il colpo di scena

Assume sempre maggiore consistenza l’offerta della cordata cinese disposta a rilevare la maggioranza del pacchetto azionario del Milan. Silvio Berlusconi però ancora nicchia, indeciso se accettare la proposta oppure tirare dritto da solo per non uscire di scena da sconfitto. La vittoria del Milan nella finale di Coppa Italia potrebbe semplificare la scelta finale.

MILANO - Sono giorni che le chiacchiere attorno al Milan e al suo ipotetico passaggio di mano non si placano. Non c’è più alcun dubbio sulla reale esistenza di una cordata di imprenditori cinesi, pronta a bussare sempre più insistentemente alla porta di Arcore. Tutto l’universo rossonero è in trepida e fervente attesa di capire i possibili sviluppi di una transazione che rappresenterebbe un cambiamento epocale per tutto il mondo del calcio.

L’offerta c’è ed è seria
Piano piano iniziano a crollare tutti i dubbi emersi nell’ultima settimana. L’offerta c’è ed è di quelle importanti (per intenderci, niente a che vedere con quella parodia di trattativa messa in piedi dal sedicente broker thailandese Bee Taechaubol e il suo misterioso gruppo): stiamo parlando di una busta chiusa con dentro circa 500 milioni da recapitare alla Fininvest per il 70% del pacchetto azionario dell’Ac Milan. Una cifra comunque importante a cui aggiungere gli oltre 200 milioni di debiti del club con le banche e la prospettiva di rilevare anche il restante 30% di quote entro un paio d’anni.
Il tutto gestito e telecomandato con pazienza certosina ed incrollabile fiducia da Salvatore Galatioto, per gli amici Sal, broker italo-americano scelto come advisor per condurre in porto la transazione. 

Caccia agli imprenditori
A fronte di una bomba mediatica di tale rilevanza, comprensibile la caccia degli organi di informazione ai quattro principali protagonisti di questa cordata cinese. Con altrettanto inevitabile raffica di smentite dai diretti interessati, coinvolti chissà quanto a ragione nella trattativa. Si è parlato di Jack Ma, il 52enne imprenditore e fondatore di Alibaba e comproprietario del Guangzhou Evergrande; di Li Ka Shing, proprietario di Hutchison Whampoa, gruppo leader nel mondo delle telecomunicazioni, assurto agli onori delle recenti cronache economiche per la gestione dell’accorpamento tra la 3 e Wind; e per finire di Robil Li, il sesto uomo più ricco della Cina.

Attenti all’Evergrande Group
Tutte candidature più che degne di attenzione, così come l’ultima in ordine di tempo, diffusa proprio nella giornata di oggi da Il Sole 24 Ore. Secondo quanto riferito dal quotidiano economico, tra le componenti del gruppo di Pechino pronto ad investire nel Milan ci sarebbe anche l’Evergrande Group, una conglomerata che suddivide i suoi interessi tra costruzioni, finanza, banche e sport. Questa società possiede infatti la metà del capitale azionario del Guangzhou, mentre l'altra metà è proprio di quel gruppo Alibaba di Jack Ma, accostato al Milan nelle ultime ore.

Manca il si di Silvio
Ma - perché in certe storie c’è sempre un ma in grado di far calare un velo di inquietudine sugli spettatori interessati - perché tutto possa filare nella direzione giusta per la gioia dei tifosi milanisti, sempre più inviperiti con l’attuale proprietà, occorre un si che tarda ad arrivare. Parliamo naturalmente dell’ok definitivo all’operazione che può essere pronunciato solo da una persona: Silvio Berlusconi. Tocca a lui decidere se uscire definitivamente di scena subito - come tutti (i vertici Fininvest e la sua famiglia) lo pregano di fare - oppure dire no grazie, rifiutare l’offerta e andare avanti, come un novello concorrente di Affari Tuoi.

Tutti i dubbi di Berlusconi
E non è neppure troppo difficile capire perché il presidente rossonero sia così combattuto. Innanzitutto il Milan è un pezzo di cuore per Berlusconi, il cui unico rammarico è di non essere riuscito a trasferire la propria passione rossonera a nessuno dei figli (tranne a Barbara che però sembra legata al club di via Aldo Rossi più per l’oggettiva impossibilità di essere inserita in qualche altra azienda di famiglia che per un vero e travolgente amore per la squadra); e poi provate ad immaginare come possa sentirsi un uomo che, dopo aver portato il Milan in cima al mondo ed averlo lasciato lassù per quasi un quarto di secolo, è ora costretto a vederlo annaspare e sguazzare nelle sabbie mobili della mediocrità da almeno un quadriennio.

Il miraggio della Coppa Italia
Uscire di scena da perdente rappresenterebbe uno smacco troppo duro da incassare per un vincente come Silvio Berlusconi, specie dopo la raffica di accuse - mai così spietate e soprattutto circostanziate - rimediate dai piccoli azionisti nell’Assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio. La soluzione per potrebbe esserci: congelare tutto fino al 21 maggio e sperare in un clamoroso colpo di coda della squadra e in una - invero improbabile al momento - vittoria del Milan nella finale di Coppa Italia contro la Juventus. Allora si che potrebbe materializzarsi l’uscita di scena del presidente più vincente della storia del calcio, naturalmente con un trofeo (il 29esimo in 30 anni di presidenza) ben stretto tra le mani.