21 novembre 2019
Aggiornato 15:00

Milan: Mihajlovic, tutto in 10 giorni

La bruciante sconfitta arrivata nel Trofeo Berlusconi ha aperto ufficialmente lo stato di crisi in casa Milan, amplificando a dismisura le difficoltà del tecnico serbo e di tutta la squadra rossonera. I prossimi tre turni di campionato (Sassuolo e Chievo in casa, poi Lazio fuori) diranno la verità sul futuro di Mihajlovic.

MILANO - Oggi c’è solo una domanda a fare capolino da un capo all’altro del web, un quesito che coinvolge e appassiona il sempre più inquieto popolo rossonero: quanto durerà Sinisa Mihajlovic sulla panchina del Milan? Il day after dell’ennesima sconfitta - stavolta per fortuna indolore, almeno dal punto di vista della classifica -  contro l’Inter, nel derby per il Trofeo Berlusconi, ha lasciato una sensazione strana tra i milioni di fans rossoneri. La maggior parte dei quali continua a non considerare colpevole il tecnico serbo, risucchiato e centrifugato in quella macchina mangia allenatori che ormai è diventato il centro sportivo di Milanello.

Mihajlovic, missione fallita
È pur vero però che l’ex mister della Sampdoria era stato chiamato, ormai 6 mesi fa, per risolvere alcuni evidenti problemi tecnici in casa Milan (la qualità del gioco, una migliore organizzazione difensiva, schemi e adattamenti tattici per l’attacco, una quadratura logica per il centrocampo), ma soprattutto per restituire carattere, personalità e temperamento alla squadra, dopo 3 stagioni che definire fallimentari è un eufemismo. Un lungo periodo di umiliazioni a catena capaci di congelare ogni stilla di autostima in tutti i calciatori rossoneri.
Ebbene, possiamo dirlo senza alcun tema di smentite: nessuna delle problematiche in questione è stata risolta.

Ogni partita è peggiore della precedente
Anche l’alibi consueto in queste circostante, «è arrivato da poco, lasciamolo lavorare», non regge più. Prima di tutto perché altre squadre, protagoniste come il Milan di un cambio di guida tecnica in estate, stanno dando spettacolo in Italia e in Europa (ogni riferimento al Napoli con Sarri e alla Fiorentina con Paulo Sousa è puramente voluto), e poi perché la sensazione che si avverte nitida guardando i rossoneri giocare è che non solo manchi ogni minimo segnale di crescita, ma ogni partita è peggiore della precedente.

Numeri preoccupanti
E i numeri sono lì a testimoniare la difficoltà del momento: quello del Milan serbo è il secondo peggior avvio di stagione negli ultimi 5 anni. A fare peggio solo Massimiliano Allegri nella stagione 2012/13, conclusasi poi con l’impresa del terzo posto in classifica e il pass per la Champions League conquistato.
Una media punti per il nuovo mister rossonero tutt’altro che incoraggiante: 10 punti in 8 partite, frutto di 3 vittorie, un pareggio e 4 sconfitte. In passato, altro due tecnici stranieri come Tabarez e Terim furono licenziati pur avendo ottenuto un bottino più ricco.

10 giorni decisivi per il serbo
Ovvio quindi che sulla testa di Mihajlovic si siano addensate improvvisamente nubi scurissime, gonfie e cariche di elettricità. Ad oggi pare difficile fare pronostici sul prosieguo della stagione del serbo in rossonero, ma possiamo affermare con un discreto grado di sicurezza che le prossime tre partite potranno essere decisive. Tutto in 10 giorni insomma, visto che, a cominciare dal match casalingo contro il Sassuolo, in programma a San Siro domenica pomeriggio, il Milan disputerà tre incontri in 10 giorni (un altro turno casalingo mercoledì 28 contro il Chievo e poi la trasferta all’Olimpico di Roma contro la Lazio il prossimo 1 novembre).

Sarebbe il quarto esonero in tre anni
Al termine di questo trittico ravvicinato di incontri, sapremo se Mihajlovic potrà ancora essere considerato l’allenatore del Milan oppure se ci sarà l’ennesimo ribaltone sulla panchina rossonera, con il quarto allenatore licenziato in meno di 3 anni.
In attesa che qualcuno, dalle parti di Arcore, si renda conto una volta per tutte che forse una sana rivoluzione dovrebbe essere fatta prima di tutto in società.