12 dicembre 2019
Aggiornato 05:00

Una Juve vincente costruita sugli errori del Milan

Dalla gestione del caso Pirlo fino all’ancora incomprensibile marcia indietro per Tevez, passando per lo scippo di Pogba e la rinuncia ad Allegri, la raffica di nefandezze commesse dalla dirigenza del Milan tutte a vantaggio della storica rivale bianconera. E mentre il popolo rossonero piange i tifosi juventini godono.

MILANO - Vedere la Juventus lassù in alto, non solo in Italia dove - volente o nolente - si è abituati a vederla, ma soprattutto in Europa, si sta rivelando una tortura doppia per i tifosi rossoneri. Da una parte per quel sano odio calcistico che impedisce ai veri appassionati di gioire per i successi dei rivali, dall’altra per la drammatica consapevolezza che se al Milan non si fossero commessi errori madornali nella gestione e nella programmazione, oggi non solo la Juventus non sarebbe in finale di Champions League, ma magari ci sarebbe proprio il club di Silvio Berlusconi.

Il capolavoro dell'affare Tevez-Pato
Nominare il presidente onorario rossonero in relazione alla Juventus ha solo un immediato effetto: riaprire una ferita mai rimarginata per il popolo milanista, anzi ormai proprio necrotizzata: la rinuncia a Carlitos Tevez nel gennaio del 2012, quando Adriano Galliani era riuscito nell’impresa di prendere l’argentino dal Manchester City, cedendo in contemporanea Pato al Paris Saint Germain per la bellezza di 28 milioni di euro. Purtroppo quello era il periodo della liaison dangereuse tra l’attaccante brasiliano e Barbara Berlusconi, evidentemente non felice della decisione di sviare il fidanzatino proprio al culmine della passione. E così il trasferimento del Papero in Francia fu bloccato, di conseguenza anche quello di Tevez in rossonero, e il Milan, ridotto all’osso da un milione di infortuni (compresi quelli di Pato, mai disponibile quell’anno) si vide scippare lo scudetto dalla Juventus nell’anno del famigerato gol di Muntari.  

L'effetto farfalla sulla storia di Milan e Juve
Da quell’infausta decisione, secondo il più classico «effetto farfalla» (la teoria secondo cui una piccola variazione nelle condizioni iniziali, come appunto il battito d’ali di una farfalla, possa produrre grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema) è mutata letteralmente la storia del Milan, della Juventus e di conseguenza del calcio italiano e europeo. Perché come tutti ricorderanno, la mancata vittoria del tricolore portò allo smantellamento del Milan, che in una sola estate perse praticamente una squadra intera: Nesta, Inzaghi, Seedorf, Zambrotta, Van Bommel, Gattuso, senza dimenticare naturalmente le cessioni illustri di Thiago Silva e Ibrahimovic.

Via Ibra? Allora niente Pogba...
Proprio al centravanti svedese è legata a doppio filo la storia di Paul Pogba, centrocampista allora pressochè sconosciuto e in rotta di collisione con il Manchester United di Alex Ferguson. Il manager del ragazzo, Mino Raiola, era intenzionato a portarlo al Milan, ma una volta scoperta la decisione di Berlusconi di cedere l’altro suo assistito, appunto Ibra - per nulla contento di lasciare Milano e il campionato italiano -, è scattata la ripicca da parte dell’ex pizzaiolo italo-olandese. Risultato? Pogba è finito alla Juventus e i tifosi rossoneri ancora sono lì ad imprecare.

Senza dimenticare la rinuncia a Pirlo e Allegri
Se a tutto ciò aggiungiamo la scelta di rinunciare a Pirlo per lo sciocco puntiglio della dirigenza milanista di non offrire al centrocampista bresciano un contratto triennale (e non per volontà di Allegri, come è spesso stato raccontato ai tifosi) e l’esonero dello stesso allenatore livornese dopo uno scudetto, un secondo ed un miracoloso terzo posto con la squadra smantellata, il quadro è completato. 

E l’immagine che resta è di Berlusconi e Galliani, vestiti con la tutina nera e il sospensorio in bella vista di «tafazziana» memoria, esposti al pubblico ludibrio e pronti a prendersi a bottigliate nelle parti basse.